"Ho sempre considerato la pittura una questione di impegno morale più che un fatto plastico, ma ora che in nome dell'avanguardia tutti si sono messi a fare quadri bianchi la cosa sta diventando altamente immorale e dovrò essere ancora più rigido per evitare la confusione e gli equivoci". Così, Piero Manzoni con la schiettezza che lo ha sempre caratterizzato, affronta una delle questioni alla base della grande rivoluzione che l'arte attraversava negli anni cinquanta.
FOTO La mostra
Capace di interpretare con un pensiero laterale i nuovi stimoli dettati da una società che si stava modificando nel profondo, è arrivato a tramutare semplici provocazioni in grandi opere immutabili. Ed è con un bagaglio di opere limitato dal destino, che questo grande artista da riscoprire, entra a Palazzo Reale a Milano con la mostra - Piero Manzoni 1933-1963, visitabile fino al 2 giugno.
130 lavori raccontano sette anni di attività artistica, la parabola fulminante di Piero Manzoni, tra provocazioni ormai iconiche come la famosa e famigerata Merda d'artista, e le ricerche sul cromatismo molto meno note.
Questa celebrazione arriva a cinquant'anni di distanza dalla prematura scomparsa, se ne andò neanche trentenne. Indissolubile il rapporto che c'è tra Milano e Piero Manzoni, anche se lui arriva dalla provincia di Cremona, ma è nella capitale lombarda che trova "Il terreno ideale per operare da protagonista nella stagione di maggior fervore del secondo dopoguerra, ponendosi a fianco di un maestro come Lucio Fontana e agendo da referente della neoavanguardia europea", come sottolinea giustamente l'assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno, durante la presentazione della mostra.
Flaminio Gualdoni, il curatore dell'esposizione, spiega invece che l'essere totalmente artista di Manzoni ha reso necessaria la sua presenza nella concezione e nell'allestimento della retrospettiva: "Deve essere Manzoni che fa le sue opere, cosa sarebbero sennò senza di lui?".
Infatti, l'intero percorso dell'esibizione punta sulla sua immagine con citazioni, documenti e una nutrita schiera di opere in arrivo da collezioni private. "Sono uscite ora e probabilmente non usciranno più", racconta Rosalia Pasqualino di Marineo, curatrice della mostra, che ci tiene a far comprendere l'unicità di questa esposizione.
Tornando al concetto della presenza dell'artista in mostra, tale soluzione era necessaria per esplicitare la forza di Manzoni, autore che ha prefigurato il coinvolgimento del corpo nell'opera con un modo già performativo. Radicale in ogni suo atteggiamento, viene raccontato dagli esordi quando gravitava nel movimento postinformale, alla concezione degli Achromes, dalle Linee alle Impronte, dal Fiato al citato barattolo, fino all'esperienza totalizzante- estetica di progetti come il Placentarium.
Durante la conferenza stampa il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina ha letto la lettera inviata al ministro della Cultura dal deputato Bernardi in occasione della mostra di Manzoni alla Gam di Roma del 1971. Il testo sostiene con sottile ironia che Manzoni rendendo coscienti le masse popolari della propria artisticità, renderà anche possibile un'ampia produzione di barattoli che faranno risparmiare sulle opere di fognatura. Difatto, il risparmio non avvenne, ma l'idea di una produzione di barattoli è stata applicata ora: la Fondazione Piero Manzoni ha prodotto 9.000 esemplari dell'opera a disposizione nel bookshop della mostra. Continua così la tradizione nobilmente iniziata dall'artista quando sull'invito ad una sua mostra del 1960 si leggeva: 'Siete invitati il 21 luglio alle 19, a visitare e collaborare direttamente alla consumazione dei lavori di Piero Manzoni'. Aveva firmato con l'impronta del pollice alcune uova sode bollite, che vennero distribuite al pubblico affinché fossero subito consumate.
FOTO La mostra
Capace di interpretare con un pensiero laterale i nuovi stimoli dettati da una società che si stava modificando nel profondo, è arrivato a tramutare semplici provocazioni in grandi opere immutabili. Ed è con un bagaglio di opere limitato dal destino, che questo grande artista da riscoprire, entra a Palazzo Reale a Milano con la mostra - Piero Manzoni 1933-1963, visitabile fino al 2 giugno.
130 lavori raccontano sette anni di attività artistica, la parabola fulminante di Piero Manzoni, tra provocazioni ormai iconiche come la famosa e famigerata Merda d'artista, e le ricerche sul cromatismo molto meno note.
Questa celebrazione arriva a cinquant'anni di distanza dalla prematura scomparsa, se ne andò neanche trentenne. Indissolubile il rapporto che c'è tra Milano e Piero Manzoni, anche se lui arriva dalla provincia di Cremona, ma è nella capitale lombarda che trova "Il terreno ideale per operare da protagonista nella stagione di maggior fervore del secondo dopoguerra, ponendosi a fianco di un maestro come Lucio Fontana e agendo da referente della neoavanguardia europea", come sottolinea giustamente l'assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno, durante la presentazione della mostra.
Flaminio Gualdoni, il curatore dell'esposizione, spiega invece che l'essere totalmente artista di Manzoni ha reso necessaria la sua presenza nella concezione e nell'allestimento della retrospettiva: "Deve essere Manzoni che fa le sue opere, cosa sarebbero sennò senza di lui?".
Infatti, l'intero percorso dell'esibizione punta sulla sua immagine con citazioni, documenti e una nutrita schiera di opere in arrivo da collezioni private. "Sono uscite ora e probabilmente non usciranno più", racconta Rosalia Pasqualino di Marineo, curatrice della mostra, che ci tiene a far comprendere l'unicità di questa esposizione.
Tornando al concetto della presenza dell'artista in mostra, tale soluzione era necessaria per esplicitare la forza di Manzoni, autore che ha prefigurato il coinvolgimento del corpo nell'opera con un modo già performativo. Radicale in ogni suo atteggiamento, viene raccontato dagli esordi quando gravitava nel movimento postinformale, alla concezione degli Achromes, dalle Linee alle Impronte, dal Fiato al citato barattolo, fino all'esperienza totalizzante- estetica di progetti come il Placentarium.
Durante la conferenza stampa il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina ha letto la lettera inviata al ministro della Cultura dal deputato Bernardi in occasione della mostra di Manzoni alla Gam di Roma del 1971. Il testo sostiene con sottile ironia che Manzoni rendendo coscienti le masse popolari della propria artisticità, renderà anche possibile un'ampia produzione di barattoli che faranno risparmiare sulle opere di fognatura. Difatto, il risparmio non avvenne, ma l'idea di una produzione di barattoli è stata applicata ora: la Fondazione Piero Manzoni ha prodotto 9.000 esemplari dell'opera a disposizione nel bookshop della mostra. Continua così la tradizione nobilmente iniziata dall'artista quando sull'invito ad una sua mostra del 1960 si leggeva: 'Siete invitati il 21 luglio alle 19, a visitare e collaborare direttamente alla consumazione dei lavori di Piero Manzoni'. Aveva firmato con l'impronta del pollice alcune uova sode bollite, che vennero distribuite al pubblico affinché fossero subito consumate.