Francia 2016

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Scherzi del tabellone, ma la colpa è tutta delle big

I giocatori dell'Ungheria festeggiano la qualificazione con i loro tifosi (reuters)
Da un lato tutte le favorite, ovvero le più grandi e le più blasonate, dall'altro outsider, aspiranti grandi e miracolati a vario titolo. Una serie di incroci provocati però più che altro dal mancato rispetto dei pronostici iniziali da parte di nazionali come Spagna, Inghilterra e Portogallo, che non hanno fatto il proprio dovere, per così dire, di favorite
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PARIGI - Il senno del poi, birichino e saputello, suggerisce una verità fastidiosa: alla fine, per l'Italia, sarebbe stato molto meglio non vincere il proprio girone. Un cammino più sereno dagli ottavi in poi l'avrebbe garantito il secondo posto, almeno per come si è delineato il bizzarro tabellone dell'Europeo, che da un lato mette tutte le favorite, ovvero le più grandi e le più blasonate, e dall'altro outsider, aspiranti grandi e miracolati a vario titolo. Da una parte Germania, Italia, Spagna, Francia e Inghilterra, 20 titoli assoluti tra Europei e Mondiali, dall'altra zeru tituli, e tante speranze. A saperlo prima, ma ovviamente sono tutti discorsi ipotetici e surreali, l'Italia avrebbe fatto meglio a non battere il Belgio o la Svezia, perché il secondo posto nel girone le avrebbe regalato un fantastico ottavo di finale contro l'Ungheria, prima a sorpresa nel girone F, anziché la Spagna a Parigi.
 
Scherzi del tabellone, provocati però più che altro dal mancato rispetto dei pronostici iniziali da parte di nazionali come Spagna, Inghilterra e Portogallo, che non hanno fatto il proprio dovere, per così dire, di favorite. La formula in effetti non ha colpe particolari, perché in fondo divide le sei squadre prime nei rispettivi gironi nei due lati del tabellone, com'è normale che sia, mentre a nostro avviso l'inserimento delle quattro migliori terze come ripescate ha regalato al torneo vivacità e incertezza fino all'ultimo secondo dell'ultima partita, evitando, o riducendo al minimo, la possibilità di accordi e biscottini vari. Il fatto è che sono stati soprattutto spagnoli e inglesi a sbilanciare il tabellone, incappando in una terza partita deludente: incassando il gol di Perisic all'87', in contropiede e nonostante il fatto che l'1-1 li qualificasse tranquillamente come primi nel girone, gli iberici si sono condannati da soli a un ottavo da brivido contro l'Italia, ora temutissimo nell'ambiente, e in assoluto a gareggiare nel lato della griglia più difficile, almeno da pronostico; cambiando sei giocatori nella terza e decisiva sfida contro la Slovacchia, invece, Roy Hodgson si è consegnato a un pareggio che l'ha costretto a finire nella parte nobile del tabellone, però incontrando l'Islanda, il che in fondo non è poi così male, mentre al Galles di Bale spetta l'onore di un ottavo di finale tutto britannico contro l'Irlanda del nord, del tutto impronosticabile alla vigilia; con tre pareggi in tre partite contro avversarie di livello assai inferiore, invece il Portogallo ha contribuito a riscrivere un girone F che è stato il più pazzo di tutti, con ricaschi evidenti sul tabellone. Che poi si possa andare verso uno Spagna (o Italia)-Germania e un possibile Francia-Inghilterra ai quarti è nell'ordine naturale delle cose, perché prima o poi le grandi dovranno pur cozzare tra loro, e anzi in fondo l'ottavo tra Italia e Spagna è l'unico scontro fra titani in una quadro di partite piuttosto omogeneo, in cui spicca l'interessante Croazia-Portogallo di sabato a Lens, il Francia-Irlanda di domenica a Lione con tutti i ricordi del caso per la mano di Titì Henry nelle qualificazioni al Mondiale 2010, il derby britannico di cui si è detto e quello isolano tra inglesi e islandesi, mentre è chiaro che minore appeal, almeno per i neutrali, rivestono sfide come Svizzera-Polonia e Germania-Slovacchia, che però sono assolutamente in linea coi pronostici iniziali (che Svizzera e Polonia arrivassero seconde nei rispettivi gironi e che la Germania vincesse il suo era nell'ordine delle cose). Ne consegue che sono proprio le sorprese, ossia le cadute delle grandi e le imprese delle piccole, a dare pepe al torneo: perché creano interesse, sovvertono gli equilibri e regalano un tabellone pazzo e sbilanciato. E dall'aria che tira, le sorprese non sembrano essere finite.