MONTPELLIER - Bandiere, cuori, azzurro, scontri, duelli epici e roba del genere. Breve e veloce profiling psico-fisio-patriottico in cinque punti della nazionale di Antonio Conte.
1 - L'Italia a testuggine
Difendersi, proteggersi, restare uniti. L'Italia è una falange macedone chiusa a testuggine: scudi davanti e sulla testa, lance lunghissime. E' una difesa fisica ma soprattutto psicologica, che ti fa sentire forte, imbattibile. Contro la Svezia di Ibrahimovic la difesa ha raggiunto il massimo: Buffon non ha dovuto fare nemmeno mezza parata. La difesa non è pura distruzione, è protezione della propria integrità, una predisposizione mentale e fisica. Gli attaccanti più pericolosi affidati ai muscoli e ai tacchetti di Barzagli, Bonucci, Chiellini. Talmente chiusi che per assurdo Buffon può addirittura sembrare superfluo. Tutti devono difendere, a cominciare dagli attaccanti che devono mordere i difensori avversari, marcarli, deviarli subito in binari morti. Così che la testuggine possa ogni volta richiudersi. Difendersi bene significa quantomeno sopravvivere. Le nazionali europee sfoggiano attaccanti da 100 milioni l'uno, l'Italia sfoggia chi quei prezzi li fa sembrare assurdi ed immeritati. Insomma qualcosa tipo: mi chiamo Bonucci, risolvo problemi.
2 - Tutti per uno
De Rossi che difende Thiago Motta pizzicato per quel numero 10 sulle spalle, la panchina che salta sul gol di Pellé rischiando un'ammonizione di massa, Insigne e Immobile che corrono ad abbracciare Eder (uno che gioca al posto loro) sul gol, Buffon che corre ad abbracciare la panchina sul gol vittoria alla Svezia e Conte che molla pacche sulle spalle a tutti. Fare gruppo è un concetto abusato, e nella storia di calcio ci sono anche esempi di vittorie con calciatori che si odiavano, ma nell'Italia il tutti per uno, uno per tutti ha effettivamente portato concretezza e soprattutto punti. Vivere e convivere due mesi insieme, lontano dalle famiglie, e chiusi in albergo, tra l'altro non è nemmeno semplicissimo. Insomma non scambiatelo per filosofia, sociologia, psicologia, o quello che credete. Anzi...
3 - Correre fino alla fine
La corsa come sublimazione totale. Correre, correre e poi ancora correre. L'Italia non ti fa ragionare, i suoi giocatori ti arrivano subito addosso, uno solo, due, anche tre se serve. Pressing più che tiki-taka, usato casomai per addormentare la partita, narcotizzarla, e ipnotizzare l'avversario, non come fine per arrivare alla porta. Per correre ci vuole sacrificio, allenamento, cuore, pesi, palestra. E soprattutto testa, bisogna cancellare mentalmente la fatica. L'Italia di Conte è vecchiarella, ma ancora atletica. Quelli che corrono di più? Candreva e Florenzi avanti e indietro, avanti e indietro, Giaccherini e Parolo a destra e sinistra. Non c'è più distinzione tra terzino e ala, tra esterno basso e alto come si dice oggi, è la stessa cosa. Si attacca e si difende alla stessa maniera. Contro il Belgio l'Italia aveva fatto 119 km, contro la Svezia 113. Ha sempre corso di più degli avversari, ed è in testa alla classifica di questo tipo. La fatica c'è, ma non si deve sentire, è funzionale allo scopo, necessaria.
4 - L'autostima degli ultimi
Credere in se stessi, non farsi condizionare dal giudizio degli altri, anzi, se negativo, usarlo per dimostrare il contrario. Il clima di sfiducia e di critica intorno a Eder e Pellè avrebbe potuto seriamente condizionarne il rendimento. E invece è successo il contrario. Il ct ha lavorato sul loro fisico ma soprattutto sulla loro testa: lavoro, voglia di esserci, dimostrazione di dedizione. La nazionale in passato ha avuto anche psicologi e motivatori, è successo con Sacchi e con Prandelli, adesso la cura dell'autostima è affidata direttamente a Conte. In maniera un po' più rudimentale, ma indubbiamente efficace.
5 - Lo spirito rugbistico
L'Italia è squadra che ha spirito rugbistico, ha sentimenti forti, Buffon e Conte lanciano spesso messaggi forti che vanno ben oltre il pallone: unità nazionale, mani sul cuore, patria. Alla nazionale si arriva solitamente sciolti e divisi e all'improvviso le si attribuiscono valori altissimi. In Spagna hanno celebrato l'interpretazione dell'inno di Mameli da parte del capitano azzurro. Conte ha chiesto che i tifosi si vestano d'azzurro e che si facciano sentire. Chi se ne era rimasto fuori, o aveva addirittura messo qualche bastone tra le ruote, ora cerca di saltare sul carro. Fratelli d'Italia, sempre lì si finisce.
1 - L'Italia a testuggine
Difendersi, proteggersi, restare uniti. L'Italia è una falange macedone chiusa a testuggine: scudi davanti e sulla testa, lance lunghissime. E' una difesa fisica ma soprattutto psicologica, che ti fa sentire forte, imbattibile. Contro la Svezia di Ibrahimovic la difesa ha raggiunto il massimo: Buffon non ha dovuto fare nemmeno mezza parata. La difesa non è pura distruzione, è protezione della propria integrità, una predisposizione mentale e fisica. Gli attaccanti più pericolosi affidati ai muscoli e ai tacchetti di Barzagli, Bonucci, Chiellini. Talmente chiusi che per assurdo Buffon può addirittura sembrare superfluo. Tutti devono difendere, a cominciare dagli attaccanti che devono mordere i difensori avversari, marcarli, deviarli subito in binari morti. Così che la testuggine possa ogni volta richiudersi. Difendersi bene significa quantomeno sopravvivere. Le nazionali europee sfoggiano attaccanti da 100 milioni l'uno, l'Italia sfoggia chi quei prezzi li fa sembrare assurdi ed immeritati. Insomma qualcosa tipo: mi chiamo Bonucci, risolvo problemi.
2 - Tutti per uno
De Rossi che difende Thiago Motta pizzicato per quel numero 10 sulle spalle, la panchina che salta sul gol di Pellé rischiando un'ammonizione di massa, Insigne e Immobile che corrono ad abbracciare Eder (uno che gioca al posto loro) sul gol, Buffon che corre ad abbracciare la panchina sul gol vittoria alla Svezia e Conte che molla pacche sulle spalle a tutti. Fare gruppo è un concetto abusato, e nella storia di calcio ci sono anche esempi di vittorie con calciatori che si odiavano, ma nell'Italia il tutti per uno, uno per tutti ha effettivamente portato concretezza e soprattutto punti. Vivere e convivere due mesi insieme, lontano dalle famiglie, e chiusi in albergo, tra l'altro non è nemmeno semplicissimo. Insomma non scambiatelo per filosofia, sociologia, psicologia, o quello che credete. Anzi...
3 - Correre fino alla fine
La corsa come sublimazione totale. Correre, correre e poi ancora correre. L'Italia non ti fa ragionare, i suoi giocatori ti arrivano subito addosso, uno solo, due, anche tre se serve. Pressing più che tiki-taka, usato casomai per addormentare la partita, narcotizzarla, e ipnotizzare l'avversario, non come fine per arrivare alla porta. Per correre ci vuole sacrificio, allenamento, cuore, pesi, palestra. E soprattutto testa, bisogna cancellare mentalmente la fatica. L'Italia di Conte è vecchiarella, ma ancora atletica. Quelli che corrono di più? Candreva e Florenzi avanti e indietro, avanti e indietro, Giaccherini e Parolo a destra e sinistra. Non c'è più distinzione tra terzino e ala, tra esterno basso e alto come si dice oggi, è la stessa cosa. Si attacca e si difende alla stessa maniera. Contro il Belgio l'Italia aveva fatto 119 km, contro la Svezia 113. Ha sempre corso di più degli avversari, ed è in testa alla classifica di questo tipo. La fatica c'è, ma non si deve sentire, è funzionale allo scopo, necessaria.
4 - L'autostima degli ultimi
Credere in se stessi, non farsi condizionare dal giudizio degli altri, anzi, se negativo, usarlo per dimostrare il contrario. Il clima di sfiducia e di critica intorno a Eder e Pellè avrebbe potuto seriamente condizionarne il rendimento. E invece è successo il contrario. Il ct ha lavorato sul loro fisico ma soprattutto sulla loro testa: lavoro, voglia di esserci, dimostrazione di dedizione. La nazionale in passato ha avuto anche psicologi e motivatori, è successo con Sacchi e con Prandelli, adesso la cura dell'autostima è affidata direttamente a Conte. In maniera un po' più rudimentale, ma indubbiamente efficace.
5 - Lo spirito rugbistico
L'Italia è squadra che ha spirito rugbistico, ha sentimenti forti, Buffon e Conte lanciano spesso messaggi forti che vanno ben oltre il pallone: unità nazionale, mani sul cuore, patria. Alla nazionale si arriva solitamente sciolti e divisi e all'improvviso le si attribuiscono valori altissimi. In Spagna hanno celebrato l'interpretazione dell'inno di Mameli da parte del capitano azzurro. Conte ha chiesto che i tifosi si vestano d'azzurro e che si facciano sentire. Chi se ne era rimasto fuori, o aveva addirittura messo qualche bastone tra le ruote, ora cerca di saltare sul carro. Fratelli d'Italia, sempre lì si finisce.