CANNES - Era tra i film più attesi del concorso - oltre che il primo francese a scendere in campo per la Palma d'oro - ed è il ritratto di un artista prima ancora che di uno stilista, di un visionario romantico con una metà oscura fortissima. Bertrand Bonello racconta Saint Laurent, questo il titolo del film che racconta la vita del couturier francese, accolto dagli applausi al termine della proiezione per la stampa, secondo titolo a lui dedicato portato sul grande schermo quest'anno dopo quello di Jalis Lespert presentato al festival di Berlino e più centrato sul socio e compagno nella vita di YSL, Pierre Bergè. Che a questo film non ha dato il proprio benestare, "noi lavoravamo al progetto da mesi - spiega Bonello - e quando è stato annunciato l'altro abbiamo trovato qualche ostacolo sulla nostra strada, ma ciascuno, poi, ha fatto il proprio film e di certo sono due prodotti molto diversi".
Una vera prima mondiale, questa di Cannes, perché mentre l'altro film era stato approvato dallo stesso Bergé, questo non l'aveva ancora visto nessuno. "Mi sono sentito completamente libero - continua il regista - anche per il fatto che l'altro titolo fosse, in un certo senso, quello 'ufficiale'. So di aver fatto un lavoro rigoroso ma non siamo di fronte a un documentario". Due ore e mezza di film da cui emergono tutta la complessità e il genio dello stilista e il rapporto con la società dell'epoca, la sua omosessualità, centrale per comprenderne appieno la figura, ma anche la sua idea di bellezza, influenzato com'era dalla grande passione per l'arte, per il cinema, per la musica che faceva da sottofondo alle sue creazioni.
[[ge:rep-locali:repubblica:86393715]]
"C'è una parte di me in Yves - ha detto Garpard Ulliel, che lo interpreta sullo schermo - e al tempo stesso sono riuscito a diventarlo durante le riprese, dopo aver preso ispirazione da tutta la sua vita e i suoi lavori". Bonello spiega di aver cercato "una messa in scena che esaltasse l'aspetto viscontiano del personaggio della storia", quell'idea sofisticata della bellezza e della cura dei dettagli. Il film riesce bene ad andare oltre la sequenza dei fatti storici, anche se si ripercorrono tutte le tappe della carriera dello stilista, dalle collezioni di successo al marketing geniale di Bergé che portò la YSL nel mondo, dagli smalti alle borse, e poi il passaggio di proprietà, la riconquista del nome per esteso. Quel che emerge davvero, alla fine, è la ricostruzione e l'approfondimento della personalità del personaggio. "Sono affascinato dalla decadenza - osserva il regista - dai momenti in cui le cose sembrano sul punto di finire" e la vita di Saint Laurent in bilico c'è stata spesso.
Nel film si segue quel che accade al giovane talento dal e quello che si muoveva intorno a lui, influenzato da Andy Warhol ad esempio con cui si scriveva e che ammirava, mentre la realtà del mondo fuori sembrava non coinvolgerlo minimamente, preso com'era dal lusso estremo della sua esistenza e delle sue visioni artistiche che diventavano vestiti. Eppure, come ben fa vedere il film in sequenze divise a metà tra immagini di cronaca e finzione, quelle collezioni nate da una persona che non usciva dalla sua abitazione-atelier se non la sera per perdersi nei locali tra alcol e droghe, sono assolutamente contemporanee alla propria epoca e anzi l'immagine stessa degli anni '70, con quei pantaloni larghi e fluidi portati con le giacche maschili o le fantasie delle stoffe preziose con i disegni rubati alle camicie da uomo, le collane lunghe a catena.
Un film che piacerà, certo, a chi ama la moda. Bonello si concentra su due collezioni-simbolo: la Liberazione del 1971 e la mitica Russian Ballet del 1976: la prima criticatissima perché in piena epoca hippie YSL aveva fatto sfilare le sue modelle come le star del cinema degli anni Quaranta, la seconda in cui si fa sentire tutta l'influenza orientale oltre a quella delle opere di Matisse e Delacroix. Molti abiti sono riprodotti, alcuni provengono da collezioni private. Non mancano gli accenni ad altri personaggi storici come Jean Paul Gaultier (cui riserva una frecciatina), Betty Catroux che fu una celebre modella di Chanel e divenne una sua musa, Jacques de Bascher (Louis Garrel nel film) che diviene il suo amante (e anche quello di Karl Lagerfedl) e morirà di Aids. Jeremie Renier è Pierre Bergé, Lea Sydoux è Loulou de la Falaise, una sua musa decisiva, Amira Casar è Anna Marie Munoz e Aymeline Valade è Betty Catroux. Ma partecipano anche Helmut Berger, che interpreta Yves sul finale (morì di cancro nel 2008), Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca e Dominique Sanda.
Una vera prima mondiale, questa di Cannes, perché mentre l'altro film era stato approvato dallo stesso Bergé, questo non l'aveva ancora visto nessuno. "Mi sono sentito completamente libero - continua il regista - anche per il fatto che l'altro titolo fosse, in un certo senso, quello 'ufficiale'. So di aver fatto un lavoro rigoroso ma non siamo di fronte a un documentario". Due ore e mezza di film da cui emergono tutta la complessità e il genio dello stilista e il rapporto con la società dell'epoca, la sua omosessualità, centrale per comprenderne appieno la figura, ma anche la sua idea di bellezza, influenzato com'era dalla grande passione per l'arte, per il cinema, per la musica che faceva da sottofondo alle sue creazioni.
[[ge:rep-locali:repubblica:86393715]]
"C'è una parte di me in Yves - ha detto Garpard Ulliel, che lo interpreta sullo schermo - e al tempo stesso sono riuscito a diventarlo durante le riprese, dopo aver preso ispirazione da tutta la sua vita e i suoi lavori". Bonello spiega di aver cercato "una messa in scena che esaltasse l'aspetto viscontiano del personaggio della storia", quell'idea sofisticata della bellezza e della cura dei dettagli. Il film riesce bene ad andare oltre la sequenza dei fatti storici, anche se si ripercorrono tutte le tappe della carriera dello stilista, dalle collezioni di successo al marketing geniale di Bergé che portò la YSL nel mondo, dagli smalti alle borse, e poi il passaggio di proprietà, la riconquista del nome per esteso. Quel che emerge davvero, alla fine, è la ricostruzione e l'approfondimento della personalità del personaggio. "Sono affascinato dalla decadenza - osserva il regista - dai momenti in cui le cose sembrano sul punto di finire" e la vita di Saint Laurent in bilico c'è stata spesso.
Nel film si segue quel che accade al giovane talento dal e quello che si muoveva intorno a lui, influenzato da Andy Warhol ad esempio con cui si scriveva e che ammirava, mentre la realtà del mondo fuori sembrava non coinvolgerlo minimamente, preso com'era dal lusso estremo della sua esistenza e delle sue visioni artistiche che diventavano vestiti. Eppure, come ben fa vedere il film in sequenze divise a metà tra immagini di cronaca e finzione, quelle collezioni nate da una persona che non usciva dalla sua abitazione-atelier se non la sera per perdersi nei locali tra alcol e droghe, sono assolutamente contemporanee alla propria epoca e anzi l'immagine stessa degli anni '70, con quei pantaloni larghi e fluidi portati con le giacche maschili o le fantasie delle stoffe preziose con i disegni rubati alle camicie da uomo, le collane lunghe a catena.
Un film che piacerà, certo, a chi ama la moda. Bonello si concentra su due collezioni-simbolo: la Liberazione del 1971 e la mitica Russian Ballet del 1976: la prima criticatissima perché in piena epoca hippie YSL aveva fatto sfilare le sue modelle come le star del cinema degli anni Quaranta, la seconda in cui si fa sentire tutta l'influenza orientale oltre a quella delle opere di Matisse e Delacroix. Molti abiti sono riprodotti, alcuni provengono da collezioni private. Non mancano gli accenni ad altri personaggi storici come Jean Paul Gaultier (cui riserva una frecciatina), Betty Catroux che fu una celebre modella di Chanel e divenne una sua musa, Jacques de Bascher (Louis Garrel nel film) che diviene il suo amante (e anche quello di Karl Lagerfedl) e morirà di Aids. Jeremie Renier è Pierre Bergé, Lea Sydoux è Loulou de la Falaise, una sua musa decisiva, Amira Casar è Anna Marie Munoz e Aymeline Valade è Betty Catroux. Ma partecipano anche Helmut Berger, che interpreta Yves sul finale (morì di cancro nel 2008), Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca e Dominique Sanda.