Oscar 2018

VERSO L'OSCAR

'Chiamami col tuo nome', l'Italia ha già vinto. Lo sfidante Anderson: "Il migliore dell'anno"

Il film di Luca Guadagnino è arrivato lì dove i nostri autori mancavano dai tempi de 'La vita è bella': candidato a miglior film. Delle quattro nomination quella che ha più chance di trasformarsi in premio è la sceneggiatura di Ivory. Il regista de 'Il filo nascosto' lo promuove: "Un film che ti coinvolge completamente"

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A chiudere la carrellata dei film candidati all'Oscar c'è Luca Guadagnino che questa notte si gioca le sue chance al Kodak Theater dopo aver conquistato due Independent Spirit Awards, il film premiato come miglior fotografia e miglior attore protagonista, il ventiduenne Timothée Chalamet. I suoi concorrenti sono Dunkirk, Get Out, Il filo nascosto, Lady Bird, La forma dell'acqua, L'ora più buia, The Post, Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Era dal 1999 che il film di un regista italiano non veniva nominato nella categoria miglior film, allora era La vita è bella che poi però aveva vinto come miglior film straniero. Tratto dal romanzo omonimo di André Aciman Chiamami col tuo nome è il racconto romantico, sensuale, struggente, dell'estate del 1983 nel cremonese. Il giovane Elio (Timothée Chalamet), pianista 17enne, prima combatte poi abbraccia l'irresistibile attrazione per lo studente americano del padre (Armie Hammer), ospite nella villa di famiglia. L'Italia degli anni Ottanta rivive nel film in modo vivido e avvolgente: "Volevo che questo pezzettino d'Italia del 1983 fosse il più accurato possibile. Abbiamo recuperato migliaia di foto di famiglie e case del cremasco che raccontavano le estati dell'82, '83, '84. Da quelle immagini abbiamo capito che quello era l'anno delle elezioni, di Craxi e del Pentapartito, vedevamo le foto dei ragazzini del muretto con dietro questi poster elettorali col garofano. Ma è chiaro che, pensando alla contemporaneità vedere Craxi-Grillo in questo film non può che farci pensare, magari con un sorriso, che era già tutto previsto. Incluso Licio Gelli".

'Chiamami col tuo nome' agli Oscar con quattro candidature


La scena più difficile Guadagnino la racconta col sorriso: "Ero tormentato dalla scena di autoerotismo con la pesca, che era nel libro. Ho paura del ridicolo involontario, ma l'intelligenza degli attori, del direttore della fotografia ha dato a questa scena che sembrava un mostro spaventoso una chiarezza estrema e una sorta di leggerezza". E la pesca oggi è diventata un vero e proprio simbolo del film, soprattutto sui social dove il film è molto sostenuto e dove i fan fanno il tifo inondando i messaggi di icone di pesche.

The winner is... Chiamami col tuo nome ha già vinto. Per l'attenzione, le lodi, l'affetto ricevuto e l'entusiasmo con è stato accolto dagli spettatori dei festival e poi dalle platee di tutti i paesi dove è uscito. La scintilla si è accesa tra le nevi del Sundance, nel gelo di Berlino e poi via via tutte le rassegne del mondo sono state travolte come birilli. Quattro candidature sono un trionfo: per miglior film, miglior protagonista (il ventiduenne Timothée Chalamet), la canzone Mystery of love di Sufjan Stevens e la sceneggiatura non originale firmata da James Ivory.
Non dir gatto.... Una storia d'amore delicata, Chiamami col tuo nome, ma soprattutto una bellissima favola sulla diversità: "Avevo pensato di far sentire alla radio, in una scena del film Loving the alien, amando l'alieno, di Bowie. - racconta Guadagnino – Il suono non era giusto, ma il titolo era perfetto per il tema del film: che è un idillio sulla capacità di amare l'alieno, Di non diffidarne o volerlo inglobare e riportare a sé, ma di abbracciarlo nella sua diversità, qualunque essa sia". A Hollywood la notizia che la Disney progetterebbe un amore lesbico per la Elsa del cartoon Frozen è stata accolta con compostezza, senza lo sdegno salviniano. Ma è vero pure che, intervistato in segreto da una prestigiosa testata americana, un votante dell'Academy, produttore, maschio (giurerei bianco), ha definito il film Chiamami col tuo nome, completamente "sbagliato" per via della differenza d'eta percepita tra i protagonisti: una posizione che è foglia di fico di un rifiuto a prescindere del racconto che è tenero ma anche sensuale. Il sentimento è più comune di quel che si creda; basta chiedere a qualche amico (maschio) della vostra cerchia per percepire la resistenza culturale o istintiva che sussiste tra qualche maschio tradizionalista. A parte ciò, il problema quest'anno è l'abbondanza di ottimi film e grandi autori, una concentrazione che non avveniva da tanti anni e che rende in effetti già aver avuto quattro candidature una specie di miracolo (italiano, italianissimo). Si spera nella sceneggiatura non originale per James Ivory, novant'anni a giugno cineasta già premiato col Bafta.
 
Paul Thomas Anderson 
Il padrino: Paul Thomas Anderson. "Il miglior film dell'anno è Chiamami col tuo nome. Almeno per me. L'ho visto qui a Londra nel cinema dall'altra parte della strada". Lo sponsor da Oscar di Luca Guadagnino è nientemeno che Paul Thomas Anderson, l'autore culto californiano quest'anno in corsa anche lui con Il filo nascosto, quello che potrebbe essere l'ultimo film di Daniel Day-Lewis. E che Guadagnino aveva indicato come il suo favorito, altro che concorrente. Quando lo scopre Anderson racconta: "Succede perché credo in lui e penso che lui creda in me. Quando sei un regista e genuinamente vedi qualcun altro che riesce a commuoverti in modo così profondo e a coinvolgerti in modo così completo, lo ammetti. Il suo film è buono in modo formidabile in ogni singola parte".