Roma 2016

SELEZIONE UFFICIALE

Le 'difficili' donne di Daniele Vicari: "È un film semplice, come le esistenze che racconta"

È 'Sole, Cuore, Amore' il film che apre la selezione ufficiale di Roma: un'amicizia tra due donne che vivono nel duro hinterland romano. Protagoniste Isabella Ragonese ed Eva Grieco, con Francesco Montanari: "La tendenza è raccontare gli ultimi solo con un’immagine di pistola in mano e cocaina nelle mutande"

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Era il 2001 e Valeria Rossi cantava: “Dammi tre parole: Sole cuore amore”, un brano diventato tormentone prima di scomparire insieme a chi la cantava. Nel 2016 Daniele Vicari, regista impegnato di film come Velocità massima sulle corse clandestine o Diaz don’t clean up this blood sulle violenze alla scuola durante il G8 di Genova, firma sorprendentemente il suo film, nella selezione ufficiale di Roma e nelle sale il prossimo anno, proprio così: Sole cuore amore. “Questo è un film semplice, come il verso della canzone da cui è tratto il titolo, come semplici sono le esistenze che racconta. Il quotidiano che il film rappresenta è un quotidiano difficile, come quello di milioni di persone che non ricevono sicurezze dall’appartenenza sociale. Raccontare il quotidiano in un film potrebbe sembrare banale e quindi inutile eppure farlo al cinema è una grande sfida, proprio come la rima più difficile in poesia è la più semplice: sole, cuore, amore. Il nostro cinema per tanto tempo si è occupato di questa quotidianità, mentre la tendenza contemporanea è quella di raccontare gli ultimi solo con un’immagine di pistola in mano e cocaina nelle mutande”.

Vicari: "Con 'Sole cuore amore' racconto la quotidianità di migliaia di persone"

Le esistenze raccontate sono quelle di due donne: Eli, quattro figli, un marito amorevole ma disoccupato, un lavoro come banchista da bar a quasi due ore di mezzi da casa sua. La sua giornata inizia alle 4 del mattino, la sveglia suona quando i bambini ancora dormono, caffè, sigaretta, primo autobus, metropolitana. Mentre lei esce per andare a lavorare Vale torna, è una performer, una danzatrice: balla nei locali, nelle gallerie d’arte, non ha un compagno, non ha figli, solo una madre che ancora non ha capito che lavoro fa. Eli è Isabella Ragonese e Vale è Eva Grieco. Si incontrano, qualche volta, sul marciapiede di fronte alla loro casa: “c’è chi scende e c’è chi sale” scherza Eli. Le loro vite sono differenti e complementari e allo stesso tempo simili, come possono essere simili le esistenze di due donne di oggi divise tra aspirazioni e precarietà, solitudine e amore, voglia di resistere e disperazione.
 
Per costruirle Daniele Vicari e il suo cast (c’è anche il bravo Francesco Montanari nel ruolo del marito di Eli, Mario) hanno lavorato molto sulle vite dei loro personaggi, hanno creato tutto quello che lo spettatore non vede sullo schermo: il primo incontro tra Eli e Mario, come si sono innamorati, la relazione tra Vale e Eli, questa 'sorellanza' come la definisce il regista, messa alla prova quando Eli deve dire a Vale che per lavoro deve andare all’estero. È una sequenza che gli spettatori non vedranno, che è rimasta fuori dalla sceneggiatura  e dal set ma la cui improvvisazione è stata d’aiuto agli attori per dare verità ai personaggi.
 

Ragonese e Grieco: "Quando l'amicizia è sorellanza"

“Appena Daniele mi ha proposto questo personaggio ho avuto paura – ha detto Isabella Ragonese – poi ho capito, come il mio personaggio insegna, che le cose più difficili vanno fatte con semplicità. L’ho cercata nell’osservazione di chi mi sta accanto, perché la sua sembra una storia tanto lontana ma non è rara, ho lavorato sulle relazioni, sul banco del bar che è il suo palcoscenico, sui suoi viaggi da pendolare. Io ho visto Eli come una supereroina del quotidiano che spinge sempre più in là il suo limite”.
 
E così inevitabilmente il pubblico si identifica in loro, nelle loro esistenze messe a dura prova dal presente che viviamo, ci si può sentire più facilmente Eli o Vale, o il marito di Eli. O persino la bambina più grande di Eli che, arrabbiata, alla madre dice: “stai diventando grande, stai diventando una donna”, risponde:  “se diventare una donna significa fare la vita che fai tu è meglio morire”. Per il regista il film è un omaggio alle tante figure femminili della sua vita. “Ho pensato alle persone che amo: a mia madre, mia sorella, mia figlia, mia moglie. L’80% della fatica della nostra società è sulle spalle delle donne. Ho chiesto agli attori di non interpretare i personaggi ma di viverli”.