VENEZIA - Sterile, a volte clamorosamente disatteso, ma il gioco delle previsioni del vincitore alla vigilia del verdetto finale è una consuetudine inevitabile. Quest'anno il rischio delle sorprese e delle smentite degli esperti è ancora più alto, poiché per gran parte dei titoli del concorso all'uscita dalla sala la reazione immediata ricorrente è stata "questo è un film che divide". D'altra parte in un programma con molte opere prime e 14 autori per la prima volta a Venezia per Alberto Barbera era un pericolo calcolato. Non a caso infatti sulle pubblicazioni della Mostra, che raccolgono pareri di critici italiani e stranieri oltre che del pubblico, il vincitore dovrebbe essere un maestro di indiscutibile fama, Aleksander Sokurov, che in Francofonia, raccontando il salvataggio del Louvre dalla devastazione nazista, in fondo esplora il rapporto tra arte e potere, un conflitto drammatico ieri come oggi.
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La stessa sintonia tra esperti e spettatori si registra per altri maestri che potrebbero entrare nel palmarès: l'argentino Pablo Trapero con El clan, già successo record in patria, che svela con la forza della verità l'impressionante connessione tra la criminalità e il regime dei militari, l'israeliano Amos Gitai che in Rabin, the last day evoca la fine del sogno della pace nella sua terra, Atom Egoyan che in Remember ha trovato una chiave insolita per raccontare i sopravvissuti dell'Olocausto, sia vittime che carnefici. Un premio, se non altro perché è l'unica commedia, potrebbe andare al francese L'hermine di Christian Vincent con la strepitosa interpretazione di Fabrice Luchini - sicuramente tra i migliori interpreti - e sarebbe dovuto un riconoscimento alla freschezza di Jerzy Skolimowski che in 11 minutes intreccia storie ed emozioni con un ritmo ed un linguaggio da appassionato sperimentatore.
Naturalmente nel toto-Leone c'è anche l'Italia e sarebbe ingiusto se qualcuno dei quattro film non figurasse tra i vincitori, anche se "film che dividono". Marco Bellocchio con Sangue del mio sangue ha avuto dalla critica nazionale e internazionale il meritato rispetto, e Luca Guadagnino con The bigger splash è stato accolto da recensioni trionfali ma anche da severe riserve. Per Giuseppe Gaudino di Per amor vostro è impossibile prevedere la reazione di giurati dall'opposto segno - il rigore di Nuri Bilge Ceylan ad esempio e la mentalità hollywoodiana di Elizabeth Banks - un discorso che vale anche per l'intreccio di linguaggi, musica ed arte visuale di Laurie Anderson di Heart of a dog o per Beasts of no nation di Cary Fukunaga, che ha il nobile intento di raccontare la tragedia dei bambini soldato, ma con una spettacolarizzazione "all'americana" che ha irritato non pochi.
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Italiano comunque è il miglior esordio, Piero Messina con L'attesa è stato più che convincente e impone la sua protagonista, Juliette Binoche, tra le candidate al premio per l'interpretazione. E altri due film italiani esprimono possibili candidate. Valeria Golino, magnifica protagonista per Gaudino e Tilda Swinton di Guadagnino. Una concorrente forte potrebbe essere Cagherine Frot, la stonata cantante di Marguerite.
Quanto agli interpreti maschili non sarà una facile scelta. Oltre a Luchini, ci sono il grandioso e instancabile Christopher Plummer di Remember, i due coprotagonisti di Francofonia, l'argentino Guillermo Francella, gangster spietato e padre esemplare di El clan. Un caso a parte è Eddie Redmayne, The Danish girl: candidato perfetto per l'interpretazione sia maschile che femminile.
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Peccato che nell'elenco non possano esserci Luca Marinelli e Alessandro Borghi di Non essere cattivo. Il film non è in concorso, ma ha vinto comunque, ha suscitato il favore, l'entusiasmo, la commozione di chiunque lo ha visto. All'ultimo film di Claudio Caligari è andato il premio "Schermi di Qualità - Carlo Mazzacurati", attribuito all'opera di produzione italiana, presentata in una delle diverse sezioni della Mostra, giudicata "maggiormente rappresentativa ai fini della programmazione delle sale aderenti al Progetto Schermi di Qualità". Il film è stato scelto, si legge nella motivazione, "per l'efficace rappresentazione di vite ai margini, a metà tra il sottoproletariato caro a Pasolini e il rampantismo immortalato da Scorsese; una nitida e lucida descrizione del sottobosco criminale della Ostia anni '80, tra droga e mutamenti sociologici, supportata da interpreti in stato di grazia, magistralmente diretti da un regista appartato ma prezioso".
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La stessa sintonia tra esperti e spettatori si registra per altri maestri che potrebbero entrare nel palmarès: l'argentino Pablo Trapero con El clan, già successo record in patria, che svela con la forza della verità l'impressionante connessione tra la criminalità e il regime dei militari, l'israeliano Amos Gitai che in Rabin, the last day evoca la fine del sogno della pace nella sua terra, Atom Egoyan che in Remember ha trovato una chiave insolita per raccontare i sopravvissuti dell'Olocausto, sia vittime che carnefici. Un premio, se non altro perché è l'unica commedia, potrebbe andare al francese L'hermine di Christian Vincent con la strepitosa interpretazione di Fabrice Luchini - sicuramente tra i migliori interpreti - e sarebbe dovuto un riconoscimento alla freschezza di Jerzy Skolimowski che in 11 minutes intreccia storie ed emozioni con un ritmo ed un linguaggio da appassionato sperimentatore.
Naturalmente nel toto-Leone c'è anche l'Italia e sarebbe ingiusto se qualcuno dei quattro film non figurasse tra i vincitori, anche se "film che dividono". Marco Bellocchio con Sangue del mio sangue ha avuto dalla critica nazionale e internazionale il meritato rispetto, e Luca Guadagnino con The bigger splash è stato accolto da recensioni trionfali ma anche da severe riserve. Per Giuseppe Gaudino di Per amor vostro è impossibile prevedere la reazione di giurati dall'opposto segno - il rigore di Nuri Bilge Ceylan ad esempio e la mentalità hollywoodiana di Elizabeth Banks - un discorso che vale anche per l'intreccio di linguaggi, musica ed arte visuale di Laurie Anderson di Heart of a dog o per Beasts of no nation di Cary Fukunaga, che ha il nobile intento di raccontare la tragedia dei bambini soldato, ma con una spettacolarizzazione "all'americana" che ha irritato non pochi.
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Italiano comunque è il miglior esordio, Piero Messina con L'attesa è stato più che convincente e impone la sua protagonista, Juliette Binoche, tra le candidate al premio per l'interpretazione. E altri due film italiani esprimono possibili candidate. Valeria Golino, magnifica protagonista per Gaudino e Tilda Swinton di Guadagnino. Una concorrente forte potrebbe essere Cagherine Frot, la stonata cantante di Marguerite.
Quanto agli interpreti maschili non sarà una facile scelta. Oltre a Luchini, ci sono il grandioso e instancabile Christopher Plummer di Remember, i due coprotagonisti di Francofonia, l'argentino Guillermo Francella, gangster spietato e padre esemplare di El clan. Un caso a parte è Eddie Redmayne, The Danish girl: candidato perfetto per l'interpretazione sia maschile che femminile.
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Peccato che nell'elenco non possano esserci Luca Marinelli e Alessandro Borghi di Non essere cattivo. Il film non è in concorso, ma ha vinto comunque, ha suscitato il favore, l'entusiasmo, la commozione di chiunque lo ha visto. All'ultimo film di Claudio Caligari è andato il premio "Schermi di Qualità - Carlo Mazzacurati", attribuito all'opera di produzione italiana, presentata in una delle diverse sezioni della Mostra, giudicata "maggiormente rappresentativa ai fini della programmazione delle sale aderenti al Progetto Schermi di Qualità". Il film è stato scelto, si legge nella motivazione, "per l'efficace rappresentazione di vite ai margini, a metà tra il sottoproletariato caro a Pasolini e il rampantismo immortalato da Scorsese; una nitida e lucida descrizione del sottobosco criminale della Ostia anni '80, tra droga e mutamenti sociologici, supportata da interpreti in stato di grazia, magistralmente diretti da un regista appartato ma prezioso".