NEW YORK - Ogni donna ha incontrato Donald Trump, almeno una volta in vita sua. Non personalmente, forse. Non mi riferisco alle sue pur numerose conquiste sessuali, che il tycoon newyorchese vanta in abbondanza (con nomi e cognomi) nella sua autobiografia.
Sono milioni le donne che in vita loro - soprattutto negli ambienti di lavoro - hanno subito il "trattamento Trump" da parte di colleghi maschi. Ben 51 interruzioni a Hillary Clinton durante il duello televisivo di lunedì notte. E lei: imperturbabile, perfino sorridente. Eroica? Iper-allenata? Campionessa di pazienza? Non più di tante altre donne, americane e non, che devono gestire quotidianamente la prevaricazione dei colleghi maschi: disinvolti nel togliere la parola, dare sulla voce, o appropriarsi delle idee e dei meriti delle colleghe.
Ma quanto pagherà Trump, per quella serata da macho arrogante? I media americani sono pieni di reazioni, analisi, scenari di previsione. Soprattutto di donne. Un esempio, la psicologa texana Janet Scarborough Civitelli che su U.S. News and World Report dice: "Molte donne che hanno assistito al trattamento inflitto da Trump alla Clinton hanno provato un senso di nauseabonda familiarità. La loro esperienza è esasperante: non importa quanto siano brave e quanto lavorino duramente, c'è sempre un uomo molto meno competente di loro che è pronto a criticarle".
Il New York Times dedica al tema addirittura un editoriale non firmato della direzione: 'Hillary Clinton's Everywoman moment', un titolo che sottolinea appunto come quella serata sia stata un'esperienza da "donna media".
Un mix di umiliazione, sopportazione e tenacia in cui tante di loro possono riconoscersi. Nella pagina dei commenti dello stesso quotidiano Jessica Bennet, una studiosa dei problemi femminili nei luoghi di lavoro, conia un neologismo: Manterrupted, cioè l'essere interrotta da un uomo, per descrivere una delle esperienze più frequenti in una riunione aziendale.
Perfino alla Casa Bianca, dove ci sono state e ci sono tuttora donne ministro nei dipartimenti chiave (dal Dipartimento di Stato nell'era Hillary fino alla Giustizia), le alte dirigenti hanno imparato ad allenarsi fra loro, con meeting tutti al femminile, per darsi autostima, guadagnare la grinta necessaria a non essere messe nell'angolo.
L'interrogativo è quanto costerà a Trump la sua arroganza. Hillary ce l'ha messa tutta per fargliela pagare: l'affondo finale è arrivato quando lei ha ricordato i suoi volgari insulti misogini a una ex reginetta di bellezza ispanica. Hillary gode già oggi di un nettissimo vantaggio fra le elettrici, mentre Trump ha un vantaggio speculare tra i maschi. Ma per la candidata democratica restano da conquistare alcune fasce di elettrici a basso livello d'istruzione, le "casalinghe dei suburbs", bianche e appartenenti al ceto medio-basso. Lì si annida ancora una percentuale consistente di indecise. Lo spettacolo di maleducazione dato da The Donald forse le porterà a spezzare gli indugi.
Sono milioni le donne che in vita loro - soprattutto negli ambienti di lavoro - hanno subito il "trattamento Trump" da parte di colleghi maschi. Ben 51 interruzioni a Hillary Clinton durante il duello televisivo di lunedì notte. E lei: imperturbabile, perfino sorridente. Eroica? Iper-allenata? Campionessa di pazienza? Non più di tante altre donne, americane e non, che devono gestire quotidianamente la prevaricazione dei colleghi maschi: disinvolti nel togliere la parola, dare sulla voce, o appropriarsi delle idee e dei meriti delle colleghe.
Ma quanto pagherà Trump, per quella serata da macho arrogante? I media americani sono pieni di reazioni, analisi, scenari di previsione. Soprattutto di donne. Un esempio, la psicologa texana Janet Scarborough Civitelli che su U.S. News and World Report dice: "Molte donne che hanno assistito al trattamento inflitto da Trump alla Clinton hanno provato un senso di nauseabonda familiarità. La loro esperienza è esasperante: non importa quanto siano brave e quanto lavorino duramente, c'è sempre un uomo molto meno competente di loro che è pronto a criticarle".
Il New York Times dedica al tema addirittura un editoriale non firmato della direzione: 'Hillary Clinton's Everywoman moment', un titolo che sottolinea appunto come quella serata sia stata un'esperienza da "donna media".
Un mix di umiliazione, sopportazione e tenacia in cui tante di loro possono riconoscersi. Nella pagina dei commenti dello stesso quotidiano Jessica Bennet, una studiosa dei problemi femminili nei luoghi di lavoro, conia un neologismo: Manterrupted, cioè l'essere interrotta da un uomo, per descrivere una delle esperienze più frequenti in una riunione aziendale.
Perfino alla Casa Bianca, dove ci sono state e ci sono tuttora donne ministro nei dipartimenti chiave (dal Dipartimento di Stato nell'era Hillary fino alla Giustizia), le alte dirigenti hanno imparato ad allenarsi fra loro, con meeting tutti al femminile, per darsi autostima, guadagnare la grinta necessaria a non essere messe nell'angolo.
L'interrogativo è quanto costerà a Trump la sua arroganza. Hillary ce l'ha messa tutta per fargliela pagare: l'affondo finale è arrivato quando lei ha ricordato i suoi volgari insulti misogini a una ex reginetta di bellezza ispanica. Hillary gode già oggi di un nettissimo vantaggio fra le elettrici, mentre Trump ha un vantaggio speculare tra i maschi. Ma per la candidata democratica restano da conquistare alcune fasce di elettrici a basso livello d'istruzione, le "casalinghe dei suburbs", bianche e appartenenti al ceto medio-basso. Lì si annida ancora una percentuale consistente di indecise. Lo spettacolo di maleducazione dato da The Donald forse le porterà a spezzare gli indugi.