Il candidato repubblicano può contare sul sostegno di una parte della comunità Lgbt
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BROOKLYN (New York) - La scena è a dir poco sorprendente se si pensa che a esserne protagonista è il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Domenica, durante un evento in Colorado, Donald Trump sventola sul palco una bandiera arcobaleno per dichiarare il suo sostegno alla comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).
Da quando il miliardario si è lanciato nella corsa all'investitura repubblicana, diversi media americani lo hanno definito il candidato più "gay-friendly" della storia del partito.
Anche se martedì prossimo gli Lgbt voteranno per lo più per Hillary Clinton (circa il 70%, contro il 20% per Trump, stando a vari sondaggi), Fran Moran, professore di scienze politiche all’Università del New Jersey, spiega che la comunità non vota in blocco e, anzi, per alcuni suoi membri "è come i candidati affrontano determinati temi specifici che permette di decidere per chi votare". Una tesi avvalorata ad esempio da Alex, un ragazzo gay incontrato per strada a New York secondo cui: "La cosa più importante è che aiuterà l'economia".
Anche Lucian Wintrinch, un fotografo newyorkese gay, la vede in maniera simile: "Solo Trump potrà mettere fine alle ormai troppe interferenze del governo sui mercati. Bill Clinton ha creato un'infinità di regole, G.W Bush ha seguito la stessa strada e Obama ha fatto ancora peggio. Se a essere eletta sarà Hillary, anche lei continuerà nella stessa direzione. Trump è l'unico che ha il potenziale per fermare l'espansione del governo nella vita delle persone.", spiega il ventottenne.
Ma perché sostenere un candidato che ha apertamente criticato la decisione della Corte suprema di autorizzare il matrimonio gay su tutto il territorio nazionale? "Lui ha semplicemente detto che la decisione sarebbe dovuta spettare ai vari Stati. E la si deve smettere di credere che il governo centrale debba decidere quali politiche aiuteranno le persone: è una cosa senza senso", risponde Lucian, un ragazzo libertariano che critica anche la task force messa a punto per aiutare a migliorare i diritti dei transgender negli USA.
"Ma davvero - continua Lucian - c'è chi pensa che il fatto che qualche decina di burocrati di Washington ben pagati e spesso vecchi e bianchi si metta a parlare per ore e ore per stilare rapporti su quello che sarebbe bene per i transgender aiuterà qualcuno?".
Non sentendosi discriminato perché gay, il giovane ritiene che non occorra nessuna politica specifica per facilitare l'integrazione, anche se sa che la sua teoria è confutabile: "Io parlo per me, non per gli altri. Abito a New York e so che di vivere sotto una campana di vetro". Una campana dove però secondo lui appoggiare Trump non è una cosa vista di buon occhio. "Mi hanno minacciato, anche all'interno della comunità gay; per esempio in vari locali mi hanno detto di non essere più il benvenuto".
Eppure nella scarpa di Trump e in quella dei suoi supporter gay c'è ancora qualche sassolino, a cominciare dal candidato alla vicepresidenza Mike Pence, che negli ultimi anni ha più volte adottato posizioni anti-gay, senza poi contare le svariate derive omofobe prese dai sostenitori di Trump durante tutta la campagna elettorale.