Centoventi minuti per volare. La seconda giornata italiana a Rio assomiglia a un romanzo popolare, di quelli dove la vita del protagonista conosce ostacoli di ogni tipo prima dell'inevitabile trionfo del bene. Tutto ruota intorno alla cifra tonda, a quel traguardo dal sapore storico e per questo con un fascino vagamente irragiungibile: l'oro numero 200. I Giochi sono iniziati da troppo poco tempo perché si possa parlare di una maledizione, però... Il giorno precedente l'asfalto traditore che si insinua nella vegetazione di Vista Chinesa ha spezzato i sogni (oltre ad un paio di ossa) di Vincenzo Nibali, probabilmente lanciato verso quel fatidico numero. Un caso, certo, ma anche la seconda giornata non inizia bene. Il tiro con l'arco per esempio promette bene, la Russia è quasi battuta e significherebbe finale: Guendalina Sartori, una che di solito non sbaglia, scaglia però la freccia su un incredibile 3. Significa disperazione e finale per il terzo e quarto posto con Taipei, ma sfuma anche quella. Niente paura, c'è Jessica Rossi nel tiro a volo: a Londra ci ha fatto sognare, sembra l'atleta giusta per fare la storia, ma anche qui niente. Lei, che quattro anni fa non sbagliava un colpo, stavolta in semifinale ne toppa addirittura cinque. L'addio ai sogni di gloria è quasi immediato.
E' il momento dello sconforto, serve una scossa, e il romanzo popolare diventa 'La vita è meravigliosa' di Frank Capra, dove tutti aiutano e salvano il protagonista sull'orlo del baratro. Partono le due ore che cambiano lo sport italiano. Partono proprio dal ciclismo. La gara donne è drammatica, più drammatica di quella del giorno precedente: la olandese Van Vleuten cade sempre in quella maledetta discesa, le immagini lasciano senza fiato così come il bollettino medico: terapia intensiva, commozione cerebrale grave e tre
fratture nella sua spina dorsale. La Abbott sembra aver vinto ma è una macchina che finisce la benzina all'ultimo km, poi spunta Elisa Longo Borghini. Sa che non vincerà l'oro. Van Der Breggen e Johansson sono più veloci, ma intanto va a prendersi il bronzo, accende la miccia. Da quel momento in poi la musica cambia. Tania Cagnotto e Francesca Dallapé nei tuffi conquistano un argento che non è esagerato definire storico: vero che la disciplina nel passato ci aveva regalato già nove medaglie, ma era da 26 anni, da Mosca 1980 con il papà di Tania, Giorgio, che non arrivava un podio.
Ormai le congiunzioni astrali sorridono agli azzurri. Manca l'oro duecento, ma non c'è più la percezione del tabù. Il momento è magico, basta aspettare. C'è il judo, che manda l'Italia a medaglia ininterrottamente dal 1976 a Montreal. Potrebbe essere Odette Giuffrida, la romana de Roma, a fare cifra tonda. Ma contro di lei c'è una storia ancora più grande: la batte Majlinda Kelmendi, è kosovara e regala al suo popolo il primo titolo olimpico in assoluto. E alla fine arriva il caporal maggiore Fabio Basile, un torinese istrionico: Ippon, il ko del judo per intenderci, all'avversario coreano, e ci siamo, oltrepassato il traguardo. L'onda è ormai lunga e non si ferma più. Se il judo regala titoli da 11 olimpiadi di seguito, la scherma lo fa da sempre. Daniele Garozzo domina il fioretto maschile e chiude nel modo migliore centoventi minuti indimenticabili. "Chi se ne frega se non sono stato io a vincere la medaglia d'oro numero 200: godo lo stesso", afferma il siciliano. Non fa una piega, impossibile dargli torto.
Ma se l'Italia ha cambiato la sua storia in 120', il nuoto regala intensissime emozioni in un lasso temporale di poco superiore. La giornata è di quelle in cui i record mondiali fioccano, ne arrivano ben tre: inizia Sarah Sjostrom nei 100 metri farfalla, prosegue Adam Peaty nei 100 rana, conclude Katie Ledecky nei 400 stile libero con lo strepitoso tempo di 3'56"46. E per finire, pur senza record, l'eterno Michael Phelps: fa parte della staffetta 4X100 stile libero Usa, conquista il diciannovesimo oro olimpico in carriera.
Dalle note gloriose a quelle dolenti. La sorelle Williams non difenderanno il loro titolo olimpico, batttute a sorpresa dalle ceche Lucie Safarova e Barbara Strycova. Chi invece continua nella maledizione olimpica è il numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic, fuori per mano dell'argentino Juan Martin Del Potro al primo turno con un doppio tie break (7-6, 7-6).
E' il momento dello sconforto, serve una scossa, e il romanzo popolare diventa 'La vita è meravigliosa' di Frank Capra, dove tutti aiutano e salvano il protagonista sull'orlo del baratro. Partono le due ore che cambiano lo sport italiano. Partono proprio dal ciclismo. La gara donne è drammatica, più drammatica di quella del giorno precedente: la olandese Van Vleuten cade sempre in quella maledetta discesa, le immagini lasciano senza fiato così come il bollettino medico: terapia intensiva, commozione cerebrale grave e tre
fratture nella sua spina dorsale. La Abbott sembra aver vinto ma è una macchina che finisce la benzina all'ultimo km, poi spunta Elisa Longo Borghini. Sa che non vincerà l'oro. Van Der Breggen e Johansson sono più veloci, ma intanto va a prendersi il bronzo, accende la miccia. Da quel momento in poi la musica cambia. Tania Cagnotto e Francesca Dallapé nei tuffi conquistano un argento che non è esagerato definire storico: vero che la disciplina nel passato ci aveva regalato già nove medaglie, ma era da 26 anni, da Mosca 1980 con il papà di Tania, Giorgio, che non arrivava un podio.
Ormai le congiunzioni astrali sorridono agli azzurri. Manca l'oro duecento, ma non c'è più la percezione del tabù. Il momento è magico, basta aspettare. C'è il judo, che manda l'Italia a medaglia ininterrottamente dal 1976 a Montreal. Potrebbe essere Odette Giuffrida, la romana de Roma, a fare cifra tonda. Ma contro di lei c'è una storia ancora più grande: la batte Majlinda Kelmendi, è kosovara e regala al suo popolo il primo titolo olimpico in assoluto. E alla fine arriva il caporal maggiore Fabio Basile, un torinese istrionico: Ippon, il ko del judo per intenderci, all'avversario coreano, e ci siamo, oltrepassato il traguardo. L'onda è ormai lunga e non si ferma più. Se il judo regala titoli da 11 olimpiadi di seguito, la scherma lo fa da sempre. Daniele Garozzo domina il fioretto maschile e chiude nel modo migliore centoventi minuti indimenticabili. "Chi se ne frega se non sono stato io a vincere la medaglia d'oro numero 200: godo lo stesso", afferma il siciliano. Non fa una piega, impossibile dargli torto.
Ma se l'Italia ha cambiato la sua storia in 120', il nuoto regala intensissime emozioni in un lasso temporale di poco superiore. La giornata è di quelle in cui i record mondiali fioccano, ne arrivano ben tre: inizia Sarah Sjostrom nei 100 metri farfalla, prosegue Adam Peaty nei 100 rana, conclude Katie Ledecky nei 400 stile libero con lo strepitoso tempo di 3'56"46. E per finire, pur senza record, l'eterno Michael Phelps: fa parte della staffetta 4X100 stile libero Usa, conquista il diciannovesimo oro olimpico in carriera.
Dalle note gloriose a quelle dolenti. La sorelle Williams non difenderanno il loro titolo olimpico, batttute a sorpresa dalle ceche Lucie Safarova e Barbara Strycova. Chi invece continua nella maledizione olimpica è il numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic, fuori per mano dell'argentino Juan Martin Del Potro al primo turno con un doppio tie break (7-6, 7-6).