Rio 2016

Rivalità e torcida: le Olimpiadi diventano derby Brasile-Argentina

Le autorità preoccupate dell'escalation della rivalità fra i rappresentanti dei due paesi, non solo in tribuna ma anche fuori (e persino sui campi di gara)

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RIO DE JANEIRO - Non sarà probabilmente la "Carreras Sastre" di Santa Fe a fare casino, con i suoi dieci ragazzi entusiasti ("siamo tutti universitari") piovuti a Rio per tifare i 218 atleti argentini che li hanno preceduti in Brasile per giocarsi le loro carte ai Giochi: ci sono gruppi di tifosi albiceleste le cui armi si limitano a bandiere, voci e sorrisi (al massimo rammarico e civile disappunto). Ma nonostante la loro voglia di pace, pabe e sport, il dualismo Brasile-Argentina un po' preoccupa. I tifosi brasiliani che hanno accolto la vittoria di Del Potro su Djokovic e Sousa non si sono dimostrati accoglienti, con un festeggiamento rovesciato (Del Potro è stato salutato con un diretto "maricon!"), e con un battibecco degenerato che ha provocato una rissa sugli spalti.

Le autorità sono preoccupate dell'escalation della rivalità fra i rappresentanti dei due paesi, non solo in tribuna ma anche fuori (e persino sui campi di gara):  incitamenti irrituali, provocazioni, offese, aggressioni con sberle e parolacce. Sino al borseggiamento mirato. Come se l'infinita contesa tra le due culture avesse ormai stabilmente travalicato i più conosciuti, prevedibili e tradizionali confini del calcio, del "Maradona è mej'e Pelè!": "E' un'estensione della Coppa America", dice Carlos Mac Allister, il segretario del Ministero dello sport argentino ed ex-calciatore. "Dobbiamo vigilare tutti, fra i tifosi allegri si nascondono fomentatori". Soprattutto in strada, a luci spente, lontano dagli spalti, la polizia brasiliana ha già dovuto affrontare situazioni in cui c'è stato da dividere fazioni pronte "ad appiccicarsi". Piccoli gruppi, ma quanto basta per appesantire il disagio dei controlli. Il confronto non ha ancora raggiunto livelli preoccupanti per la sicurezza, ma non si sa mai. Soltanto in centro e sui lungomare nelle ultime quarantotto si sono accesse decine di focolai per dissapori tra fazioni di turisti argentini e locali brasiliani, alcuni conclusi in spiaggia con sabbia negli occhi come ultima punizione. E ci si mettono anche gli atleti. Un duello Brasile-Argentina nel judo è finito a parolacce istigando la folla. Il brasiliano naturalizzato libanese Elias affrontava l'argentino Lucenti. Elias è stato squalificato per un colpo irregolare. Nell'intervista a caldo si è scagliato contro l'avversario accusandolo di essere un "simulatore": "E' una vergogna per lo sport imbrogliare così!".

Ed è anche andato a dirlo al pubblico con ampi gesti. Il che ha scatenato un putiferio anti-argentino. Quando si sono incontrate Argentina e Olanda nel torneo femminile di pallamano l'atmosfera all'Arena do Futuro era irrespirabile: solo tensione e provocazioni con i tifosi brasiliani, teoricamente neutrali, che offendevano le ragazze argentine e coprivano gli insulti con i classici refrain calcistici anti-argentini che funzionano dappertutto e che di solito si chiudono con un "Maradona puzzone", che secondo loro ci sta sempre bene. Manu Ginobili preferisce un clima "torrido" durante le partite del basket argentino: "Ma che non degeneri come nel calcio". Ovviamente spesso degenera. Mentre il pugile tedesco Graf si è ritrovato a combattere sostenuto da un'inattesa, favorevole torcida quando è salito sul ring per vedersela con l'argentino Peralta: "Per un momento mi sono chiesto: ma in quanti sono venuti dalla Germania per vedere me?".  Poi alla fine del secondo round si è reso conto che le voci erano brasiliane. Dove c'è Argentina c'è pericolo di sbilanciamento. Il Brasile "odia" sempre più. Come quelli che durante i Mondiali sputavano sui pullman della Fifa e del bus di Messi.

All'inimicizia dei brasiliani qualche tifoso argentino, come è accaduto durante Argentina-Iran di volley maschile, risponde con gestacci che imbarazzano i registi della tv brasiliana: "Fanno spettacolo ma è spettacolo basso, non sempre li riprendiamo". Ovviamente il calcio esaspera tutto. Allo Stadio Olimpico per Argentina-Algeria i brasiliani hanno urlato senza sosta "sempre secondi!", alludendo alle due finali consecutive perse contro il Cile in Coppa America. Ma forse dovrebbero evitare (il Brasile di Neymar non segna neppure all'Iraq). La polizia teme comunque l'esclalation, con ancora undici giorni di competizione, teme che l'avvicinamento delle fasi cruciali degli sport di squadra possa riservare qualche sgradita sorpresa fuori dai locali, dove magari si è brindato troppo o dove ci si è consolati alzando un po' il gomito per l'inattesa sconfitta. Sempre nel segno di "me contro te". Non importa quanto lontani dalla medaglia, la questione è sempre la stessa: o Brasile o Argentina. Non c'è spazio per entrambe.