Atletica, Bolt e l'ottava corsia: due magie per la finale. Ma Gatlin non ci sarà
dal nostro inviato ENRICO SISTI
(afp)
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RIO DE JANEIRO - Non c'è più alcun dubbio. L'ottava corsia è magica e c'è qualcosa di esoterico in questo stadio. Dopo Van Niekerk in quella che verrà ricordata come una delle gare più belle della storia dell'atletica leggera e Hortelano nei quarti dei 200, la corsia meno amata fa tornare a correre, come correva una volta, persino Lemaitre. Da anni Christophe non si avvicinava così tanto ai 20" (20"01). E soprattutto con questa sua gratificante riapparizione conquista la seconda finale olimpica consecutiva. A Londra il ragazzo si aspettava tanto, qui dopo quattro anni ha finito la scorta dei sogni e forse se la gioca con più scioltezza, proprio quella perduta fra un'olimpiade e l'altra. Le semifinali dei 200 maschili riservano parecchie sorprese. Quella che fa più rumore è la fine misera di Gatlin, che esce imballato come se in pochi secondi un sortilegio gli avesse tolto la maschera e fatto apparire come un vecchio e impotente velocista (per questi livelli). Nella prima semifinale LaShawn Merritt si qualifica con Lemaitre. La sensazione è che se vi fossero stati altri dieci metri Lemaitre avrebbe vinto. Ma sarebbe cambiato poco. Forse Merritt in finale potrebbe pagare l'aver fatto tre turni di 400 (con bronzo) e due di 200. Non è più un ragazzino, non è ancora vecchio, ha 30 anni ma i turni sono mazzate pure per i pischelli. Bolt nella seconda semifinale comincia a ragionare di chissà cosa, canzoni, atletica, film, cibo e a sorridere con il giovane Andre De Grasse (bronzo nei 100) a trenta metri dall'arrivo, con gli altri già abbandonati al loro destino.
Rio 2016, Bolt e De Grasse sorridenti al traguardo: i 200m come una corsa al parco
Nella semifinale dei 200m Andre De Grasse ha provato il colpaccio accelerando a pochi metri dal traguardo, nel tentativo di precedere Usain Bolt. Quest’ultimo, accortosi del rivale che sopraggiungeva alle sue spalle, ha controllato la situazione e ha rivolto al canadese un grande sorriso, ricambiato da De Grasse. Solo il tempo, 19”78 per il giamaicano, ha ricordato ai telespettatori che si trattava di una competizione olimpica e non di una corsa tra due vecchi amici.
Sembrava quasi che i due avessero deciso di correre insieme una "provetta lunga" a fine allenamento, come si dice, "a vela", o "gamba a giro", ossia senza troppo impegno, solo per trasformare il lavoro appena svolto. E' una semifinale semplicemente esemplare o per certi versi esilarante. Certamente assai indicativa di ciò che potrà accadere domani in finale. De Grasse, ridendo ridendo, fa il suo personale (19"80) e contestualmente anche il record nazionale del Canada. Bolt, passeggiando e indicando col dito l'amico più giovane e inesperto, come se volesse in un momento così importante, investirlo di un compito ("sarai tu a proseguire sulla mia strada"), vola: 19"78 con una bavetta di vento contro (si può ipotizzare 19"50 in finale?). Niente male per uno che nemmeno doveva venire. Ogni volta che torna a correre in questo modo i 200 viene in mente la grande paura prima di Pechino: "Ha seri e forse irrisolvibili problemi alla schiena. E' probabile che dopo i Giochi smetterà di fare le curve in gara". La chiromante che vide la schiena di Bolt nella sua palla di vetro vedeva benissimo nel futuro. Anche nel proprio. Avrà sicuramente smesso senza essere avvertita dai suoi poteri scadenti. La coppia Bolt-De Grasse è ancora più suggestiva alla luce della terza semifinale, dove Gatlin inizia pure discretamente, solo discretamente per carità, corre in curva senza fare nulla di particolare, svolgendo il compito assegnato dai sussidiari di atletica d'alto livello, ma quando entra nel rettilineo pare scosso da corretnte elettriche che lo fa muovere a scatti, rigido e sempre più corto, mai gli era capitato in questi ultimi due anni.
Rio 2016, Bolt perde il suo rivale: Gatlin fuori dalla finale 200m
L’americano, argento a Rio nei 100m, non darà del filo da torcere a Bolt nella finale dei 200m. Nella sua semifinale Justin Gatlin è arrivato soltanto terzo, con un tempo che non è bastato per passare il turno: 20”13.
Negli ultimi dieci metri era quasi fermo: Gatlin ripreso da tre avversari. Eliminato. Più di questo a 34 anni non può chiedere a stesso? Staremo a avedere. Dal 19"57 dello scorso anno con cui, facendo paura a tutti, si era presentato ai Mondiali di Pechino, a questo tremendo 20"13 di pura mediocrità, tenendo conto dello spessore del personaggio, ci sono almeno tre carriere in mezzo. Sembrano anzi due sport diversi. Ben gli sta. Peccato per Hortelano che finisce a qualche centimetro dall'americano, sempre fischiatissimo. Sarebbe stato bello vedere una finale olimpcia dei 200 metri con due bianchi dell'occidente europeo dell'atletica alla partenza. Sarebbe stato come tornare ai Giochi di Mosca, al 1980, a un certo Mennea e a un certo Wells, il leggendario ingegnere minerario gallese, rimasto famoso perché, poveretto lui, ancora sta contando le mosche che gli rimasero nel pugno dopo il sorpasso di Pietro negli ultimi centimetri d'olimpiade. Ultima sorpresa: l'accesso del turco Guliyev. Allora riassumiamo. Finale olimpica 2016 dei 200 maschili di giovedì notte, appuntamento alle 3.30 italiane (non possiamo conoscere le corsie): Bolt, De Grasse, Merritt (possibile podio), Lemaitre, Martina, Edward, Gemili e Guliyev. Gatlin lo mettiamo in castigo.