RIO DE JANEIRO - Otto anni dopo Pechino, Spartacus si ripete, ma la storia è molto diversa: il Fabian Cancellara del 2016 è quello che ha trascorso un anno di ultime volte, dopo l'annuncio dell'addio a fine stagione, e in pochi si sarebbero aspettati di vederlo sul gradino più alto del podio della cronometro di Rio de Janeiro. Il secondo oro a cinque cerchi sa di canto del cigno e lo sa bene il fuoriclasse elvetico, che esplode in un pianto liberatorio quando Chris Froome, ultimo a poterlo minacciare, transita sulla linea del traguardo. Il britannico sale sul podio al suo fianco, con la medaglia di bronzo al collo, battuto anche da Tom Dumoulin, erede designato di Cancellara nelle prove contro il tempo.
GESTIONE PERFETTA PER SPARTACUS - Cancellara completa i 54.6 km della crono di Grumari in 1h12'15", battendo di 47" Dumoulin e di 1'02" Chris Froome, ma i tempi non rendono le dimensioni del capolavoro dello svizzero: il quattro volte iridato è quello che gestisce meglio lo sforzo, sfoderando tutta la sua esperienza, tirando il freno quando ne sente il bisogno (è il migliore al primo intertempo, scivola al quarto posto al secondo rilevamento, per poi risalire al comando e non mollarlo più). Tutto questo, peraltro, su un percorso nervoso e vallonato, non proprio adatto alle caratteristiche dello svizzero: le due salite del circuito, da ripetere per altrettante volte, rendono la prova più adatta ai cronomen con un buono spunto in salita.
DUMOULIN E FROOME SI DIFENDONO - Dumoulin sembra in palla, tiene un buon ritmo e riesce a non andare fuori giri; la forma non è al top, l'argento è un premio giusto. Il vincitore del Tour conferma quanto visto nella prova in linea: stanco per la Grande Boucle, Froomey fa quel che può ma non è granché brillante, il suo bronzo è già un successo. Per il 35enne svizzero, invece, è un trionfo, netto nei numeri ma ancor più nella forma: impossibile non applaudirlo e i primi a farlo sono i rivali, che possono solo inchinarsi alla sua classe e all'ennesimo capitolo di una storia leggendaria.
SFORTUNATO DENNIS, DELUDE MARTIN - Più di Dumoulin e Froome, quello che sembra poterlo insidiare è Rohan Dennis, ma l'australiano è costretto a un cambio bici nel secondo giro del circuito e scivola giù da un podio che avrebbe meritato, fino al quinto posto, preceduto anche dallo spagnolo Castroviejo. Tra gli altri, delude Tony Martin, dodicesimo a più di tre minuti, mentre non si poteva chiedere di più a Damiano Caruso: il siciliano, unico azzurro in gara dopo il forfait di Vincenzo Nibali, chiude ventisettesimo a sette minuti da quell'uomo che, a Rio come in tante altre occasioni, ha meritato di essere definito "la locomotiva di Berna".
GESTIONE PERFETTA PER SPARTACUS - Cancellara completa i 54.6 km della crono di Grumari in 1h12'15", battendo di 47" Dumoulin e di 1'02" Chris Froome, ma i tempi non rendono le dimensioni del capolavoro dello svizzero: il quattro volte iridato è quello che gestisce meglio lo sforzo, sfoderando tutta la sua esperienza, tirando il freno quando ne sente il bisogno (è il migliore al primo intertempo, scivola al quarto posto al secondo rilevamento, per poi risalire al comando e non mollarlo più). Tutto questo, peraltro, su un percorso nervoso e vallonato, non proprio adatto alle caratteristiche dello svizzero: le due salite del circuito, da ripetere per altrettante volte, rendono la prova più adatta ai cronomen con un buono spunto in salita.
DUMOULIN E FROOME SI DIFENDONO - Dumoulin sembra in palla, tiene un buon ritmo e riesce a non andare fuori giri; la forma non è al top, l'argento è un premio giusto. Il vincitore del Tour conferma quanto visto nella prova in linea: stanco per la Grande Boucle, Froomey fa quel che può ma non è granché brillante, il suo bronzo è già un successo. Per il 35enne svizzero, invece, è un trionfo, netto nei numeri ma ancor più nella forma: impossibile non applaudirlo e i primi a farlo sono i rivali, che possono solo inchinarsi alla sua classe e all'ennesimo capitolo di una storia leggendaria.
SFORTUNATO DENNIS, DELUDE MARTIN - Più di Dumoulin e Froome, quello che sembra poterlo insidiare è Rohan Dennis, ma l'australiano è costretto a un cambio bici nel secondo giro del circuito e scivola giù da un podio che avrebbe meritato, fino al quinto posto, preceduto anche dallo spagnolo Castroviejo. Tra gli altri, delude Tony Martin, dodicesimo a più di tre minuti, mentre non si poteva chiedere di più a Damiano Caruso: il siciliano, unico azzurro in gara dopo il forfait di Vincenzo Nibali, chiude ventisettesimo a sette minuti da quell'uomo che, a Rio come in tante altre occasioni, ha meritato di essere definito "la locomotiva di Berna".