RIO DE JANEIRO - Dovrà aspettare ancora Guido Vianello per coronare il sogno di una medaglia olimpica. Il supermassimo romano, al suo primo incontro a Rio, viene eliminato dal cubano Lenier Eunice Pero: vittoria ai punti, decisione unanime. Sulla carta il cubano, palmares discreto ma non eccezionale (mondiale juniores e oro ai panamericani), poteva sembrare un avversario abbordabile. Il ring però dice l'esatto contrario. Vianello si mostra ancora molto acerbo, incapace di sfruttare il fisico imponente: il jab di sbarramento, che gli avrebbe potuto consentire un successo agevole, non viene praticamente mai sfruttato. Una manna per Pero, non un fenomeno ma a suo agio sul ring, al quale non resta altro che attendere attacchi spesso scriteriati dell'azzurro e boxare con essenziali combinazioni di rientro.
E' il motivo conduttore di tutti e tre i round, nei quali -fatta eccezione per qualche discreto gancio- Vianello non dà mai l'impressione di creare impaccio al cubano. Finisce quindi malissimo l'avventura della boxe maschile a Rio: fatta eccezione per Mangiacapre, penalizzato dalla sfortuna (zigomo fratturato sul più bello), e tutto sommato per Tommasone (il cubano Alvarez oggettivamente era fuori portata), gli altri, a partire da Clemente Russo, hanno evidenziato una evidente involuzione.
Qualcuno evidentemente pensava ancora di boxare con il metodo delle macchinette: un pugilato fatto di toccata e fuga, teso solo a svolgere bene il compitino. La boxe però è anche presenza sul ring, personalità, strategia, coraggio: sarebbe il caso di prenderne nota per voltare pagina. Prima di farlo però, concentrazione su Irma Testa: la possibilità di prendere una medaglia nella boxe è legata alle imprese della diciottenne campana. Le premesse in partenza erano decisamente diverse. Chiudiamo con il moto d'orgoglio del cubano: "Dobbiamo imparare a essere grandi, dedico questa vittoria a Fidel Castro che oggi compie novanta anni".
E' il motivo conduttore di tutti e tre i round, nei quali -fatta eccezione per qualche discreto gancio- Vianello non dà mai l'impressione di creare impaccio al cubano. Finisce quindi malissimo l'avventura della boxe maschile a Rio: fatta eccezione per Mangiacapre, penalizzato dalla sfortuna (zigomo fratturato sul più bello), e tutto sommato per Tommasone (il cubano Alvarez oggettivamente era fuori portata), gli altri, a partire da Clemente Russo, hanno evidenziato una evidente involuzione.
Qualcuno evidentemente pensava ancora di boxare con il metodo delle macchinette: un pugilato fatto di toccata e fuga, teso solo a svolgere bene il compitino. La boxe però è anche presenza sul ring, personalità, strategia, coraggio: sarebbe il caso di prenderne nota per voltare pagina. Prima di farlo però, concentrazione su Irma Testa: la possibilità di prendere una medaglia nella boxe è legata alle imprese della diciottenne campana. Le premesse in partenza erano decisamente diverse. Chiudiamo con il moto d'orgoglio del cubano: "Dobbiamo imparare a essere grandi, dedico questa vittoria a Fidel Castro che oggi compie novanta anni".