ROMA - Grande Pellegrini e grande Italia? Oppure: Federica Pellegrini salva l'Italia? La risposta è semplice: esiste un fenomeno. Non esiste il movimento. Piace? Non piace? Così stanno le cose. Con tutto il rispetto per Scozzoli/Dotto/Magnini/Orsi/Bianchi/Pirozzi e chi altri ci volete aggiungere. Agli atleti tutta la stima possibile. Al resto (dirigenti e tecnici) niente.
Perché questa durezza? Dopo che la Pellegrini è entrata nella finale dei 200 sl con il miglior tempo? Proprio per questo. Abbiamo dimenticato l'anno scorso? Le Olimpiadi e il flop del nuoto italiano a Londra? Beh, un anno dopo, Mondiali a Barcellona, la musica, una triste litania, non è cambiata.
Domenica, al primo giorno, la staffetta veloce maschile ha fallito. Lunedì Fabio Scozzoli, che onestamente era la nostra carta migliore, ha chiuso quinto nei 100 rana. "Forse la preparazione è stata sbagliata" ha detto. Peggio ha fatto nei 50 rana. Questo il buongiorno che s'è visto dal mattino, e non c'è da aspettarsi molto. Federica Pellegrini a parte. Ma anche se domani dovesse far cilecca, nulla cambiere come valutazione.
Che il boom del nuoto fosse finito l'avevamo capito da un pezzo. Gli unici a non aver avuto il sentore sono le persone che gestiscono la Federnuoto. Politicamente e tecnicamente.
Lo staff della Federnuoto è sempre lo stesso da oltre venti anni. E il flop di Londra ha insegnato qualcosa? No. La mente grigia - a Roma - resta l'ingegner Saini, il super esperto di numeri. Dopo Londra il direttore tecnico Bonifazi s'è dimesso, preferendo ritornare a seguire la parte sanitaria: perché allora in molti si rivolgano sempre a lui per raccordarsi con la federazione resta un bel mistero...
Ma forse la Federnuoto sta seminando per il futuro, direte. E in quale settore? Perché, vedete, parliamo sempre degli atleti, che ci mettono la faccia. Ma i tecnici? Ecco, gli allenatori italiani sono competitivi? Sono preparati? Sono aggiornati?
Voglio segnalare un fatto: Philippe Lucas, tecnico francese che odia i giornalisti (tranquillamente ricambiato), decide che il 2013 di Federica Pellegrini deve essere un anno light. Se ne frega di commenti, risolini e battutine. Quanti tecnici italiani avrebbero avuto il coraggio di fare una scelta del genere, e di reggere il peso delle critiche dei Signori della Federnuoto? Diciamo zero? Questo è il punto. Manca una nuova generazione di allenatori. Con idee nuove, e indipendenti ad un sistema consolidato che coopta, non premia. I giovani bravi se ne sono andati all'estero: il primo è stato Andrea Di Nino, altri lo stanno seguendo. Forse il cambiar tanto allenatori della Pellegrini aveva un senso, a questo punto.
Infine, la parte politica e sociale. Chiedete, fatevi un giro tra i club di nuoto di tutta Italia. Scoprirete in che condizioni economiche versano. Le società, l'ombelico di questo sport, sono a pezzi. In molti non vogliono più pagare le quote federali. Perché non possono.
Questo è lo stato dell'arte. Mancanza di atleti, mancanza di tecnici, mancanza di dirigenti che sappiano guardare oltre il proprio naso (pardon, oltre il proprio spazio acqua). Tutti questi fattori hanno portato in basso il nuoto italiano. E non aspettatevi che siano le attuali persone a dare il colpo di reni che risolleverà il movimento. Spero tanto di sbagliarmi.
Perché questa durezza? Dopo che la Pellegrini è entrata nella finale dei 200 sl con il miglior tempo? Proprio per questo. Abbiamo dimenticato l'anno scorso? Le Olimpiadi e il flop del nuoto italiano a Londra? Beh, un anno dopo, Mondiali a Barcellona, la musica, una triste litania, non è cambiata.
Domenica, al primo giorno, la staffetta veloce maschile ha fallito. Lunedì Fabio Scozzoli, che onestamente era la nostra carta migliore, ha chiuso quinto nei 100 rana. "Forse la preparazione è stata sbagliata" ha detto. Peggio ha fatto nei 50 rana. Questo il buongiorno che s'è visto dal mattino, e non c'è da aspettarsi molto. Federica Pellegrini a parte. Ma anche se domani dovesse far cilecca, nulla cambiere come valutazione.
Che il boom del nuoto fosse finito l'avevamo capito da un pezzo. Gli unici a non aver avuto il sentore sono le persone che gestiscono la Federnuoto. Politicamente e tecnicamente.
Lo staff della Federnuoto è sempre lo stesso da oltre venti anni. E il flop di Londra ha insegnato qualcosa? No. La mente grigia - a Roma - resta l'ingegner Saini, il super esperto di numeri. Dopo Londra il direttore tecnico Bonifazi s'è dimesso, preferendo ritornare a seguire la parte sanitaria: perché allora in molti si rivolgano sempre a lui per raccordarsi con la federazione resta un bel mistero...
Ma forse la Federnuoto sta seminando per il futuro, direte. E in quale settore? Perché, vedete, parliamo sempre degli atleti, che ci mettono la faccia. Ma i tecnici? Ecco, gli allenatori italiani sono competitivi? Sono preparati? Sono aggiornati?
Voglio segnalare un fatto: Philippe Lucas, tecnico francese che odia i giornalisti (tranquillamente ricambiato), decide che il 2013 di Federica Pellegrini deve essere un anno light. Se ne frega di commenti, risolini e battutine. Quanti tecnici italiani avrebbero avuto il coraggio di fare una scelta del genere, e di reggere il peso delle critiche dei Signori della Federnuoto? Diciamo zero? Questo è il punto. Manca una nuova generazione di allenatori. Con idee nuove, e indipendenti ad un sistema consolidato che coopta, non premia. I giovani bravi se ne sono andati all'estero: il primo è stato Andrea Di Nino, altri lo stanno seguendo. Forse il cambiar tanto allenatori della Pellegrini aveva un senso, a questo punto.
Infine, la parte politica e sociale. Chiedete, fatevi un giro tra i club di nuoto di tutta Italia. Scoprirete in che condizioni economiche versano. Le società, l'ombelico di questo sport, sono a pezzi. In molti non vogliono più pagare le quote federali. Perché non possono.
Questo è lo stato dell'arte. Mancanza di atleti, mancanza di tecnici, mancanza di dirigenti che sappiano guardare oltre il proprio naso (pardon, oltre il proprio spazio acqua). Tutti questi fattori hanno portato in basso il nuoto italiano. E non aspettatevi che siano le attuali persone a dare il colpo di reni che risolleverà il movimento. Spero tanto di sbagliarmi.