La bella notizia è che non ci sarà lo "zeru tituli" di Londra 2012. La brutta notizia, per così dire, che la medaglia l'ha portata ancora lei. Gira e rigira, l'ombelico del nuoto azzurro resta questa signorina. Dieci anni dopo il suo debutto è ancora lei a dare orgoglio all'Italia. L'argento conquistato nella gara che non doveva esserci "costringe" ad effettuare molte riflessioni, e molti spunti offre. La prima domanda riguarda l'atleta: la gente comune si chiede come sia possibile che, non avendo preparato questa gara, abbia realizzato quest'exploit. La risposta è che prima di tutto non si può dubitare delle sue parole e che, in tempi brevi (un anno) alla mancanza di chilometri si può sopperire grazie al lavoro fatto negli anni precedenti. Può succedere, se l'atleta è un fenomeno.
Gli altri quesiti riguardano il movimento: se a Londra 2012 ci fu il battibecco Magnini/Rossetto, a Barcellona 2013 c'è stato quello tra Scozzoli/Gyertyannfy. Che dire? Queste polemiche tra atleti e tecnici confermano che le cose in casa Italia non vanno bene. E non solo le diatribe verbali a dirlo, ci sono anche i riscontri cronometrici. E' su questo che, chi possiede le chiavi della Federazione dovrebbe riflettere. Pensare al perché, da quando scomparve Castagnetti, l'unico che abbia ottenuto risultati come si deve - con la Pellegrini - è stato uno straniero (il francese Lucas), e non l'italico trio Morini-Bonifacenti-Rossetto. Chiedersi come la coppia Butini/Coconi, i due responsabili del settore tecnico, abbia lavorato. Domandarsi cosa ha supervisionato il politico della Fin, il signor Del Bianco, che è il referente della presidenza.
Pensare di usare l'exploit della Pellegrini come alibi di questo nuovo flop azzurro in progress sarebbe un errore. Per una semplice ragione: la Pellegrini ha già detto forte e chiaro che penserà solo a se stessa e non coprire più le spalle a nessuno, e già due giorni fa la Federnuoto ha mostrato una mancanza di tatto nel non rispettare una sua richiesta, quella del silenzio sull'essere in gara nei 200 sl. E qui scatta una ovvia domanda: ma una federazione non ha a cuore le esigenze dei propri atleti?
Gli altri quesiti riguardano il movimento: se a Londra 2012 ci fu il battibecco Magnini/Rossetto, a Barcellona 2013 c'è stato quello tra Scozzoli/Gyertyannfy. Che dire? Queste polemiche tra atleti e tecnici confermano che le cose in casa Italia non vanno bene. E non solo le diatribe verbali a dirlo, ci sono anche i riscontri cronometrici. E' su questo che, chi possiede le chiavi della Federazione dovrebbe riflettere. Pensare al perché, da quando scomparve Castagnetti, l'unico che abbia ottenuto risultati come si deve - con la Pellegrini - è stato uno straniero (il francese Lucas), e non l'italico trio Morini-Bonifacenti-Rossetto. Chiedersi come la coppia Butini/Coconi, i due responsabili del settore tecnico, abbia lavorato. Domandarsi cosa ha supervisionato il politico della Fin, il signor Del Bianco, che è il referente della presidenza.
Pensare di usare l'exploit della Pellegrini come alibi di questo nuovo flop azzurro in progress sarebbe un errore. Per una semplice ragione: la Pellegrini ha già detto forte e chiaro che penserà solo a se stessa e non coprire più le spalle a nessuno, e già due giorni fa la Federnuoto ha mostrato una mancanza di tatto nel non rispettare una sua richiesta, quella del silenzio sull'essere in gara nei 200 sl. E qui scatta una ovvia domanda: ma una federazione non ha a cuore le esigenze dei propri atleti?