Mondiali di nuoto 2013

Greg e Fede evitano la disfatta, ma i problemi restano

di PAOLO ROSSI

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Mettiamola così: l'Italia del nuoto - grazie alla gara che non doveva esserci (Pellegrini, 200 sl) e alla quart'ultima della rassegna (Paltrinieri, 1500 sl) - ha evitato un'altra Berlino 1978, l'unica manifestazione mondiale conclusasi con 'zeru tituli'.  Due medaglie. Non era il riscatto che ci si attendeva dopo l'altro 'zeru tituli', quello di Londra 2012, ma va bene così. Chi lo dice? Il presidente della Federnuoto, Paolo Barelli: "Non eravamo venuti qua per fare miracoli. Gli atleti su cui il nuoto azzurro punta, Pellegrini a parte, non sono ancora maturi per essere sul podio. Abbiamo raccolto nel nuoto quello che ci aspettavamo". Ed il direttore tecnico, Cesare Butini: "Il bilancio della nostra partecipazione al mondiale è in linea con le aspettative. Siamo arrivati a Barcellona con una squadra che sapevamo non poteva andare oltre una-due medaglie".

Queste parole non sono indicative. Sono illuminanti. Vedete, ieri Sandro Campagna - ct della pallanuoto - perde la finale del bronzo e si assume delle responsabilità che neppure sono sue (la preparazione fisica). Sandro Campagna è un tipo che nel 2011 ha vinto l'oro mondiale, e a Londra olimpica l'argento.
Invece i tecnici del nuoto, che vengono da due anni di flop, non vogliono assolutamente pronunciare la parola "fallimento". Non esiste prendere in considerazione i problemi che si sono verificati uno dietro l'altro. Anzi, guai a chiamarla Italietta, perché a Butini viene un sussulto d'orgoglio. D'altronde sa di avere tutto l'appoggio del presidente Barelli, vecchio amico dai tempi del circolo Aurelia, che ha tenuto a ribadire: "I tecnici italiani sono fra i più bravi al mondo e lavorano in condizioni molto difficili". Un'affermazione importante, che però non spiega il perché dei tanti exploit negativi. Una dichiarazione di stima che evita di entrare al cuore del problema: il sistema Nuoto italiano. E la pianificazione della preparazione annuale, la gestione dei centri federali, l'aggiornamento degli allenatori, la scelta degli stessi tecnici.

E allora, cosa significano quelle parole? Che il nuoto italiano non è malato. Lo sembra solo a noialtri che guardiamo da fuori e facciamo riflessioni sommarie, superficiali e anche ignoranti. Lo diciamo solo per informare quelli del Coni, che magari la pensano diversamente in chiave olimpica. Tranquilli, dunque: il nuoto italiano è in salute. Non è importante che sia competitivo agonisticamente. E' importante, f. o. n. d. a. m. e. n. t. a. l. e, che sia sport di base. Che i medici di base lo consiglino. Che i genitori portino i loro figli in vasca e paghino. Questa è la priorità di questa Federnuoto, il pensiero di Barelli: gli spazi acqua, non la parte professionistica. Una filosofia che viene garantita, nell'ordine, dai signori: Gianfranco Saini, Marco Bonifazi, Cesare Butini. Da anni (ho perso il conto, ormai) le menti pensanti della Federnuoto. Immutabili nei loro convincimenti, immutabili nei loro programmi che, da anni, si susseguono senza soluzione di continuità. Vincenti? Perdenti? Nessuna differenza fa...