Locarno. Hilary Swank è la perfetta incarnazione del sogno americano. Infanzia povera, passata in un parcheggio per roulotte; poi, dopo lo sport agonistico e le serie televisive, l'approdo al cinema e la conquista di due Oscar come attrice protagonista: per Boys Don't Cry e Million Dollar Baby. Ora, in attesa dell'uscita del suo nuovo film, il thriller di caccia all'uomo The Hunt (nelle sale americane a settembre) e di una serie televisiva su Netflix, l'attrice è in Svizzera per ritirare il premio alla carriera del Festival di Locarno. E si racconta. Parlando del primo Oscar, vinto a soli vent'anni per il transessuale Brandon Teena di Boys Don't Cry, ricorda come riuscì a ottenere quella parte fondamentale per la sua carriera.
"Vent'anni fa gli attori erano sempre gli stessi ed evitavano i film indipendenti, perché erano un rischio e facevano guadagnare poco. Così, dopo nove anni di rodaggio in pellicole per teenager e telefilm, ho fatto un provino e la parte è toccata a me. Nessuno immaginava che Boys Don't Cry avrebbe avuto tanto successo: all'epoca i transgender erano un argomento tabù. È stato un grande onore interpretare Brandon, una persona reale, in un film che per la prima volta li rappresentava sullo schermo".
Per farlo Hilary dovette perdere parecchi chili. Al contrario, mise su molti muscoli per impersonare l'indomita boxeur Maggie Fitzgerald di Million Dollar Baby, il film di Clint Eastwood che cinque anni dopo le fruttò il secondo Oscar. "Come regista e come uomo Clint è un tipo molto semplice. Ma anche speciale. Lui analizza le persone in modo diretto, non complicato, però arriva al cuore del loro carattere. Inoltre, essendo un attore, sa bene come sia stare davanti alla macchina da presa: quindi una volta che ti ha scelto ti lascia libera, facendoti sentire che ha fiducia in te".
La filmografia di Hillary Swank è piena di donne forti, risolute: la pioniera dell'aviazione femminile Amelia Earhart nel film Amelia, la tenace donna del West in The Homesman, prossimamente l'astronauta in rotta per Marte della serie Netflix Away. "Non so se tendo a cercare quel genere di ruoli, però ciò che mi attira di un film sono i personaggi: gente che lotta per quello che è giusto senza mai arrendersi, che indica il sentiero agli altri. Forse" aggiunge "cercavo parti in cui potermi identificare. Però le storie dure hanno un prezzo, che paghi con la fatica che costa poi liberarsene. Così ho fatto anche film divertenti, commedie allegre. Il mondo di oggi è così difficile che un po' di leggerezza, ogni tanto, ci vuole".
Hilary non ha studiato recitazione e afferma che lo studio dei suoi personaggi passa attraverso l'osservazione diretta delle persone reali. Si stenta a credere - però - che un'attrice famosa, mentre studia curiosa i comportamenti umani, non venga riconosciuta. "Che problema c'è? Io vivo a New York, dove le persone evitano il contatto visivo. Non si guardano in faccia, ma osservano il display del telefonino. Così posso viaggiare tranquillamente in metropolitana e osservare gli altri, senza che nessuno si accorga di me".
"Vent'anni fa gli attori erano sempre gli stessi ed evitavano i film indipendenti, perché erano un rischio e facevano guadagnare poco. Così, dopo nove anni di rodaggio in pellicole per teenager e telefilm, ho fatto un provino e la parte è toccata a me. Nessuno immaginava che Boys Don't Cry avrebbe avuto tanto successo: all'epoca i transgender erano un argomento tabù. È stato un grande onore interpretare Brandon, una persona reale, in un film che per la prima volta li rappresentava sullo schermo".
Per farlo Hilary dovette perdere parecchi chili. Al contrario, mise su molti muscoli per impersonare l'indomita boxeur Maggie Fitzgerald di Million Dollar Baby, il film di Clint Eastwood che cinque anni dopo le fruttò il secondo Oscar. "Come regista e come uomo Clint è un tipo molto semplice. Ma anche speciale. Lui analizza le persone in modo diretto, non complicato, però arriva al cuore del loro carattere. Inoltre, essendo un attore, sa bene come sia stare davanti alla macchina da presa: quindi una volta che ti ha scelto ti lascia libera, facendoti sentire che ha fiducia in te".
La filmografia di Hillary Swank è piena di donne forti, risolute: la pioniera dell'aviazione femminile Amelia Earhart nel film Amelia, la tenace donna del West in The Homesman, prossimamente l'astronauta in rotta per Marte della serie Netflix Away. "Non so se tendo a cercare quel genere di ruoli, però ciò che mi attira di un film sono i personaggi: gente che lotta per quello che è giusto senza mai arrendersi, che indica il sentiero agli altri. Forse" aggiunge "cercavo parti in cui potermi identificare. Però le storie dure hanno un prezzo, che paghi con la fatica che costa poi liberarsene. Così ho fatto anche film divertenti, commedie allegre. Il mondo di oggi è così difficile che un po' di leggerezza, ogni tanto, ci vuole".
Hilary non ha studiato recitazione e afferma che lo studio dei suoi personaggi passa attraverso l'osservazione diretta delle persone reali. Si stenta a credere - però - che un'attrice famosa, mentre studia curiosa i comportamenti umani, non venga riconosciuta. "Che problema c'è? Io vivo a New York, dove le persone evitano il contatto visivo. Non si guardano in faccia, ma osservano il display del telefonino. Così posso viaggiare tranquillamente in metropolitana e osservare gli altri, senza che nessuno si accorga di me".