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Luigi Lo Cascio: "Stavolta sono a Venezia con una famiglia che non è la mia"

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L'attore è protagonista, con Alba Rohrwacher, del film di apertura della Mostra 'Lacci', di Daniele Luchetti
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Luigi Lo Cascio, 52 anni, è una presenza speciale e un pezzo di storia recente della Mostra: «All’annuncio che Lacci di Daniele Luchetti era il film inaugurale dell’edizione 77 si è sottolineato che era una festa perché da tantissimi anni non succedeva a un italiano. Quel “tantissimi anni” mi è un po’ pesato perché ero anche in quel film, Baarìa di Giuseppe Tornatore. Ma allora era inimmaginabile una situazione e un significato come quelli di oggi, quando finalmente si riparte dopo le chiusure». L’intervista è all’ultimo piano di un Hotel Excelsior inusualmente sgombro e silente: «Nel nostro mestiere in cui anche il fare è stato compromesso. Il blocco non ha riguardato solo il momento in cui si va a vedere un film in sala, ma proprio la troupe, lo stare insieme, la compagnia di teatro… siamo stati messi in ginocchio. Questa Mostra è un bel segnale che si co…
Luigi Lo Cascio, 52 anni, è una presenza speciale e un pezzo di storia recente della Mostra: «All’annuncio che Lacci di Daniele Luchetti era il film inaugurale dell’edizione 77 si è sottolineato che era una festa perché da tantissimi anni non succedeva a un italiano. Quel “tantissimi anni” mi è un po’ pesato perché ero anche in quel film, Baarìa di Giuseppe Tornatore. Ma allora era inimmaginabile una situazione e un significato come quelli di oggi, quando finalmente si riparte dopo le chiusure». L’intervista è all’ultimo piano di un Hotel Excelsior inusualmente sgombro e silente: «Nel nostro mestiere in cui anche il fare è stato compromesso. Il blocco non ha riguardato solo il momento in cui si va a vedere un film in sala, ma proprio la troupe, lo stare insieme, la compagnia di teatro… siamo stati messi in ginocchio. Questa Mostra è un bel segnale che si comincia a tornare».

“Lacci” affronta la disgregazione e ricomposizione di una famiglia attraverso il tempo e le prospettive dei protagonisti.
«I personaggi dei genitori hanno due momenti, la coppia che porta avanti la storia è vista in un’età più giovane, siamo io e Alba Rohrwacher, poi Silvio Orlando e Laura Morante interpretano noi da più grandi. La mia parte è quella più abominevole. Intorno a me creo devastazione, sono io che con l’abbandono, l’egoismo, il desiderio di vivere la mia felicità e la libertà non in famiglia, lascio due bambini, una moglie, non preoccupandomi del deserto che lascio. È un personaggio confuso che agisce senza pensare alle conseguenze. Nella seconda parte c’è il dramma della riconciliazione, là il mio personaggio subisce passivo. Io vivo una parte di questa dinamica terribile, abbandono, perdono e riconciliazione».

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Rohrwacher sul set l’ha presa a calci per davvero.
«Alba è sempre totalmente sincera, dal calcio con gli stivali che ti assesta sugli stinchi a quando ti chiede di tornare insieme, da lei posso accettare anche le botte».

Le dinamiche di “Lacci” appartengono anche alla famiglia di oggi.
«Totalmente. Il libro parte dagli anni Settanta per finire ai giorni nostri. Il film è spostato negli Ottanta ma si poteva andare avanti perché le dinamiche sono sempre quelle dell’egoismo, della lacerazione quando un padre si allontana. Forse sono diversi i modi della società e del costume di reagire a tutto questo. Ad esempio l’importanza per un bimbo di ciò che succede, un tempo non era contemplata. Oggi è quel che si difende sono innanzitutto i figli, quasi più che la donna. C’è un cambiamento nella società, sono correttivi, ma la lacerazione nelle varie figure è più o meno la stessa».

I ricordi più belli alla Mostra?
«Non voglio fare il megalomane ma mi sono reso conto che in questi vent’anni di cinema — ho iniziato con il teatro, al cinema sono arrivato 32enne — sono venuto alla Mostra almeno dieci volte. Il ricordo indelebile è quello di I cento passi, il mio primo film, poi la Coppa Volpi vinta l’anno dopo con La luce dei miei occhi di Giuseppe Piccioni, poi con il mio film da regista, La città ideale. Ogni volta è una grande confusione ma quando il treno arriva, prendo il vaporetto per il Lido e sento un senso di familiarità».

L’immagine più forte?
«Mia madre e i miei fratelli vengono ogni anno dalla Sicilia, questa è la prima edizione che mancano. Quando c’è la Mostra vengono sempre, c’è una colonia siciliana che si trasferisce, ormai ci conoscono, siamo tanti, tre maschi e due femmine… L’immagine che ho è dei Lo Cascio che arrivano a Venezia e il sorriso di mia madre che trasforma tutto in una cosa bellissima».