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Caterina Guzzanti e la voglia di cinema: "Boris è un cult ma io sono cresciuta"

L'attrice in sala dall'1 ottobre con il film 'Burraco fatale', mentre su Netflix torna al successo la celebre serie
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Caterina Guzzanti tra una commedia in sala e il ritorno di Boris. In Burraco fatale di Giuliana Gamba è una delle quattro altoborghesi di provincia appassionate di gioco: saranno un torneo e l’incontro di una di loro con uno straniero sorprendente a cambiare la vita di tutte. Nel film, girato tra Anzio e il Marocco, recitano Claudia Gerini, Angela Finocchiaro e Paola Minaccioni e, appunto, Caterina Guzzanti. “È una storia leggera, ci siamo messe in quattro a lavorare sui dialoghi, a rendere l’amicizia tra queste donne credibile e ci abbiamo messo pochissimo ad accordarci. Spero che questo, al di là dell’amore adolescenziale e del burraco, esca fuori. E le nostre donne non sono macchiette. Del mio personaggio interessava il rapporto con la figlia all’estero, che però è un po’ scomparso nel montaggio. Ma ci siamo divertite molto”.

'Burraco fatale', un poker d'attrici e un asso per una commedia …

Caterina Guzzanti tra una commedia in sala e il ritorno di Boris. In Burraco fatale di Giuliana Gamba è una delle quattro altoborghesi di provincia appassionate di gioco: saranno un torneo e l’incontro di una di loro con uno straniero sorprendente a cambiare la vita di tutte. Nel film, girato tra Anzio e il Marocco, recitano Claudia Gerini, Angela Finocchiaro e Paola Minaccioni e, appunto, Caterina Guzzanti. “È una storia leggera, ci siamo messe in quattro a lavorare sui dialoghi, a rendere l’amicizia tra queste donne credibile e ci abbiamo messo pochissimo ad accordarci. Spero che questo, al di là dell’amore adolescenziale e del burraco, esca fuori. E le nostre donne non sono macchiette. Del mio personaggio interessava il rapporto con la figlia all’estero, che però è un po’ scomparso nel montaggio. Ma ci siamo divertite molto”.

'Burraco fatale', un poker d'attrici e un asso per una commedia sulle carte



Non la si vede spesso in un film per il cinema. “Perché  mi fanno fare le cose comiche. L’anno scorso ho fatto il mio primo ruolo drammatico in Mollami di Matteo Gentiloni, ero una madre disperata e impasticcata, non c’era nulla da ridere e potevo recitare. E’ andata bene”. Vorrebbe fare più film? “Ma certo, lo scriva. Ma pare che ci sia, da parte dei registi e dei casting, qualche pregiudizio. Mi conoscono tutti, però hanno una immagine di me evidentemente televisiva”.

Oggi l’antico muro tra televisione e cinema sembra essere caduto: “Nel frattempo però ogni anno arrivano, come scaricate da un tir, decine di nuove attrici giovani belle, brave. Forse c’è una certa pigrizia rispetto ad andare cercare l’immagine di te: “facevi la bambina riposseduta, quanto mi facevi ridere con la Gelmini … Tutte cose di vent’anni fa. Lo dico mio malgrado, ma so di saper fare molto. Mi propongo: posso venire? Mi fate dimostrare?, 'come no, sei bravissima, ti conosciamo benissimo ma sei troppo grande, troppo piccola, troppo comica'. Una fatica. Se sai fare troppe cose, essere drammatica e comica, sai ballare e cantare ti dicono 'brava, ma non siamo a Broadway'. Non voglio fare polemica, ma vorrei fare più cinema. Sono sicura che succederà, malgrado certe rigidità. E intanto sto scrivendo un mio spettacolo teatrale”.

Caterina Guzzanti con il cast della serie 'Boris', ora disponibile su Netflix. In alto, è tra Angela Finocchiaro e Paola Minaccioni nel film 'Burraco fatale', in sala dall'1 ottobre 


Che l’attrice sia brava in ruoli non squisitamente comici lo dimostra ampiamente la sua Arianna dell’Arti di Boris, assistente alla regia di René Ferretti-Francesco Pannofino. La serie ha conosciuto una seconda ondata di successo su Netflix. “Molti l’hanno scoperta ora, come se fosse nuova. Mi scrivono o mi citano battute che, anche se non se ne rendono conto, sono entrate da anni nel nostro immaginario. E mi chiedono ancora se ho votato Berlusconi. Sic. Confesso che anche io l’ho rivista di notte durante il lockdown – di giorno sono ero tutta Disney con mio figlio – e ho pensato che era una figata. All’epoca la vedevamo sempre in cinquanta a casa di Paolo Calabrese, una gran confusione. Oggi sono una fan”.

Di recente il gruppo di Boris è stato invitato al Festival di Lucca. “Si dice retoricamente che ogni gruppo di lavoro è una famiglia, non è vero. Siamo tanti e diversi ma a piccoli gruppi ci frequentiamo e ci amiamo e soprattutto accorriamo ogni volta ci chiedano di fare una reunion. Ne abbiamo fatta una a Lucca, e poi lo scorso luglio davanti a casa mia al Tufello in mezzo ai condomini, e poi al Pigneto. È stata una fortuna essere scelti per fare una serie di cui all’inizio si intuiva la genialità, ma facendola non ce ne siamo resi conto. Poi c’è stata l’esplosione, è considerata un cult, la migliore serie italiana”. Sulla possibilità di Boris 4 “in realtà da dopo il film quasi ogni anno c’è stata l’eventualità, il desiderio di farlo e il pudore nel trattenersi. Quando gli sceneggiatori hanno detto basta lo abbiamo accettato anche noi di non andare avanti solo perché c’è il successo. Ci vuole la necessità”. Dopo dodici anni dopo forse si può? “Magari è il momento di capire cosa è successo in questo lasso di tempo ai personaggi. Credo che sia al vaglio degli sceneggiatori che tra l’altro ahimè sono in due. Questo è un argomento con cui fare i conti. Un altro motivo per cui trattenersi? La paura di fare qualcosa che a Mattia Torre non piacerebbe? E’ un'enorme responsabilità. Se si fa, sono felicissima di esserci perché vuol dire che si sono scandagliate tutte le possibilità, i pro e i contro. Di certo i personaggi sono cambiati”.

Boris è sempre stato libero di raccontare di "cagne maledette", amanti di potenti. “E’ sempre stato libero, mai censurato o contestato. E’ la fortuna delle cose che piacciono, questo le rende inattaccabili. E’ protetto dalla sua intelligenza e dalla sua popolarità. Andò in onda in sordina, nel 2007, all'epoca Sky l’avevano in pochi, neanche io ce l'avevo, guardavo Lost con i dvd americani. Quando se ne sono accorti era stata sdoganata. Contestarla dopo, sarebbe stato anacronistico. Ma di solito di queste cose me ne frego”.