LA storia degli uomini che hanno lasciato un segno, nell'immaginario collettivo, è quasi sempre una storia di simboli. E il caso di Bruce Lee non sfugge alla regola. Prendiamo la tuta gialla: indossata nel suo ultimo film uscito postumo anni dopo la morte, L'ultimo combattimento di Chen, è stata riprodotta da Quentin Tarantino per la Uma Thurman guerriera di Kill Bill. O i nunchaku, tradizionali armi contadine del suo paese d'origine composte da due bastoni e una catena, e che noi spettatori conosciamo grazie a pellicole come Dalla Cina con furore. O ancora il Jeet kune doo, lo strano ed eclettico "stile non stile" di arti marziali creato dal divo: un mix di kung fu, scherma, boxe, velocità e potenza. Per non parlare di una delle scene di combattimento più cult - ma anche più belle - del cinema: quella in cui lui (in L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente) si confronta con un giovane Chuck Norris, sullo sfondo del Colosseo. Sequenza che richiese tre giorni di riprese e venti pagine di storyboard, disegnate in prima persona dal protagonista.
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Ecco perché, malgrado il tempo che passa, il mito Bruce Lee non ha mai conosciuto tramonto. Conquistando, nel corso del tempo generazioni di ragazzini, ma anche cinefili raffinati. Che adesso celebrano il quarantesimo anniversario dalla sua scomparsa: l'attore e regista morì infatti il 20 lugllio del 1973. All'epoca si trovava Hong Kong, ed era sotto stress per il superlavoro: un malore lo colse mentre era a casa di un'attrice locale, Bettie Ting Pei, per un probabile incontro galante. La sua morte sconvolse il mondo intero, ma in particolare l'isola: ai suoi funerali partecipò una folla oceanica, e commossa. Una seconda cerimonia funebre, a Seattle, vide la partecipazione di Steve McQueen, James Coburn e Chuck Norris.
Ma l'eredità di Lee - l'unione tra arti marziali e cinema, il tentativo di costruire un ponte tra Oriente e Occidente, l'avvio di uno stile filmico che verrà riproposto in seguito da divi come Jackie Chan o Jet Li, e che influenzerà grandi registi come Ang Lee e John Woo - è viva ancora adesso, quattro decenni più tardi. E per chi volesse averne una dimostrazione pratica, l'occasione può essere l'omaggio che, proprio in occasione di questo anniversario, gli dedica il canale tv Studio Universal (piattaforma Mediaset Premium): per tutto luglio, ogni venerdì alle 21,15, viene proposto un suo film. Si comincia con Il furore della Cina colpisce ancora di Lo Wei, che lo vede per la prima volta protagonista assoluto, fino a L'ultima sfida di Bruce Lee, in cui appare solo in immagini di repertorio.
E così, ancora una volta, riscopriremo il talento e il carisma di questo divo globale, in pellicole dall'aria irresistibilmente vintage. Nato nel 1940 a San Francisco, cresciuto a Hong Kong, Lee - o Piccolo Drago, come veniva chiamato in cinese - dimostra presto di essere un talento nelle arti marziali: si dedica a uno stile di kung ku chiamato Wing Chun, e continua a coltivarlo anche dopo che, a 18 anni, torna a San Francisco e poi a Seattle. Ma le sue doti istrioniche e acrobatiche, e anche la sua tendenza a mescolare movimenti ortodossi della disciplina cinese ad altri decisamente "alternativi", lo portano prima verso la tv (con la serie Il Calabrone verde), poi verso il cinema. La sua carriera da grande schermo è rapidissima, bruciante: dopo Il furore della Cina (1971), arriva lo stracult Dalla Cina con furore (1972). Diventa una star internazionale, e nello stesso anno dirige e interpreta L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente.
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La morte - prematura, durante la lavorazione di L'ultimo combattimento di Chen - stroncherà una carriera più lanciata che mai. Una sorta di maledizione, che come molti sanno colpirà anche il figlio di Bruce, Brandon Lee, che morirà misteriosamente, colpito da un proiettile sul set di Il Corvo, nel 1993. Adesso i due riposano insieme nel cimitero di Lake View, a Seattle: uniti per sempre, e non solo da un destino amaro.
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Ecco perché, malgrado il tempo che passa, il mito Bruce Lee non ha mai conosciuto tramonto. Conquistando, nel corso del tempo generazioni di ragazzini, ma anche cinefili raffinati. Che adesso celebrano il quarantesimo anniversario dalla sua scomparsa: l'attore e regista morì infatti il 20 lugllio del 1973. All'epoca si trovava Hong Kong, ed era sotto stress per il superlavoro: un malore lo colse mentre era a casa di un'attrice locale, Bettie Ting Pei, per un probabile incontro galante. La sua morte sconvolse il mondo intero, ma in particolare l'isola: ai suoi funerali partecipò una folla oceanica, e commossa. Una seconda cerimonia funebre, a Seattle, vide la partecipazione di Steve McQueen, James Coburn e Chuck Norris.
Ma l'eredità di Lee - l'unione tra arti marziali e cinema, il tentativo di costruire un ponte tra Oriente e Occidente, l'avvio di uno stile filmico che verrà riproposto in seguito da divi come Jackie Chan o Jet Li, e che influenzerà grandi registi come Ang Lee e John Woo - è viva ancora adesso, quattro decenni più tardi. E per chi volesse averne una dimostrazione pratica, l'occasione può essere l'omaggio che, proprio in occasione di questo anniversario, gli dedica il canale tv Studio Universal (piattaforma Mediaset Premium): per tutto luglio, ogni venerdì alle 21,15, viene proposto un suo film. Si comincia con Il furore della Cina colpisce ancora di Lo Wei, che lo vede per la prima volta protagonista assoluto, fino a L'ultima sfida di Bruce Lee, in cui appare solo in immagini di repertorio.
E così, ancora una volta, riscopriremo il talento e il carisma di questo divo globale, in pellicole dall'aria irresistibilmente vintage. Nato nel 1940 a San Francisco, cresciuto a Hong Kong, Lee - o Piccolo Drago, come veniva chiamato in cinese - dimostra presto di essere un talento nelle arti marziali: si dedica a uno stile di kung ku chiamato Wing Chun, e continua a coltivarlo anche dopo che, a 18 anni, torna a San Francisco e poi a Seattle. Ma le sue doti istrioniche e acrobatiche, e anche la sua tendenza a mescolare movimenti ortodossi della disciplina cinese ad altri decisamente "alternativi", lo portano prima verso la tv (con la serie Il Calabrone verde), poi verso il cinema. La sua carriera da grande schermo è rapidissima, bruciante: dopo Il furore della Cina (1971), arriva lo stracult Dalla Cina con furore (1972). Diventa una star internazionale, e nello stesso anno dirige e interpreta L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente.
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La morte - prematura, durante la lavorazione di L'ultimo combattimento di Chen - stroncherà una carriera più lanciata che mai. Una sorta di maledizione, che come molti sanno colpirà anche il figlio di Bruce, Brandon Lee, che morirà misteriosamente, colpito da un proiettile sul set di Il Corvo, nel 1993. Adesso i due riposano insieme nel cimitero di Lake View, a Seattle: uniti per sempre, e non solo da un destino amaro.