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Marta Gastini, dark lady dei Borgia:
"Come sono diventata una maliarda"

3 minuti di lettura
Ha stregato Sir Anthony Hopkins facendo l’indemoniata in Il rito, si è accaparrata un ruolo da maliarda nella serie di successo I Borgia: Marta Gastini è bell’esempio di talento italiano riconosciuto all’estero. Grazie alla buona conoscenza dell’inglese (si è trasferita per il penultimo anno di liceo a Londra) e al temperamento volitivo, la ragazza di Alessandria, 24 anni il 2 ottobre, si è conquistata uno spazio nel cinema anglosassone. Si racconta al telefono, durante una pausa sul set della terza serie di I Borgia, il progetto televisivo europeo che ha battuto il rivale canadese in cui interpreta uno dei personaggi principali, Giulia Farnese, l’amante di Papa Alessandro VI. In questi giorni (su Sky cinema 1) viene trasmessa la seconda ondata di puntate sugli intrighi di corte e papato scritti da Tom Fontana e intanto negli economici studios di Praga si girano gli interni della serie successiva. «La terza e anche l’ultima» garantisce Marta Gastini.
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Che scena sta girando?

«Quella in cui per l’ennesima volta cerco di riavvicinare a me Roderigo. Non è andata bene, oggi».
Una scena di sesso? Nella prima serie sono state parecchie.
«Nella prima serie moltissime, un po’ meno nella seconda e terza. Le prime volte ero paralizzata dall’imbarazzo, nel fare certe scene nuda davanti a trenta persone. Poi ho imparato a concentrarmi, quasi a dimenticare che non avevo i vestiti addosso. Mi ha molto aiutato il costumista che nelle prime scene mi aveva circondato con una serie di stoffe per giocare e nascondere un po’ la nudità, anche durante le riprese. Con nonchalance, senza farlo notare troppo, si può fare».
Che succede a Giulia Farnese nella terza serie?
«Giulia ha un nuovo amante, non posso svelare ancora chi sia, e sta per scoprire di avere capacità molto particolari. Alla fine della storia la lasceremo quando diventa governatrice di Carbognano».
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Un personaggio torbido e manipolatore, il suo.
«Infatti mi sono stupita che il regista mi abbia scelto, sono più il tipo "secchiona insignificante". Ma Giulia non è la tipica insopportabile cattiva. E, vedrete, c’è stato un grande salto tra la prima e la seconda stagione. Dapprima è una leonessa, una giovane donna amata dall’uomo più potente del mondo che con intelligenza e bellezza riesce a muovere come una marionetta. Nella seconda stagione, quella che state per vedere, Giulia diventa madre. Roderigo l’ha mandata via nella prima stagione e lei cerca di tornare e assicurare un futuro alla propria famiglia. In fondo è lei che ha fatto la fortuna dei Farnese».
Quando ha capito che voleva fare l’attrice?
«Intorno ai 17 anni. A scuola, in Inghilterra, dove ho fatto il penultimo anno di liceo, frequentavo un corso di teatro. Sono timida e il palcoscenico era un momento totalmente liberatorio, per me. Ho seguito lezioni alla New York film Academy a Parigi e al rientro ho parlato con mamma e papà che sono stati i primi sostenitori. Con papà abbiamo cercato su Internet, per capire come muoverci. Abbiamo trovato un sito che manda via mail gli annunci dei provini. Ho inviato il mio scarno curriculum e inviato le foto che mi aveva fatto un’amica. Ho iniziato a fare provini, il primo andato bene è stato per la serie di Raiuno Il bene e il male. Ho trovato un’agenzia, ho avuto il ruolo da protagonista al fianco di Terence Hill per L’uomo che cavalcava nel buio. Poi sono arrivati Io e Marilyn di Leonardo Pieraccioni e Il rito, che mi ha aperto le porte ai progetti internazionali. La serie dei Borgia e Dracula 3D di Dario Argento, che ora esce negli Stati Uniti».
È vero che aveva fatto il provino per il ruolo di Lucrezia Borgia?
«Sì. Il regista mi ha chiamato pochi giorni dopo e con mia grande sorpresa mi ha affidato il ruolo di Giulia Farnese. Io sono sempre stata una ragazza semplice e secchiona, non ho capito perché mi ha assegnato questo ruolo ma ne sono felice».
E ora?
«Dopo questo set ho in progetto un cortometraggio diretto da Anna Gigante, e poi ho scritto e girato il booktrailer per il primo romanzo di mia madre, Rossana Gastini Balduzzi, Vita in prestito. Esce a fine mese».
È dura?
«Sì. A gennaio sono andata a una scuola di recitazione a Los Angeles. È importante mantenersi sempre freschi, essere tosti. La competizione è altissima, come tutti i settori. Sapere bene l’inglese però aiuta».
Quali sono stati i provini più difficili?
«L’audizione per Il rito è stata dura: abbiamo girato una scena di esorcismo, molto pesante. Ma alla fine il regista mi ha detto "spero di vederti presto". Durante un provino alla Rai per una importante fiction mi sono innervosita tanto da non riuscire a ricordare le battute, ho dovuto leggerle. È andata male».
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L’incontro più importante?
«Quello con sir Anthony Hopkins. La prima volta ci siamo visti a Roma per la prima lettura del copione. Ero emozionata, gli ho detto "signore, è un onore" e lui mi ha abbracciato. "Ma quale signore, chiamami Tony. Anche per me è un piacere, mi hanno parlato molto bene di te". Da lui ho imparato che l’impegno deve essere assoluto, la preparazione è fondamentale, nulla va lasciato al caso. Ma poi, quando finalmente sei sul set, devi anche seguire il tuo istinto».