ROMA - Ai maghi della comunicazione (al ghost writer, al sondaggista, alla stylist che gli cura l'immagine, allo staff di iene in cerca del "candidato ideale" da affossare per far vincere l'altro, il candidato deciso dal partito) Pietro Zucca come aspirante premier sembra semplicemente perfetto: un imbranato che non sa niente di politica. "È lui" esulta la spin doctor Lunetta Savino, spregiudicata, cinica stratega convinta che un politico si possa costruire, lanciare e vendere come un profumo. Ma Zucca, interpretato con autoironia da Filippo Timi, sbaraglia tutti. La gente lo vota in massa, e il partito precipita nella disperazione.
Ispirata al format francese di successo, Henaut president!, la serie Il candidato Zucca presidente di Ludovico Bessegato, prodotta da Rosario Rinaldo, nata per il web, debutta dal 23 settembre su RaiTre: sei minuti dentro Ballarò. Perché la prima serie sulla politica italiana che innova il linguaggio della satira (la sceneggiatura è della Buonacostume, marchio di fabbrica dei giovani sceneggiatori Carlo Bassetti, Fabrizio Luisi, Simone Laudiero, Pier Mauro Tamburini) racconta, con feroce sense of humour, qualche verità sul potere, un po' alla maniera del film di Andò, Viva la libertà!. Si ride amaro.
Il candidato è uno dei titoli più attesi del Roma Fiction Fest diretto da Carlo Freccero che si apre sabato. Fantastico il team delle iene della comunicazione (Antonio Catania, Christian Ginepro, Marina Rocco, Flavio Furno, Bebo Storti, Fabrizio Luisi), l'ex magistrato Massimo Ghini è il candidato premier per la coalizione progressista, antagonista di Zucca; Lucia Mascino è la moglie infermiera di Zucca, molto a disagio per la discesa in campo del marito. Maccio Capatonda è Feffo, il comico reclutato per imitare il nostro eroe (visto che nessuno lo imita), mentre Ivana Spagna nel ruolo di se stessa viene ingaggiata per l'inno "Zucca Presidente". Grande protagonista a teatro e al cinema, Timi è un utile idiota perfetto, ma vince "perché ci crede. La cosa interessante della serie" spiega l'attore "è che non prende di mira nessun partito però è uno spaccato sul sistema della politica. Tutto è tragicamente plausibile. Zucca è uno che restituisce i soldi, che non sale sul carro del vincitore, anzi, difende il compagno di partito che gli è stato amico ma che ha rubato. È il contrario del Kevin Spacey di House of Cards, a Zucca il potere non interessa, è armato delle migliori intenzioni, ma è l'uomo sbagliato al momento sbagliato. E un politico fuori posto è un problema per tutti".
[[ge:rep-locali:repubblica:95465431]]
Timi lo dice candidamente: "Vado a votare, ma non mi addentro nel pensiero politico, anche se ogni mio spettacolo è 'politico' sia che affronti Amleto o Don Giovanni . Cioran scrive che è bello incontrare un uomo senza opinioni, quanto ha ragione. Siamo circondati da esperti: dal traffico alla crisi alla Nazionale, chiunque ha la risposta per migliorare le cose. Io no". Però nella serie l'ingenuità del tonto volenteroso Zucca vince sulla furbizia. "È una versione favolistica, è vero che prova a essere giusto però a un certo punto il conflitto è quasi amletico: se diventi un uomo di potere tendi a estremizzare", dice l'attore, "ti annulli e diventi San Francesco o diventi lo zio di Amleto, un dittatore. È vero anche che, per arrivare al bene, ci sono metodi estremi. Pensi a Kubrick. Pare che per ottenere la faccia terrorizzata di Shelley Duvall in Shining le avesse messo contro tutta la troupe, le ha fatto ripetere la scena tante volte per arrivare al capolavoro. Non voglio dire che il fine giustifichi i mezzi, ma bisogna stare attenti all'ideologia".
Zucca è a metà tra l'idealista Ernani di Viva la libertà! e il candido Chance di Oltre il giardino. "Ho pensato a Servillo, strepitoso in quel doppio ruolo, ma il personaggio del mio candidato era scritto con un'ingenuità al limite del paradosso, mi sono rivisto Peter Sellers comico di Hollywood Party prima di girare". Davvero non si è ispirato a nessun politico? "Lo giuro. Non ho voluto caratterizzarlo a destra o a sinistra, mi sono ispirato a un'ingenuità fuori dal mondo. I primi giorni ho provato anche a fingere di non capire quello che diceva il regista; questo mi ha dato grande leggerezza e libertà. Idealmente la purezza paga". E praticamente? Timi sorride. "Vuole dire in politica? Non lo chieda a me".
Ispirata al format francese di successo, Henaut president!, la serie Il candidato Zucca presidente di Ludovico Bessegato, prodotta da Rosario Rinaldo, nata per il web, debutta dal 23 settembre su RaiTre: sei minuti dentro Ballarò. Perché la prima serie sulla politica italiana che innova il linguaggio della satira (la sceneggiatura è della Buonacostume, marchio di fabbrica dei giovani sceneggiatori Carlo Bassetti, Fabrizio Luisi, Simone Laudiero, Pier Mauro Tamburini) racconta, con feroce sense of humour, qualche verità sul potere, un po' alla maniera del film di Andò, Viva la libertà!. Si ride amaro.
Il candidato è uno dei titoli più attesi del Roma Fiction Fest diretto da Carlo Freccero che si apre sabato. Fantastico il team delle iene della comunicazione (Antonio Catania, Christian Ginepro, Marina Rocco, Flavio Furno, Bebo Storti, Fabrizio Luisi), l'ex magistrato Massimo Ghini è il candidato premier per la coalizione progressista, antagonista di Zucca; Lucia Mascino è la moglie infermiera di Zucca, molto a disagio per la discesa in campo del marito. Maccio Capatonda è Feffo, il comico reclutato per imitare il nostro eroe (visto che nessuno lo imita), mentre Ivana Spagna nel ruolo di se stessa viene ingaggiata per l'inno "Zucca Presidente". Grande protagonista a teatro e al cinema, Timi è un utile idiota perfetto, ma vince "perché ci crede. La cosa interessante della serie" spiega l'attore "è che non prende di mira nessun partito però è uno spaccato sul sistema della politica. Tutto è tragicamente plausibile. Zucca è uno che restituisce i soldi, che non sale sul carro del vincitore, anzi, difende il compagno di partito che gli è stato amico ma che ha rubato. È il contrario del Kevin Spacey di House of Cards, a Zucca il potere non interessa, è armato delle migliori intenzioni, ma è l'uomo sbagliato al momento sbagliato. E un politico fuori posto è un problema per tutti".
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Timi lo dice candidamente: "Vado a votare, ma non mi addentro nel pensiero politico, anche se ogni mio spettacolo è 'politico' sia che affronti Amleto o Don Giovanni . Cioran scrive che è bello incontrare un uomo senza opinioni, quanto ha ragione. Siamo circondati da esperti: dal traffico alla crisi alla Nazionale, chiunque ha la risposta per migliorare le cose. Io no". Però nella serie l'ingenuità del tonto volenteroso Zucca vince sulla furbizia. "È una versione favolistica, è vero che prova a essere giusto però a un certo punto il conflitto è quasi amletico: se diventi un uomo di potere tendi a estremizzare", dice l'attore, "ti annulli e diventi San Francesco o diventi lo zio di Amleto, un dittatore. È vero anche che, per arrivare al bene, ci sono metodi estremi. Pensi a Kubrick. Pare che per ottenere la faccia terrorizzata di Shelley Duvall in Shining le avesse messo contro tutta la troupe, le ha fatto ripetere la scena tante volte per arrivare al capolavoro. Non voglio dire che il fine giustifichi i mezzi, ma bisogna stare attenti all'ideologia".
Zucca è a metà tra l'idealista Ernani di Viva la libertà! e il candido Chance di Oltre il giardino. "Ho pensato a Servillo, strepitoso in quel doppio ruolo, ma il personaggio del mio candidato era scritto con un'ingenuità al limite del paradosso, mi sono rivisto Peter Sellers comico di Hollywood Party prima di girare". Davvero non si è ispirato a nessun politico? "Lo giuro. Non ho voluto caratterizzarlo a destra o a sinistra, mi sono ispirato a un'ingenuità fuori dal mondo. I primi giorni ho provato anche a fingere di non capire quello che diceva il regista; questo mi ha dato grande leggerezza e libertà. Idealmente la purezza paga". E praticamente? Timi sorride. "Vuole dire in politica? Non lo chieda a me".