Dopo il folgorante passaggio al Festival di Cannes di lI profeta, sull'ascesa criminale di un giovane detenuto, Tahar Rahim è diventato l'Al Pacino francese, soprannome benedetto da due César. Era il 2008 e da allora l'attore, cresciuto in uno dei maggiori quartieri di Belfort da genitori algerini, è conteso dagli autori - l'iraniano Asghar Farhadi l'ha voluto in Il passato, il turco Fatih Akin l'ha messo al centro di The cut - e dal cinema popolare: ha girato Samba con gli autori di Quasi amici ed è in sala, barba finta e casacca rossa, in Un amico molto speciale.
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E' un ladro travestito da Babbo Natale che precipita nel balcone di un bambino il cui sogno è fare un giro sulla slitta tra le stelle. La strana coppia, il furfante non riesce a liberarsi dell'ostinato marmocchio, si ritrova in un'avventura notturna sui tetti di Parigi. "Ho iniziato a guardare film da ragazzino. Ho sempre sognato di fare commedie e questa era la storia giusta, per famiglie, una favola morale. Diversa dalle solite pellicole francesi sul Natale". Tahar da ragazzino non credeva in Babbo Natale ma nel cinema. "Gli altri andavano in giro, io mi chiudevo nel cineclub, guardavo anche quattro film a settimana. Sentivo che quello era il mio mondo, non proprio un desiderio comune per un adolescente arabo. Ma i miei genitori mi hanno appoggiato".
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Dopo il liceo, il cinema lo studia all'università. Recita nella docu fiction Tahar l'étudian. Sulla parete della sua stanza c'è una foto di Al Pacino: solo una manciata di anni dopo la critica francese lo paragonerà al suo idolo. In pochi anni la carriera esplode. "Per anni vivi inseguendo un sogno, poi questo sogno diventa realtà ed è bello e strano". Tahar risponde al telefono solo in tarda sera, "sono tutto il giorno sul set della serie tv The last panthers, con John Hurt e Samantha Morton, interpreto un poliziotto egoista", spiega."L'unica cosa brutta del successo è che divora il tuo tempo. I miei genitori sono orgogliosi di me. Ma vorrei trascorrere più tempo con loro, con i miei fratelli e sorelle".
Ha girato 12 film in sei anni. "Set dopo set, avventura dopo avventura, scopri il tuo metodo di lavoro. Dopo Il profeta mi sembrava di aver dato tutto. E poi, viaggiando attraverso i personaggi, ho iniziato a viaggiare anche dentro me stesso. Ogni volta ritrovo la verginità". Audiard, Farhadi, Zlotowski, Lou Ye, Annaud "mi piace quando gli autori mi cercano. E' difficile proporsi, ognuno di loro ha un proprio mondo". Da cinefilo, Tahar Rahim conosce il cinema italiano. "Di recente ho anche lavorato con Riccardo Scamarcio in Gibraltar. Un rgazzo in gamba, un bravo attore. Conosco i vostri classici, amo Scola, Rossellini, Fellini. E la vostra commedia all'italiana, popolare eppure sociale, capace di affrontare soggetti forti col sorriso. La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo ho avuto un colpo al cuore, il più bel film di guerra mai fatto". Tahar è fiero delle origini algerine e rifiuta di interpretare i terroristi, "mi piacerebbe qualcosa diverso dalla prospettiva unica che divide il mondo tra buoni e cattivi". Con Fatih Akin ha girato The cut, sul genocidio armeno. "Grazie a questo film si è avverato un sogno. Un giorno Fatih mi chiama e dice che Martin Scorsese vuole vedere The cut. "Vuoi venire con me nel suo ufficio A New York?". Scorsese ha scritto una recensione magnifica. È stato il momento più bello della mia vita".
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E' un ladro travestito da Babbo Natale che precipita nel balcone di un bambino il cui sogno è fare un giro sulla slitta tra le stelle. La strana coppia, il furfante non riesce a liberarsi dell'ostinato marmocchio, si ritrova in un'avventura notturna sui tetti di Parigi. "Ho iniziato a guardare film da ragazzino. Ho sempre sognato di fare commedie e questa era la storia giusta, per famiglie, una favola morale. Diversa dalle solite pellicole francesi sul Natale". Tahar da ragazzino non credeva in Babbo Natale ma nel cinema. "Gli altri andavano in giro, io mi chiudevo nel cineclub, guardavo anche quattro film a settimana. Sentivo che quello era il mio mondo, non proprio un desiderio comune per un adolescente arabo. Ma i miei genitori mi hanno appoggiato".
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Dopo il liceo, il cinema lo studia all'università. Recita nella docu fiction Tahar l'étudian. Sulla parete della sua stanza c'è una foto di Al Pacino: solo una manciata di anni dopo la critica francese lo paragonerà al suo idolo. In pochi anni la carriera esplode. "Per anni vivi inseguendo un sogno, poi questo sogno diventa realtà ed è bello e strano". Tahar risponde al telefono solo in tarda sera, "sono tutto il giorno sul set della serie tv The last panthers, con John Hurt e Samantha Morton, interpreto un poliziotto egoista", spiega."L'unica cosa brutta del successo è che divora il tuo tempo. I miei genitori sono orgogliosi di me. Ma vorrei trascorrere più tempo con loro, con i miei fratelli e sorelle".
Ha girato 12 film in sei anni. "Set dopo set, avventura dopo avventura, scopri il tuo metodo di lavoro. Dopo Il profeta mi sembrava di aver dato tutto. E poi, viaggiando attraverso i personaggi, ho iniziato a viaggiare anche dentro me stesso. Ogni volta ritrovo la verginità". Audiard, Farhadi, Zlotowski, Lou Ye, Annaud "mi piace quando gli autori mi cercano. E' difficile proporsi, ognuno di loro ha un proprio mondo". Da cinefilo, Tahar Rahim conosce il cinema italiano. "Di recente ho anche lavorato con Riccardo Scamarcio in Gibraltar. Un rgazzo in gamba, un bravo attore. Conosco i vostri classici, amo Scola, Rossellini, Fellini. E la vostra commedia all'italiana, popolare eppure sociale, capace di affrontare soggetti forti col sorriso. La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo ho avuto un colpo al cuore, il più bel film di guerra mai fatto". Tahar è fiero delle origini algerine e rifiuta di interpretare i terroristi, "mi piacerebbe qualcosa diverso dalla prospettiva unica che divide il mondo tra buoni e cattivi". Con Fatih Akin ha girato The cut, sul genocidio armeno. "Grazie a questo film si è avverato un sogno. Un giorno Fatih mi chiama e dice che Martin Scorsese vuole vedere The cut. "Vuoi venire con me nel suo ufficio A New York?". Scorsese ha scritto una recensione magnifica. È stato il momento più bello della mia vita".