Spettacoli

CINEMA

Sean Bean, "Legends": il riscatto dell'attore che muore sempre

L'attore inglese, famoso per la collezione di morti atroci alle quali va incontro nei suoi film, interpreta un agente dell'FBI campione di trasformismo nella nuova serie tv su FOX. Nell'occasione, è stato lanciato l'hashtag #DontKillSeanBean. Per garantirgli di arrivare vivo almeno alla seconda stagione

3 minuti di lettura
A metà tra la serie tv anni Ottanta Oltre la legge: L'informatore e i criminali più ricercati d'America in The Blacklist, da giovedì 26 febbraio ecco esplodere su FOX la rabbia di un nuovo anti-eroe: solitario, duro, sospettoso, "leggenda" come recita il suo codice di copertura. È Martin Odum, una sorta di factory delle identità che l'FBI gli assegna missione dopo missione. La serie Legends si regge tutta sul "buio nell'anima" di Sean Bean (Boromir ne Il signore degli anelli, Eddard "Ned" Stark ne Il trono di spade). Via le amnesie di Jason Bourne/Matt Damon, disinnescati gli ordigni di Jack Bauer in 24: Live Another Day; l'agente della sezione Deep Cover Operations ha la capacità di mutare personalità a seconda degli incarichi, ma a caro prezzo. Dopo aver preso a calci terroristi, dato filo da torcere a spie traditrici e vissuto sei mesi nei panni dell'anonimo Lincoln Dittman, la superstar del sistema governativo comincia a perdere pezzi, di sé, della sua storia, delle relazioni più elementari. Così tanti anni di incarnazioni lasciano traccia: Martin non sa più riconoscere il proprio ruolo nel mondo e dubita persino di avere figlio e moglie (Amber Valletta/Revenge). Intanto l'azione va avanti, le maschere sul volto di Odum crescono di strato come una torta nucleare, e da una base sicura lo seguono passo a passo la DCO Team Leader Crystal Maguire (Ali Larter/Heroes), ex ragazza di Martin, Maggie Harris (Tina Majorino/Veronica Mars), il responsabile del DCO Task Force Nelson Gates (interpretato da Steve Harris) e l'agente FBI Tony Rice (Morris Chestnut). Procedurale e ostinato nell'action tostissimo, Legends rielabora le rapaci imprese di 24 e Homeland (il produttore, Howard Gordon, è lo stesso) e le pagine del romanzo di Robert Littell (Legends - L'oligarca; ed. One) da cui è tratto.      
[[ge:rep-locali:repubblica:108187140]]
Una galleria di morti atroci. La serie Legends segna anche il riscatto dell'attore inglese Sean Bean: leggenda sì, ma destinata a morire a ripetizione nei modi più creativi. Circola addirittura un grafico dal titolo "Oh mio Dio! Hanno ammazzato Sean Bean!" che raccoglie i destini più infami dei suoi personaggi al cinema. Se intendete stare alla larga dalle anticipazioni, meglio fermarsi qua. Si parte da Caravaggio, il film di Derek Jarman del 1986, dove a Bean viene subito tagliata la gola; tre anni dopo, in War Requiem, l'attore è ferito a una mano e assassinato a colpi di baionetta; nel '90 una mandria di vacche lo butta giù da un dirupo, ne Il campo; in Lorna Doone affoga tristemente in una palude; nel '91, in Clarissa, il suo corpo è trafitto da una lancia, più tardi, nell'episodio tv di Tell Me That You Love Me, Bean si auto-pugnala. La collezione di morti tragiche prosegue negli anni Novanta: in Patriot Games lo impalano all'ancora di una nave e salta per aria, in Scarlett di nuovo accoltellato, in uno degli 007 (GoldenEye) rimane schiacciato su un'antenna in fiamme.

Pausa di sei anni dalle solite acrobazie mortali, poi torna a darsi da fare: nel 2001, ne La compagnia dell'anello di Peter Jackson, diventa il bersaglio prediletto di uno sciame di frecce ("È la mia morte preferita" ha dichiarato. "Boromir continua a combattere nonostante abbia il petto trafitto dai dardi") e nello stesso anno, in Don't Say a Word, arriva il grande momento di essere sepolti vivi. Nel 2003, in Henry VIII, lo impiccano con le catene d'acciaio, in The Island (2005) stessa sorte ma con un gancio infilzato dritto nel collo, in Far North (2007) supera brillantemente Jack Nicholson in Shining e muore congelato (nudo), in Black Death - Un viaggio all'inferno (2010) si arrende al contagio della peste bubbonica e finisce squartato dai cavalli. Nel 2011, deve dire arrivederci anche al Trono di spade, lasciandoci la testa.

Crivellato di proiettili. 19, 21, 25, forse di più con Jupiter - Il destino dell'universo nelle sale. Chissà quante volte è morto... Sean Bean, al contrario di Bruce Willis, è proprio duro a restare in vita. È un marchio di fabbrica, la sua abilità. Statisticamente, Sean preferisce uscire di scena col corpo crivellato di pallottole: sono 9 i film in cui ci lascia le penne seguendo questa modalità: Airborne, 1998, Essex Boys, 2000, Equilibrium, 2002, The Hitcher (il remake) 2007, Outlaw, 2007, Red Riding: The Year of Our Lord, 1973 (datato 2008), Death Race 2 del 2010, Ca$h (2010), Age of Heroes (2011). Sopravviverà alla serie Legends, rinnovata per una stagione numero 2 nel dicembre scorso? I creatori dello show sanno che possono contare su questo dubbio, dato che Sean muore sempre. Infatti, tra le iniziative promosse dal network per promuovere la serie tv, si è fatto avanti con successo l'hashtag #DontKillSeanBean.

In un secondo tempo, il testo dell'hashtag è stato stampato su alcune magliette indossate dallo stesso Bean e da altre celebrità in segno di supporto. Su Facebook comunità come Save Sean Bean vantano già migliaia di utenti. Le testate di gossip si chiedono se alla fine Bean vanti più incidenti nei film o matrimoni falliti (siamo a quota 4 divorzi). Uno dei primi ad accorgersi dei brutti epiloghi di Bean è stato il Time, nel 2011: "Sean Bean muore da tutte le parti" annunciava il titolo del pezzo firmato Ishaan Tharoor. Il sito web di informazione Mashable ha deciso invece di riscrivere i finali di almeno 6 momenti di Legends in cui Bean poteva restarci secco ed è, suo malgrado, sopravvissuto: dalle traiettorie delle pallottole nei raid alle esplosioni a bruciapelo, fino al detonatore che gioca brutti scherzi. Questa volta Sean Bean dovrà cavarsela per forza, per il bene dello show.