LOS ANGELES - Dopo Il lato positivo (otto nomination all'Oscar) e American Hustle (dieci nomination), che tra i tanti meriti hanno avuto quello di lanciare le carriere di Bradley Copper e Jennifer Lawrence - che con Il lato positivo ha conquistato una statuetta per la migliore attrice protagonista - il regista e autore americano David O'Russell rimette insieme la squadra vincente per il suo nuovo film, Joy, che uscirà sugli schermi americani il giorno di Natale e in Italia il 14 gennaio. A Lawrence, Cooper e Robert De Niro si aggiungono Isabella Rossellini, Virginia Madsen e Diane Ladd. E l'eroina di Hunger Games stavolta è la protagonista.
[[ge:rep-locali:repubblica:125586603]]
A giudicare dalle prime immagini, Joy è un film che mescola commedia e dramma. Il personaggio della Lawrence è ispirato al personaggio reale di Joy Mangano, madre single di Long Island che diventa imprenditrice dopo aver inventato il Miracle Mop, uno "straccio miracoloso" per le pulizie della casa, e costruisce un impero su un lavapavimenti di plastica che si può strizzare senza sporcarsi le mani. De Niro è suo padre, isterico, separato, non certo un genitore accomodante. Bradley Cooper è il presidente del network pubblicitario che farà la fortuna di Joy. Ne abbiamo parlato a Los Angeles con O'Russell che ci ha mostrato in anteprima alcune scene del film.
Un film che affronta questioni d'attualità, come il ruolo della donna nel mondo del lavoro e la battaglia per la parità dei salari.
"E' una delle sue ragioni d'essere. Non solo è il mio primo film su una donna, ovvero con una donna protagonista, ma è anche un film che racconta all'incirca una intera vita, dai dieci ai quarant'anni d'età della protagonista, non l'avevo mai fatto prima. Nel film ci sono figure di donne molto forti, ma per il ruolo centrale ho pensato a Jennifer, è una giovane donna fortissima".
Il primo ruolo davvero adulto per la Lawrence...
"Esatto, ha rischiato molto perché non poteva permettersi divagazioni eccentriche. In Joy deve essere centrata, strutturata, e ha dimostrato di saper mettere in scena anche la solidità. Poi ha una nonna, interpretata da Diane Ladd, con cui sognavo di lavorare da anni. E sua madre è Viginia Madsen, un altro gioiello di attrice. Una famiglia complicata con donni forti e complesse, di quelle che piacciono a me".
Mentre la fidanzata del padre di Jennifer è Isabella Rossellini.
"Un mito, per me, non solo per via del cognome. L'adoro dai tempi di Velluto blu. Come si intuisce, Joy è anche un film su diverse generazioni di donne e su quanto le donne debbano lottare per farsi valere, oggi o nel dopoguerra italiano, penso a personaggi come Anna Magnani o alle figure femminili dei film del papà di Isabella. Non a caso questo film si ispira molto al cinema classico, quello degli anni Quaranta o Cinquanta. Diciamo che il film mescola realtà e finzione, mi sono ispirato anche a donne conosciute nella mia vita, altre sono ispirate alle favole. In realtà anche il personaggio di Joy Mangano è un po' inventato, questo non è certo un documentario. Così come erano inventate tante cose di American Hustle. Con la finzione si racconta meglio la verità".
Come è cambiato Bradley Cooper dai tempi di Il lato positivo?
"Quello che ha fatto al cinema negli ultimi quattro, cinque anni è eccezionale, basta pensare a American Sniper. Ora sarà uno chef nevrotico in Burnt. E poi il successo a Broadway con Elephant Man, con quelle metamorfosi pazzesche fatte solo di linguaggio del corpo, di mimica... Un attore eccezionale, con una versatilità incredibile. L'ho visto crescere sotto i miei occhi e sono orgoglioso di avergli dato fiducia per Il lato positivo, che l'ha messo definitivamente in vista. Prima era solo considerato un attore da commedia, per di più una spalla, invece ha delle grandi capacità drammatiche".
Insomma, ancora non si è stancato di Bradley e Jennifer.
"Mai! Sono loro che forse si stanno stufando di me. Io sono un regista vecchia maniera, come Fellini, Billy Wilder o Scorsese, amo mettere in scena personaggi diversi ma con gli stessi attori. E grazie alla complicità che sono riuscito a stabilire con Bradley e Jennifer credo di essermi addolcito, sono più tranquillo sul set, questo cameratismo mi piace moltissimo. Siamo una famiglia".
[[ge:rep-locali:repubblica:125586603]]
A giudicare dalle prime immagini, Joy è un film che mescola commedia e dramma. Il personaggio della Lawrence è ispirato al personaggio reale di Joy Mangano, madre single di Long Island che diventa imprenditrice dopo aver inventato il Miracle Mop, uno "straccio miracoloso" per le pulizie della casa, e costruisce un impero su un lavapavimenti di plastica che si può strizzare senza sporcarsi le mani. De Niro è suo padre, isterico, separato, non certo un genitore accomodante. Bradley Cooper è il presidente del network pubblicitario che farà la fortuna di Joy. Ne abbiamo parlato a Los Angeles con O'Russell che ci ha mostrato in anteprima alcune scene del film.
Un film che affronta questioni d'attualità, come il ruolo della donna nel mondo del lavoro e la battaglia per la parità dei salari.
"E' una delle sue ragioni d'essere. Non solo è il mio primo film su una donna, ovvero con una donna protagonista, ma è anche un film che racconta all'incirca una intera vita, dai dieci ai quarant'anni d'età della protagonista, non l'avevo mai fatto prima. Nel film ci sono figure di donne molto forti, ma per il ruolo centrale ho pensato a Jennifer, è una giovane donna fortissima".
Il primo ruolo davvero adulto per la Lawrence...
"Esatto, ha rischiato molto perché non poteva permettersi divagazioni eccentriche. In Joy deve essere centrata, strutturata, e ha dimostrato di saper mettere in scena anche la solidità. Poi ha una nonna, interpretata da Diane Ladd, con cui sognavo di lavorare da anni. E sua madre è Viginia Madsen, un altro gioiello di attrice. Una famiglia complicata con donni forti e complesse, di quelle che piacciono a me".
Mentre la fidanzata del padre di Jennifer è Isabella Rossellini.
"Un mito, per me, non solo per via del cognome. L'adoro dai tempi di Velluto blu. Come si intuisce, Joy è anche un film su diverse generazioni di donne e su quanto le donne debbano lottare per farsi valere, oggi o nel dopoguerra italiano, penso a personaggi come Anna Magnani o alle figure femminili dei film del papà di Isabella. Non a caso questo film si ispira molto al cinema classico, quello degli anni Quaranta o Cinquanta. Diciamo che il film mescola realtà e finzione, mi sono ispirato anche a donne conosciute nella mia vita, altre sono ispirate alle favole. In realtà anche il personaggio di Joy Mangano è un po' inventato, questo non è certo un documentario. Così come erano inventate tante cose di American Hustle. Con la finzione si racconta meglio la verità".
Come è cambiato Bradley Cooper dai tempi di Il lato positivo?
"Quello che ha fatto al cinema negli ultimi quattro, cinque anni è eccezionale, basta pensare a American Sniper. Ora sarà uno chef nevrotico in Burnt. E poi il successo a Broadway con Elephant Man, con quelle metamorfosi pazzesche fatte solo di linguaggio del corpo, di mimica... Un attore eccezionale, con una versatilità incredibile. L'ho visto crescere sotto i miei occhi e sono orgoglioso di avergli dato fiducia per Il lato positivo, che l'ha messo definitivamente in vista. Prima era solo considerato un attore da commedia, per di più una spalla, invece ha delle grandi capacità drammatiche".
Insomma, ancora non si è stancato di Bradley e Jennifer.
"Mai! Sono loro che forse si stanno stufando di me. Io sono un regista vecchia maniera, come Fellini, Billy Wilder o Scorsese, amo mettere in scena personaggi diversi ma con gli stessi attori. E grazie alla complicità che sono riuscito a stabilire con Bradley e Jennifer credo di essermi addolcito, sono più tranquillo sul set, questo cameratismo mi piace moltissimo. Siamo una famiglia".