Jennifer Lawrence, Katniss Everdeen nell'ultmo capitolo di Hunger Games, e protagonista del nuovo film Joy, si collega con noi tramite Skype da Atlanta, dove sta girando Passengers, un thriller fantascientifico che la vede recitare accanto a Chris Pratt. C'è chi dice che la Lawrence sia cresciuta troppo in fretta per Katniss, che sia diventata troppo brava e famosa in altri ambiti per essere credibile in quel ruolo da adolescente. A Hollywood è un caso senza precedenti. Su Skype la Lawrence sfoggia una camicetta rosa, si mette gli auricolari e come sempre è simpatica, spigliata e sorridente, senza peli sulla lingua, pronta a parlare di tutto tranne che di uomini (si dice stia filando con Chris Martin dei Coldplay): "Non ci penso nemmeno a parlare delle mie cose private, ho imparato presto la lezione!", dice ridendo. "So che qualunque cosa io dica mi perseguiterà tutta la vita, quindi sul privato scusate ma non apro bocca!".
Ma è felice di parlare di Joy, la sua terza collaborazione col regista David O'Russell - dopo Il lato positivo e American Hustle - in cui interpreta la vera Joy Mangano, inventrice del "mocio miracoloso", ascesa a fortuna grazie al canale commerciale QVC. Un film che mescola commedia e dramma: Joy Mangano, madre single di Long Island, diventa imprenditrice creando un impero grazie all'invezione del prodotto per la casa Miracle Mop (appunto, lo straccio miracoloso) che si può strizzare senza sporcarsi le mani. De Niro è il suo nevrotico padre e Bradley Cooper - saranno i nuovi Spencer Tracy e Katherine Hepburn? - è il presidente del network pubblicitario che farà la fortuna di Joy.
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Jennifer, anche lei da ragazzina aveva tanta immaginazione come Joy?
"Credevo nella magia ed ero sempre delusa che nessuno mi dava retta, ovvero dalla realtà crudele del mondo! Ho tuttora molta immaginazione, che continua a scontrarsi con le realtà".
Joy ha un forte rapporto con la madre e la nonna. E lei con le sue?
"Joy ha un rapporto molto complesso con la sua famiglia. Sua madre è troppo debole per affrontare il vero mondo, si abbandona ai serial televisivi costringendo Joy a farsi strada da sola. Per fortuna Joy aveva una nonna straordinaria che le ha dato la fede e la forza necessarie per andare avanti. Mia madre è una donna molto forte; io non sarei qui senza di lei. Lei ha creduto in me sin da quando avevo 14 anni e nessuno credeva in me. Volevo fare l'attrice. Tutti ridevano, tranne mia madre. Che dal Kentucky mi ha portata fino qui a Los Angeles, perché credeva profondamente in me. Una mamma così fa bene a una ragazzina che sogna".
Quali sono le qualità della personalità di Joy che ammira di più e in cui si identifica?
"Di Joy ammiro soprattutto il suo altruismo, la capacità di mettere le sue aspirazioni da parte per il momento, la sua forza ed onestà. Ho incontrato la vera Joy Mangano, una donna molto calma e sicura di sé, che mi ha insegnato molto come essere una businesswoman. Perché attrice oggi vuole dire anche essere brave nel business".
A lei interessano i canali di shopping come descritti nel film?
"Per niente, e non ne sapevo niente prima del film. Mai fatto shopping online e anche coi computer sono una sega! (Scoppia a ridere, ndr)".
A casa sua, quando lei era giovane, chi si occupava dei lavori domestici?
"Io sono l'unica sorella di vari fratelli maschi, quindi indovini. Ma come dicevo prima a 14 anni sono venuta a Los Angeles per fare l'attrice, quindi i miei ricordi di ragazzina brava a pulire casa sono molto remoti. È stato Bradley a insegnarmi come usare lo straccio per terra!".
Che rapporto ha con David O'Russell?
"Da ragazzina ho visto i suoi Three Kings e poi I love Huckabees, ho visto quell film 11 volte in una settimana, e ho sentito subito una cosa molto forte per il suo modo di raccontare storie sul grande schermo. David è unico e ferocemente se stesso nel suo senso dell'umorismo, fa I film che piacciono a lui e non per piacere alla gente. Anche ora che lo conosco così bene continua a sorprendermi, anche con Joy, che esteticamente è diverso da qualunque cosa abbia fatto prima. Amo ogni suo singolo film, amo la sua voce, il suo stile, il suo coraggio. Avete capito che sono una fan!".
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Lei è ormai richiestissima. Come sceglie i suoi film?
"Scelgo molto sulla scia delle emozioni. A un copione che mi fa ridere o piangere è difficile dire di no. A volte le ragioni sono strategiche, perché no, di carriera. Più spesso dipende dai registi con cui ho sempre sognato di lavorare. Più che il materiale in sé spesso è l'idea della bella esperienza umana che avrò sul set che mi spinge a dire sì o no".
Cosa la tiene coi piedi per terra dopo tutto questo successo personale?
"Non vedo perché dovrei cambiare. Sono una ragazza semplice, continuo a esserlo. Amo il mio lavoro e non ci rinuncerei mai solo perché un paparazzo assalta la mia privacy".
Ha parlato di recente del problema dell'eguaglianza dei salari per le donne e uomini, al cinema o meno.
"Non voglio entrare in politica perché il mio lavoro significa spingere tutti a comprare biglietti al botteghino, siano di destra o di sinistra, e capisco quando la gente dice che gli attori non dovrebbero parlare di politica, sono d'accordo. Ma poi mi sono resa conto della differenza di trattamento tra i sessi, anche nella nostra industria, e mi sono sentita in dovere di dire la mia. Eguaglianza per tutti, a parità di capacità e livelli di produttività".
Lei non sarà cambiata, come dice, però di sicuro è maturata!
"Grazie! Sarà forse perché sono una 'workhaholic', una lavoro-dipendente. Mi piace lavorare, ce la metto sempre tutta, e la voglia di lavorare ed essere indipendenti e autonomi, soprattutto dal punto di vista finanziario, ci rende tutti più maturi, più in fretta".
Ha detto che vuole dirigere, è vero?
"Non ci posso credere che l'ho detto! Sono troppo amichevole con giornalisti e mi faccio sfuggire cose che non dovrei dire, perché magari non succederà. Non voglio parlarne perché mi da ansia, non sono ancora pronta ad esplorare quella parte di me e comunque non è una cosa immediata. Ma sì, è vero, mi piacerebbe".
Ma è felice di parlare di Joy, la sua terza collaborazione col regista David O'Russell - dopo Il lato positivo e American Hustle - in cui interpreta la vera Joy Mangano, inventrice del "mocio miracoloso", ascesa a fortuna grazie al canale commerciale QVC. Un film che mescola commedia e dramma: Joy Mangano, madre single di Long Island, diventa imprenditrice creando un impero grazie all'invezione del prodotto per la casa Miracle Mop (appunto, lo straccio miracoloso) che si può strizzare senza sporcarsi le mani. De Niro è il suo nevrotico padre e Bradley Cooper - saranno i nuovi Spencer Tracy e Katherine Hepburn? - è il presidente del network pubblicitario che farà la fortuna di Joy.
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Jennifer, anche lei da ragazzina aveva tanta immaginazione come Joy?
"Credevo nella magia ed ero sempre delusa che nessuno mi dava retta, ovvero dalla realtà crudele del mondo! Ho tuttora molta immaginazione, che continua a scontrarsi con le realtà".
Joy ha un forte rapporto con la madre e la nonna. E lei con le sue?
"Joy ha un rapporto molto complesso con la sua famiglia. Sua madre è troppo debole per affrontare il vero mondo, si abbandona ai serial televisivi costringendo Joy a farsi strada da sola. Per fortuna Joy aveva una nonna straordinaria che le ha dato la fede e la forza necessarie per andare avanti. Mia madre è una donna molto forte; io non sarei qui senza di lei. Lei ha creduto in me sin da quando avevo 14 anni e nessuno credeva in me. Volevo fare l'attrice. Tutti ridevano, tranne mia madre. Che dal Kentucky mi ha portata fino qui a Los Angeles, perché credeva profondamente in me. Una mamma così fa bene a una ragazzina che sogna".
Quali sono le qualità della personalità di Joy che ammira di più e in cui si identifica?
"Di Joy ammiro soprattutto il suo altruismo, la capacità di mettere le sue aspirazioni da parte per il momento, la sua forza ed onestà. Ho incontrato la vera Joy Mangano, una donna molto calma e sicura di sé, che mi ha insegnato molto come essere una businesswoman. Perché attrice oggi vuole dire anche essere brave nel business".
A lei interessano i canali di shopping come descritti nel film?
"Per niente, e non ne sapevo niente prima del film. Mai fatto shopping online e anche coi computer sono una sega! (Scoppia a ridere, ndr)".
A casa sua, quando lei era giovane, chi si occupava dei lavori domestici?
"Io sono l'unica sorella di vari fratelli maschi, quindi indovini. Ma come dicevo prima a 14 anni sono venuta a Los Angeles per fare l'attrice, quindi i miei ricordi di ragazzina brava a pulire casa sono molto remoti. È stato Bradley a insegnarmi come usare lo straccio per terra!".
Che rapporto ha con David O'Russell?
"Da ragazzina ho visto i suoi Three Kings e poi I love Huckabees, ho visto quell film 11 volte in una settimana, e ho sentito subito una cosa molto forte per il suo modo di raccontare storie sul grande schermo. David è unico e ferocemente se stesso nel suo senso dell'umorismo, fa I film che piacciono a lui e non per piacere alla gente. Anche ora che lo conosco così bene continua a sorprendermi, anche con Joy, che esteticamente è diverso da qualunque cosa abbia fatto prima. Amo ogni suo singolo film, amo la sua voce, il suo stile, il suo coraggio. Avete capito che sono una fan!".
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Lei è ormai richiestissima. Come sceglie i suoi film?
"Scelgo molto sulla scia delle emozioni. A un copione che mi fa ridere o piangere è difficile dire di no. A volte le ragioni sono strategiche, perché no, di carriera. Più spesso dipende dai registi con cui ho sempre sognato di lavorare. Più che il materiale in sé spesso è l'idea della bella esperienza umana che avrò sul set che mi spinge a dire sì o no".
Cosa la tiene coi piedi per terra dopo tutto questo successo personale?
"Non vedo perché dovrei cambiare. Sono una ragazza semplice, continuo a esserlo. Amo il mio lavoro e non ci rinuncerei mai solo perché un paparazzo assalta la mia privacy".
Ha parlato di recente del problema dell'eguaglianza dei salari per le donne e uomini, al cinema o meno.
"Non voglio entrare in politica perché il mio lavoro significa spingere tutti a comprare biglietti al botteghino, siano di destra o di sinistra, e capisco quando la gente dice che gli attori non dovrebbero parlare di politica, sono d'accordo. Ma poi mi sono resa conto della differenza di trattamento tra i sessi, anche nella nostra industria, e mi sono sentita in dovere di dire la mia. Eguaglianza per tutti, a parità di capacità e livelli di produttività".
Lei non sarà cambiata, come dice, però di sicuro è maturata!
"Grazie! Sarà forse perché sono una 'workhaholic', una lavoro-dipendente. Mi piace lavorare, ce la metto sempre tutta, e la voglia di lavorare ed essere indipendenti e autonomi, soprattutto dal punto di vista finanziario, ci rende tutti più maturi, più in fretta".
Ha detto che vuole dirigere, è vero?
"Non ci posso credere che l'ho detto! Sono troppo amichevole con giornalisti e mi faccio sfuggire cose che non dovrei dire, perché magari non succederà. Non voglio parlarne perché mi da ansia, non sono ancora pronta ad esplorare quella parte di me e comunque non è una cosa immediata. Ma sì, è vero, mi piacerebbe".