Spettacoli

CINEMA

Ugo, cuoco prestato al cinema. Gianmarco Tognazzi: "Ha inventato il Km. 0 50 anni fa"

Per dieci giorni nel cuore della Versilia una serie di iniziative per ricordare l'attore in tutte le sue anime di cineasta, cuoco, vignaiolo e precursore in tutti i campi

3 minuti di lettura
"Nella mia casa di Velletri c'è un enorme frigorifero che sfugge alle regole della società dei consumi. Non è un "phiIcone", uno spettacolare frigorifero panciuto color bianco polare. È di Iegno, e occupa una intera parete della grande cucina. Dalle quattro finestrelle si può spiarne l'interno, e bearsi della vista degli insaccati, dei formaggi, dei viteIIi, dei quarti di manzo che pendono, maestosi, dai Iucidi ganci. Questo frigorifero è la mia cappella di famiglia". Che Ugo Tognazzi fosse "un cuoco prestato al cinema" (come recita l'omaggio che dal 16 al 25 aprile si svolge a Seravezza in provincia di Lucca con mostre, proiezioni e showcooking) si sapeva da tempo, non c'è niente da scoprire vedendo le immagini dell'attore ai fornelli, seduto su un trattore, nell'orto, non ci sono sorprese nel rileggere le sue ricette (dall'anitra al mais alle pappardelle con l'ortica al burro nero) e neppure ci stupisce rivedere alcuni dei suoi capolavori come I mostri, L'anatra all'arancia e La grande abbuffata e leggerci quella critica alla società dei consumi che trovava nella bulimia gastronomica la sua espressione più feroce. Eppure vale la pena andare nel cuore della Versilia, nell'area Medicea del centro lucchese, per scoprire quanto Ugo Tognazzi fosse precursore non solo di un certo tipo di comicità, di critica di costume ma anche di un modo di vedere il cibo e la campagna. "È stato un anticipatore su tutto - racconta il figlio Gianmarco che a Seravezza presenterà I mostri e sarà protagonista di un cookingshow - pratiche che oggi sono di moda mio padre le sosteneva già cinquant'anni fa: dal biologico al chilometro zero. Quando lui ne parlava a fine anni Sessanta lo prendevano tutti in giro mentre c'è un libro, L'abbuffone del '71, che può testimoniare che lui è stato il primo a capirlo". Era sperimentatore anche in cucina e spesso i suoi piatti stupivano i commensali. Monicelli raccontava che non sempre i piatti riuscivano e che talvolta gli esperimenti erano un po' troppo arditi. "È vero - conferma Gianmarco Tognazzi - ma a Mario, a Benvenuti, a De Bernardi e soprattutto a Paolo Villaggio piaceva esagerare un po', romanzare un po' queste cene. Però è vero che lui non si faceva problemi a tentare rivisitazioni ed esperimenti e così facendo rischiava di toppare ma anche di fare cose geniali. Con mio padre sono stato anni in cucina perché se volevi stare con Ugo dovevi stare in cucina, se era a casa lo trovavi solo lì. Io non ho un piatto suo preferito perché è difficile scegliere fra duemila ricette ma io faccio spesso le farfalle fucsia o la faraona al melograno o il disco di melanzane. Parliamo di cucina quotidiana che si affianca ai piatti diventati internazionali come il risotto allo champagne".
Un cuoco prestato al cinema è il titolo dell'omaggio d'altronde le due passioni sono convissute nell'animo di Tognazzi fin da ragazzo, fin da quando quattordicenne era impiegato come salumaio ma contemporaneamente muoveva i primi passi nella filodrammatica di Cremona, la sua città. Sono stati scelti tre film che in qualche modo tengono insieme le due anime di Ugo: "Il cinema come il vino è frutto di un lavoro di squadra e mio padre ce lo aveva chiaro in mente. A questi film sono affezionato ma in particolar modo a L'anatra all'arancia perché è stato il primo set con mio padre (aveva 8 anni ndr.) e ricordo forte il rapporto che aveva con Luciano Salce e Monica Vitti  così come La grande buffe segna veramente l'unione tra cibo e cinema e quella critica alla società dei consumi".

Tognazzi tra cinema e buona tavola, tre film "ugogastronomici"

Durante i giorni "tognazziani" verranno presentati i vini prodotti nella Tognazza Amata, l'azienda agricola che Gianmarco ha rilevato e che Ugo aveva fondato cinquant'anni fa. "Sono cresciuto principalmente a Velletri e quindi la mia eredità è questo rapporto con la terra. Quando sono tornato a vivere lì ho sentito l'esigenza di rimettere mano all'azienda e realizzare in realtà quello che non era l'aspirazione di Ugo. Perché per lui la terra era solo per la famiglia, per gli amici e invece noi la abbiamo trasformata in un'azienda agricola vera e propria, mio padre usufruiva dei prodotti della terra in modo "ugoistico" come diciamo noi e invece io ho cercato di applicare la sua filosofia in fatto di cucina, campagna ad un'azienda. Anche perché lui mi diceva sempre devi fare l'agronomo... io ho finito per fare l'attore ma poi mi sono ritagliato questo spazio". I tre vini che vengono degustati a Enolia (la manifestazione dedicata all'olio di oliva e ai prodotti tipici italiani) sono Tapioco, Come se fosse e Antani ispirati alla celebre supercazzola di Amici Miei, "abbiamo scelto questi nomi perché noi alla Tognazza facciamo le cose molto seriamente ma prendendoci molto poco sul serio" dice Gianmarco. Tapioco è un bianco prodotto con il Bellone, un vino autoctono del Lazio meno conosciuto insieme allo Chardonnay (13 gradi, "un film che fa sorridere") mentre Come se fosse e Antani sono due rossi, il primo è un merlot in purezza (13 gradi e mezzo), mentre il secondo è un blend di Syrah del Lazio e un Cabernet Franc dell'Umbria.
Con Gianmarco in cucina 
"Ho Ia cucina neI sangue. II quale, penso, comprenderà senz'aItro gIobuli rossi e gIobuli bianchi, ma neI mio caso anche una discreta percentuale di saIsa di pomodoro. Io ho iI vizio deI fornello. Sono malato di spaghettite. Per me Ia cucina è Ia stanza più shocking della casa. Nessuno più di me capì l'ermetismo di Quasimodo: per una oIiva pallida io posso realmente delirare. Conosco Ie entrate di servizio e i cuochi dei migliori ristoranti d'Europa. L'attore? A volte mi sembra di farlo per hobby. Mangiare no: io mangio per vivere".