La sceneggiatura perduta di Ingmar Bergman, ritrovata sedici anni fa, ora diventa film. Katherine Ross, interprete ne Il laureato e Butch Cassidy, doveva essere la protagonista di Sessantaquattro minuti con Rebecka, l'episodio che Bergman aveva scritto per una trilogia pensata con Federico Fellini e Akira Kurosawa. Era l'inizio dell'agosto 1969 quando il regista completò lo script, ma il progetto non venne mai realizzato e la sceneggiatura venne accantonata e dimenticata. Solo all'inizio del 2000 le pagine, scritte a mano, riemersero quando l'intera collezione di Ingmar Bergman venne donata all'omonima fondazione. La sceneggiatura ruota attorno ad un'insegnante incinta ed emotivamente alienata che lavora coi sordomuti ed è un percorso di liberazione sessuale e politica a cavallo del Sessantotto. Pensato per essere girato in inglese quando Bergman stava ricevendo i primi riconoscimenti internazionali dopo pellicole come Il silenzio, Persona e Passione, avrebbe preso il titolo The White Wall.
Adesso lo script è finito nelle mani di Suzanne Osten, storica avversaria di Ingmar Bergman. "Lo script è femminista, queer, omo erotico e anti-autoritario. La materia è trattata in maniera incredibilmente coraggiosa, complessa e radicale" ha dichiarato la regista sul sito DN.Kultur "Una delle scene, per esempio, si svolge in un sex-club sadomasochista dove, sulle note kitsch del brano 69 annee erotique di Jane Birkin e Serge Gainsbourg, Rebecka chiede a un uomo di fare sesso con lei facendole del male". Se fosse stato vivo Bergman, noto per la sua smania di controllo, per la Osten sarebbe stato impossibile apportare qualsiasi variazione, intenzione che lei ha invece già chiarito "Tra i pregi della scrittura di Bergman c'è la possibilità di interpretarli in maniera differente" ha incalzato la regista.
Secondo Jan Holmberg, CEO della Fondazione Ingmar Bergman, "Sessantaquattro minuti con Rebecka è il pezzo mancante nel grande puzzle dell'Opera del regista" poichè, mentre conserva il motivo dell'incomunicabilità, si apre a temi diversi dalle crisi coniugali o dai complicati rapporti madre-figlia per affrontare sesso violento e omosessualità in prospettiva femminista "È una notizia importante come se si fosse ritrovato un manoscritto inedito di Ernest Hemingway o un dipinto sconosciuto di Picasso" ha concluso. Intanto la Olsten che dall'inizio di novembre manderà sulla radio svedese nazionale una prima versione radiofonica del lavoro ha già ricevuto i fondi dallo Swedish Film Institute per produrre il film, che dovrebbe essere pronto nel 2018, in tempo per il centenario dalla nascita del regista di Fanny & Alexander.
Adesso lo script è finito nelle mani di Suzanne Osten, storica avversaria di Ingmar Bergman. "Lo script è femminista, queer, omo erotico e anti-autoritario. La materia è trattata in maniera incredibilmente coraggiosa, complessa e radicale" ha dichiarato la regista sul sito DN.Kultur "Una delle scene, per esempio, si svolge in un sex-club sadomasochista dove, sulle note kitsch del brano 69 annee erotique di Jane Birkin e Serge Gainsbourg, Rebecka chiede a un uomo di fare sesso con lei facendole del male". Se fosse stato vivo Bergman, noto per la sua smania di controllo, per la Osten sarebbe stato impossibile apportare qualsiasi variazione, intenzione che lei ha invece già chiarito "Tra i pregi della scrittura di Bergman c'è la possibilità di interpretarli in maniera differente" ha incalzato la regista.
Secondo Jan Holmberg, CEO della Fondazione Ingmar Bergman, "Sessantaquattro minuti con Rebecka è il pezzo mancante nel grande puzzle dell'Opera del regista" poichè, mentre conserva il motivo dell'incomunicabilità, si apre a temi diversi dalle crisi coniugali o dai complicati rapporti madre-figlia per affrontare sesso violento e omosessualità in prospettiva femminista "È una notizia importante come se si fosse ritrovato un manoscritto inedito di Ernest Hemingway o un dipinto sconosciuto di Picasso" ha concluso. Intanto la Olsten che dall'inizio di novembre manderà sulla radio svedese nazionale una prima versione radiofonica del lavoro ha già ricevuto i fondi dallo Swedish Film Institute per produrre il film, che dovrebbe essere pronto nel 2018, in tempo per il centenario dalla nascita del regista di Fanny & Alexander.