Tim Burton e i suoi bambini speciali: "Essere diverso è stata la mia fortuna"
Chiara Ugolini
In sala il 15 dicembre il film che racconta di una casa dove una Mary Poppins speciale interpretata da Eva Green protegge i bambini con straordinarie peculiarità
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Arriva con le calze a righe in stile Beetle Juice, la "spettinatura" che lo contraddistingue, la risata da ragazzino e il proposito di non prendersi troppo sul serio. "Se vedo altri visionari come me in giro? Visionari ce n'é di certo, ma andare in giro a cercare quelli come me mi darebbe un po' i brividi". Tim Burton è a Roma per presentare il suo ultimo lavoro, Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali già successo in Usa (185 milioni di dollari nel mondo) e nelle sale italiane dal 15 dicembre in circa 300 copie. Tratto dal romanzo bestseller di Ransom Riggs (Rizzoli), che ha trasformato la sua passione di collezionista di foto antiche in una storia, il film é un concentrato di temi e stili burtoniani: un fantasy con venature horror, un romanzo di formazione e di avventura, effetti speciali a servizio della storia e un'incursione nella stop-motion in stile Nightmare before Christmas.
Tim Burton: "Quelli strani i più sensibili e creativi, i miei veri amici"
Un adolescente inquieto degli anni Sessanta. "Già il titolo del romanzo mi comunicava qualcosa di personale - dice Burton - l'idea di una casa per bambini speciali mi ricordava la mia infanzia: io sono cresciuto in una cultura che tendeva a creare categorie e a etichettare le persone, per mia fortuna però io avevo una nonna che mi ha fatto apprezzare la mie peculiarità ed un insegnante d'arte, uno solo, che mi ha incoraggiato. In fondo ti bastano un paio di persone che ti permettano di fiorire, io le ho avute e sono stato fortunato". Il primo incontro con il protagonista Ase Butterfield (già sognatore nell'Hugo Cabret di Scorsese) è stato fondamentale per il regista americano: "Quando Ase è entrato nel mio ufficio è apparso esattamente come mi sentivo io a quell’età. Mi sono sentito subito molto vicino al personaggio di Jake, quel sentirsi fuori posto, quiete esteriore ma tormento dentro: è stato un attimo identificarsi. Rimugino ancora su quelle cose perché quanto provi quel tipo di sensazioni rimangono con te per sempre".
Con Tim Burton nella casa per ragazzi speciali di Miss Peregrine
'Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali', il nuovo film del genio visionario Tim Burton arriverà nelle sale il 15 dicembre. Protagonisti sono una serie di giovani abitanti della casa, gestita dalla bellissima e affascinante Miss interpretata da Eva Green, i loro poteri speciali… e i loro potenti nemici. Alla fine scoprirà che solo la sua "peculiarità" potrà salvare i suoi nuovi amici.
Un mondo di speciali tra bullismo ecellulari. Jake è un adolescente che vive nell'assolata Florida (un po' come era la California anni Sessanta di Burton) ma che dentro di sé ha un mondo di mostri, creati ed evocati da suo nonno Abe (Terence Stamp) che gli racconta di un rifugio segreto noto come la Casa dei ragazzi speciali di Miss Peregrine, quando Abe muore in circostanze misteriose Jake non può far a meno di andare nel Galles a cercare questo luogo speciale. Lì, attraverso un anello temporale che lo trasporta nel 1943, Jake entrerà in contatto con la direttrice Miss Peregrine (Eva Green) e con tutti gli straordinari ragazzi speciali: Emma che sa levitare e dominare l'aria, Olive uno spirito libero con il fuoco sulla punta delle dita, Bronwy piccola ma potentissima, Fiona con la capacità di far crescere le piante a dismisura, Claire con una bocca dai denti affilati come rasoi sul retro della testa, Hugh che dentro il suo corpo ospita uno sciame di api, Horace con il dono dei sogni premonitori che proietta su uno schermo, Enoch capace di dar vita agli oggetti inanimati, Millard con il dono dell'invisibilità e i gemelliche indossano maschere e non parlano ma hanno una dote che tornerà utile contro i nemici più pericolosi.
Da sinistra Olive, Bronwy, Millard, i gemelli e Emma (ansa)
"Per me era importante che questi bambini speciali fossero principalmente bambini con tutte le loro emozioni, il loro disagio, i propri sogni e paure. Mi piaceva raccontare questi bambini con tutte le dinamiche della loro età. Essere diversi oggi è forse ancora più difficile perché chiunque può dire quello che vuole contro di te: esiste un bullismo senza nome e senza faccia che mi disturba moltissimo. La tecnologia da un lato ha liberato il cinema, dall'altro però ci ha limitato la possibilità di apprezzare quello che viviamo. Oggi andiamo ad un concerto e invece di seguirlo stiamo tutti lì a filmarlo col cellulare, non godiamo il presente perché lo viviamo mutuato da un telefono. I ragazzi di oggi valutano se stessi dal numero di like che ottengono su Facebook e questo è triste e allarmante".
Tra Beetlejuice 2 e il Superman che non vedremo mai. "Vivere nel presente é la cosa più difficile e interessante che esista, siamo sempre con uno sguardo al passato o al futuro. Io ho smesso di parlare troppo di futuro perché già due volte mi è capitato di parlare di film che volevo fare e poi mi sono stati cancellati, quindi non mi chiedete di Dumbo nè di Beetlejuice 2 anche se amo talmente il personaggio dello Spiritello porcello che, quando e se lo farò, deve essere fatto bene perché era un personaggio così insolito. Se le cose devono accadere accadono ma vi parlerò del mio prossimo progetto quando sarò sul nuovo set. Ma il miglior film che non ho mai fatto é Superman, sono sicuro che lo avreste adorato. Oggi che escono film sui supereroi tutte le settimane fa impressione pensare che il mio Batman esplorasse un nuovo territorio. Bellezza, mistero e forza: mostrare qualcosa senza dire tutto questo é il bello del cinema". "Ma se mi chiedete se nel mio futuro c'è ancora animazione, la risposta è sì, sì, sì".