'Il cinema dipinto', in mostra l'arte della pittura dei fondali
Il Cinema dipinto è il titolo della mostra allestita a Savigno (Bo) e dedicata a Gino Pellegrini, artista che, trasferitosi a Los Angeles a metà degli anni Sessanta, ha contribuito a rendere speciali film di Hitchcock, Kubrick e Gene Kelly. Pellegrini infatti ha dipinto i fondali di storie come Gli uccelli, 2001: Odissea nello Spazio, L’amica delle 5 ½, Il pianeta delle scimmie e Passeggiata sotto la pioggia di primavera. Negli anni d’oro di Hollywood, quando ancora tecnologia e effetti speciali non esistevano, le scenografie erano opere d’arte, dipinti realizzati su enormi pareti da pittori che lavoravano giorno e notte sotto il controllo, spesso maniacale, dei grandi registi. Pellegrini è stato uno di loro, nei quindici anni trascorsi a Hollywood. Oggi non c’è più, ma sua moglie Osvalda si preoccupa di curare rassegne, eventi e mostre come questa fotografica in programma fino al 19 novembre, con immagini scattate sui set dei film per i quali ha lavorato. E proprio uno dei suoi lavori, la riproduzione della città di New York per il film L’amica delle 5 ½, è finito tra le pagine di un libro interamente dedicato all’arte della pittura di fondali, The Art of the Hollywood Backdrop, edito da Regan Arts. L’opera di Pellegrini fa compagnia agli sfondi di film celebri che il volume passa in rassegna in oltre trecento pagine. Ci sono, ad esempio, il monte Rushmore di Intrigo Internazionale, la strada di mattoni gialli del Mago di Oz o le montagne di Tutti insieme appassionatamente
(a cura di Giulia Echites)
Di questa arte che nascondeva se stessa e che oggi sembra persa, ma in realtà non lo è del tutto, ci racconta un libro: The Art of the Hollywood Backdrop. Edito da Regan Arts, è un volumone di 312 pagine e altrettante immagini, per circa tre kili di peso, che si autodefinisce "definitivo". Sfogliandolo, in effetti, si scoprono tutti i "segreti" delle più grandi produzioni hollywoodiane, non solo di quelle degli anni Sessanta e Settanta, ma anche di alcune opere recentissime. Ad esempio: Ave, Cesare!, il film del 2016 dei fratelli Coen con George Clooney, ha riutilizzato i fondali che erano stati realizzati per Ben Hur, il colossal del 1959, per ambientare scene nell'antica Roma. Combinazioni di sfondi dipinti a mano e tecniche digitali, poi, sono state impiegate per film come Lemony Snicket: Una serie di sfortunati eventi, La tempesta perfetta o Interstellar.
È il cinema che va avanti guardando al passato, perché al cinema è concesso di essere romantico. The Art of the Hollywood Backdrop, scritto da Karen Maness e Richard Isackes, docenti all'Università del Texas, a Austin, ci fa poi conoscere gli artisti che hanno realizzato questi impegnativi ed enormi dipinti, nomi che né avevano trovato spazio nei titoli di coda né per i quali è mai stato previsto un riconoscimento specifico agli Academy Awards. Il libro li racconta per famiglie, ci sono ad esempio i Coackley o gli Strang, a dimostrazione del fatto che quello del pittore di fondali per il cinema era spesso un mestiere che si tramandava per generazioni.
Poi, a pagina 220, una sorpresa: la foto è quella della lavorazione di uno dei fondali per L'amica delle 5 ½ , film del 1970 diretto da Vincente Minnelli con Barbra Streisand, Yves Montand e Jack Nicholson. A quei dipinti ha lavorato un italiano, Gino Pellegrini. Lui è, insieme ad altri come Bruno Rubeo, una parte di Italia che, emigrata negli Stati Uniti, ha prestato le sue mani per rendere ancora più magiche quelle storie di Hollywood. E proprio in questi giorni fino al 19 novembre, nella sua Emilia, a Savigno, (Pellegrini è nato in Veneto, ma dopo gli anni a Los Angeles ha vissuto tra Bologna e San Giovanni in Persiceto) è in corso la mostra fotografica "Il Cinema dipinto" con immagini che lo ritraggono sui set dei film ai quali ha lavorato: Gli uccelli, 2001: Odissea nello spazio, Mary Poppins, West Side Story, Hello Dolly!, Il pianeta delle scimmie, L'ammutinamento del Bounty per citarne alcuni, oltre, appunto, a L'amica delle 5 ½.
Gino non c'è più, ma sua moglie, la signora Osvalda, ora sembra vivere per entrambi, tanta cura e tempo dedica a tutto ciò che riguarda suo marito, esposizioni, iniziative, sito, persino l'indirizzo mail: contattandola, la risposta che arriva ha come mittente "Gino Pellegrini". È lei che ci racconta che il primo contatto tra Gino e il cinema avviene nel 1954 quando lui, tredicenne, assiste alle riprese di Senso di Luchino Visconti, in particolare alle scene girate a Villa Godi Malinverni, la villa palladiana a Lugo di Vicenza. "Diceva sempre che gli affreschi di quel posto erano nutrimento per la sua fantasia e ricordava la bellissima Alida Valli ripetere mille volte la scena della discesa dello scalone e il suo pianto". A sedici anni Gino ha già chiaro chi vuole diventare, così decide di partire per gli Stati Uniti, "a Los Angeles c'era la zia Lina che lavorava come cameriera al Little Joe's, famoso ristorante italiano frequentato da attori, produttori e scrittori. È lei a introdurre Gino nel mondo che lui era andato a cercare".
Gino, da parte sua, era già abbastanza bravo a disegnare, non fa fatica quindi a trovare lavoro, all'inizio soprattutto come cartellonista pubblicitario, "doveva solo aumentarsi l'età di tre anni". Nel frattempo continua a studiare, si iscrive alla facoltà di Architettura della Ucla e lì inizia a frequentare gli esponenti della Pop Art, poi i grandi registi. Per questi ultimi ricopre diversi ruoli: scenografo, bozzettista, modellista, ma quello per cui era insuperabile era la pittura di sfondi. "Di Hitchcock raccontava che era sempre presente, controllava tutto in maniera maniacale. Anche Kubrick era meticolosissimo: il fondale con la terra vista dallo spazio, Gino l'ha dovuto rifare non so quante volte. Non andava mai bene. Ma è andata peggio a un musicista: Kubrick lo ha fatto lavorare per oltre un anno sulla colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio per poi dirgli che non gli piaceva niente di tutto quel lavoro, il poverino è andato fuori di testa". Nei quindici anni trascorsi negli Stati Uniti, Gino ha lavorato a ritmi forsennati: "stava sveglio giorno e notte, quei Maestri del cinema ti premiavano se lavoravi bene, certo, ma soprattutto se eri veloce. A Hollywood il tempo è sempre stato denaro". E Gino aveva imparato: "A volte tracciava le prospettive a braccio, direttamente sui grandi muri".
Sapeva poi anche farsi volere bene. Sul set de L'amica delle 5 ½ Barbra Streisand gli chiese di dipingere la roulotte che utilizzava tra un ciack e l'altro: "Gino la riempì con le immagini erotiche di Aubrey Beardsley, Streisand si divertì tantissimo, era una donna molto aperta mentalmente". Di Ingrid Bergman, invece, Pellegrini ricordava la sconvolgente bellezza. L'aveva conosciuta sul set di Passeggiata sotto la pioggia di primavera per il quale aveva dipinto la serie dei fondali circolari con l'evolversi delle stagioni. Interpretava, con Anthony Quinn, il ruolo di un'amante non più giovanissima "ma Gino mi diceva che Ingrid Bergman era bellissima anche superati i cinquant'anni e dal vivo ancora più che in fotografia". Con Kim Novack era nato un rapporto di amicizia, "è stato diverse volte ospite a casa dell'attrice perché anche lei dipingeva e voleva che lui la aiutasse a migliorare nei paesaggi marini. Diceva che era una donna molto dolce".
Nel 1972 Gino Pellegrini torna in Italia, collaborerà con Dino Risi ma poi lascerà il cinema per dedicarsi alla ricerca artistica, alla pittura "dando sfogo alla sua creatività nella più totale libertà, svincolato da correnti e periodi". Non è vero però che Gino Pellegrini il cinema non l'ha più fatto, il cinema era ormai dentro di lui: quando affrontava la pittura da esterni la interpretava cinematograficamente, con riferimenti espliciti. Sui muri delle città dell'Emilia Romagna che è stato chiamato ad abbellire, ad esempio, c'è cinema. Se vi capiterà di passare per piazzetta Betlemme, a San Giovanni in Persiceto, vi troverete faccia a faccia con Groucho Marx che aspetta di staccare biglietti: quello è Gino Pellegrini.