'Tre manifesti a Ebbing, Missouri', bookmaker e Alessandro Borghi puntano su McDormand
Chiara Ugolini
In Inghilterra le agenzie di scommesse non hanno dubbi, il film dell'anglo-irlandese Martin McDonagh dovrebbe portare a casa la statuetta. Merito anche della sua protagonista che è la favorita. Ma anche di tutti gli altri perché, come dice il Padrino di Venezia: "Chi fa anche solo una posa ha un grande valore"
4 minuti di lettura
La furia e il dolore di una madre che sette mesi dopo lo stupro e l'assassinio della figlia non ha ancora un colpevole contro cui sfogare la propria rabbia e il proprio senso di colpa. È un tema tosto quello di Tre manifesti a Ebbing, Missouri il film che i bookmaker inglesi danno per vincente, 11/8, agli Oscar 2018, tallonato dal fantasy romantico di Guillermo Del Toro. Ma il senso dell'umorismo del regista angloirlandese, la forza del personaggio di Mildred, interpretata da una straordinaria Frances McDormand, data come favorita tra le attrici, e un cast di comprimari di talento sposta il film dalla categoria drammatica ad un più sfaccettato thriller anticonvenzionale dove la ricerca dell'assassino diventa, mano mano che la storia procede, soltanto un pretesto.
Il regista di 'Tre manifesti': "Frances ha portato integrità e umanità"
The winner is....Premiato con il Golden Globe per il miglior film drammatico, Tre manifesti ha conquistato sette nomination all'Oscar tutte piuttosto "pesanti": miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura (che era già stata premiata a Venezia, dove il film è stato mostrato in anteprima), miglior montaggio, miglior colonna sonora. Il film gode anche di una tripletta di candidature per il suo cast straordinario a partire da Frances McDormand. "Frances ha avuto l’idea del costume, una sorta di uniforme da indossare ogni mattina come un'armatura con l'idea di andare a risolvere il crimine. Comunque essa fosse prima dell’inizio del film, femminile o no, il film racconta la sua guerra, la sua rabbia e la sua determinazione - dice il regista Martin McDonagh - Abbiamo avuto un annetto per parlare del film e se la sceneggiatura non è cambiata per nulla a livello di dialoghi, Frances ha portato al personaggio ciò che ero certo avrebbe portato: integrità e umanità". Ma la forza del film sono anche tutti gli altri ruoli che dimostrano ancora una volta la veridicità del mantra di Stanislavskij che diceva che "Non esistono piccoli e grandi ruoli, esistono piccoli e grandi attori". In questo caso i grandi attori sono Woody Harrelson (lo sceriffo Willoughby) e Sam Rockwell (il poliziotto mammone e razzista Dixon) ma anche Abbie Cornish nel ruolo della moglie dello sceriffo, Peter Dinklage in quello dell'amico innamorato di Mildred, Caleb Landry Jones in quello dell'impiegato dell'agenzia pubblicitaria dei famosi tre cartelloni. Personaggi che vediamo in poche pose ma pieni di umanità e che appaiono molto veri perché secondo il regista "il segreto è essere fedeli anche ai personaggi più piccoli, come se ognuno di questi potesse essere il protagonista di un suo film personale. In fondo è come nella vita reale; ognuno di noi pensa di essere il protagonista del film della sua vita. Anche se si tratta di una scena di due pagine o una sequenza da due battute non bisogna pensare che nessun personaggio sia secondario, è necessario vederlo come un essere umano reale, qualcuno più arrabbiato, qualcun altro più divertente, ma fondamentalmente esseri veritieri".
Non dire gatto se... Ma nonostante le tante candidature, le previsioni dei bookmaker, la lunga lista di premi già conquistati (4 Golden Globe, 3 SAG, il People's Choice Award a Toronto) il film di McDonagh potrebbe "soffrire" delle ripercussioni di una sorta di polemica nata negli Stati Uniti attorno al personaggio del poliziotto Dixon interpretato da Sam Rockwell. Sebbene per il regista "il film affronta temi come il razzismo e il femminismo, questioni che sono in ballo da un po' e lo saranno ancora nel futuro" alcuni critici e anche spettatori non hanno apprezzato l'arco narrativo del personaggio da mammone violento, che picchia gli afroamericani e fa battute sessiste, a brav'uomo e capace detective che se non risolve proprio il caso, lo mette comunque sulla giusta pista. Sul Village Voice la critica April Wolfe ha scritto: "Tre manifesti sembra chiedere al pubblico di perdonare e dimenticare cose sbagliate come la violenza della polizia, gli abusi domestici e lo stupro senza dimostrare una piena comprensione del tributo che le vittime di questi crimini hanno pagato nella vita reale". La polemica è cresciuta talmente da portare il regista a rispondere per il suo film parlando di Dixon: "Inizia il film come un idiota razzista ed è più o meno lo stesso alla fine ma è come se si capisse che sia pronto a cambiare. C'è lo spazio perché ad un certo livello lui riconosca il suo errore ma in nessun modo va visto come l'eroe redento di questa storia". McDonagh inoltre ha aggiunto che lo sviluppo della storia è deliberatamente disordinato "perché è un mondo disordinato e difficile" quello in cui viviamo.
Il padrino Alessandro Borghi. È un padrino al cubo quello di Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Dopo Dario Argento per The Shape of Water,Alessandro Borghi, uno degli attori di punta del cinema italiano (fresco fresco della doppia nomination ai David di Donatello), nonché padrino della settantaquattresima edizione della Mostra del cinema di Venezia, ha scelto di esserlo anche per il film di McDonagh. "In realtà è uno dei pochi che ho perso a Venezia perché è passato proprio in quel paio di giorni in cui sono dovuto venire a Roma per girare il film di Matteo Rovere Il primo re. - dice Borghi - E così sono tornato a casa con il rammarico di aver perso un film che secondo molti era tra i più belli se non il più bello del festival. Quindi appena ho potuto sono andato a vederlo qui a Roma, al cinema Nuovo Olimpia in versione originale e ne sono rimasto ammaliato". Borghi, che confessa di andare al cinema anche per studiare la recitazione dei suoi colleghi, dice che "Woody Harrelson è uno dei miei attori preferiti, il suo personaggio di sceriffo è sicuramente il più bello e ho amato moltissimo la scelta di usare la sua voce off per leggere le lettere che lascia alla moglie e agli altri. Ma sono giganteschi anche Sam Rockwell e Frances McDormand, naturalmente. Grazie alla scrittura di quel genio che è McDonagh non si rischia mai di cadere nella retorica, inoltre la sceneggiatura è talmente buona che nonostante si parta da un fatto estremamente drammatico il film, che ho scoperto essere una dark comedy, non rinuncia mai all'ironia sottile o dichiarata e non ti dà mai la possibilità di sederti perché succede sempre qualcosa". Tra tutte le cose che Borghi ha apprezzato del film c'è prima di tutto "una scrittura, un pizzico sopra le righe, che mi ricorda una partitura teatrale dove ogni personaggio segue il suo filone portando il film ad un livello più alto. E poi c'è il segreto del cinema americano che piano piano stiamo imparando anche noi italiani, dove purtroppo accade ancora, ogni tanto, che qualche comprimario rovini una scena dove sono forti solo i protagonisti. Ultimamente ho avuto la fortuna di lavorare in film da protagonista, supportato da attori che aggiungevano qualcosa di bello anche nei piccoli ruoli. Anche chi fa solo una posa in un film ha un grande valore".