'Tonya', scandalo sul ghiaccio. Margot Robbie: "Vittima o eroina? Non lo sapremo mai"
Silvia Bizio
La storia che coinvolse la campionessa Tonya Harding e l'avversaria Nancy Kerrigan, cui un ignoto ruppe il ginocchio prima di gareggiare. Il film, in sala dal 29 marzo, rimette insieme le carte del gioco
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Nel 1994, prima delle Olimpiadi Invernali di Lillehammer, in Norvegia, la pattinatrice americana Tonya Harding, la prima atleta che riuscì a completare il difficilissimo triplo axel - salto di tre giri e mezzo - si ritrovò al centro delle cronache per essere la mandante dell'aggressione (una martellata sferrata da un ignoto al ginocchio destro) inflitto alla sua rivale numero uno, Nancy Kerrigan. All'epoca la talentuosa Harding - di origine proletaria e formazione familiare disastrata, l'opposto del milieu simil aristocratico del pattinaggio artistico su ghiaccio, dichiarò la sua innocenza, ma divenne comunque pariah per il pubblico americano. La soap-opera Harding-Kerrigan durò vari mesi (prima, durante e dopo le Olimpiadi), un affascinante caso di ossessione collettiva per presunti crimini. Solo il caso O.J. Simpson (accusato di omicidio della moglie e di un amico) che sarebbe esploso di lì a poco allontanò dalla Harding i riflettori una volta per tutte.
'Tonya', scandalo sui pattini. Il trailer
Il film Tonya, in sala il 29 marzo distribuito da Lucky Red, con la bravissima Margot Robbie (candidata all'Oscar per un'interpretazione senza orpelli e per la tenacia con cui si è data al personaggio) è la cronaca narrata in prima persona di quegli eventi, ma anche un valido spaccato sociale sull'America di provincia e dei retroscena dei suoi sogni. Il mistero su chi ci fosse dietro quella martellata dura ancora oggi: Tonya Harding venne radiata dal pattinaggio professionista e non poté mai più gareggiare. Classica romanzo di formazione al negativo: un'infanzia povera, la scoperta del talento, gli abusi subiti prima dalla madre, poi dal marito. Tonya è un'atleta piena di grinta, una forza della natura che non si inchina alle regole e ai cliché della specialità olimpica Vittima del complesso del brutto anatroccolo, Tonya fiorisce attraverso l'interpretazione dell'attrice che la mette in scena dai 15 anni ai 45 anni di età, in maniera sempre credibile pur senza cosmesi. Il film, diretto dal regista australiano Craig Gillespie (Lars e una ragazza tutta sua), arriva nelle sale italiane dopo la stagione degli Oscar che ha tributato il successo di Allison Janney, che in Tonya è l'eccentrica, crudele madre, ha vinto l'Oscar e anche il Golden Globe come miglior attrice non protagonista. Un successo doppio per Margot Robbie, anche produttrice del film insieme al marito Tom Ackerly con la loro compagnia Lucky Chap Entertainment.
'Tonya', il film premiato con l'Oscar nelle sale italiane. La clip
Margot Robbie, dopo il suo successo al cinema (nella sua Australia era già famosa per varie serie tv) nei panni della moglie di Leonardo DiCaprio nel film di Martin Scorsese Wolf of Wall Street (2013), ha girato dieci film in cinque anni, fra cui Focus, La leggenda di Tarzan, Goodbye Christoper Robin e il blockbuster Suicide Squad. E non è finita: sarà presto la regina Elisabetta in Mary Queen of Scots, Sharon Tate nel film su Charles Manson e la sua banda trasformandola così automaticamente nella nuova musa di Quentin Tarantino Once Upon a Time in Hollywood, accanto a Brad Pitt e di nuovo Leonardo DiCaprio. "Ho scritto a Tarantino mille volte perché sono davvero una sua grande fan - confessa la bionda, bellissima attrice originaria del nord Australiana, la Gold Coast, terza di quattro figli di una madre single fisioterapista.
Caitlin Carver interpreta l'avversaria Nancy Kerrigan
Margot Robbie non ricorda quell’episodio del '94 (aveva solo 4 anni allora) ma nel frattempo è diventata un'esperta in materia: "Tonya ebbe un'infanzia molto difficile, con una madre possessiva fino alla crudeltà e un matrimonio con un uomo violento e manipolatore - dice l’attrice - È stata picchiata e abusata. Aveva spesso occhi neri e lividi in faccia, non certo il volto adatto all'eleganza del pattinaggio artistico, ma Tonya era una combattente e una che è sopravvissuta, questo mi piace di lei. Ed era un'atleta fantastica, su questo nessuno dubita. All'inizio delle riprese non riuscivamo a trovare una controfigura in grado fare il triplo axel, nessuno lo sa fare. Negli ultimi 20 anni solo sei donne al mondo ce l'hanno fatta". "Chissà quanto Tonya sia stata veramente coinvolta in quell'incidente - le fa eco Allison Janney - Ma era una campionessa, nonostante le circostanze di vita difficilissime lei tornava sempre sul ghiaccio, cadeva e si rialzava. Ero a New York quando è successo l’incidente, lo ricordo bene, è stata una storia enorme che ha scosso il mondo del pattinaggio artistico. Sembrava impensabile che una cosa così potesse succedere in quello sport e i media ci si sono buttati sopra. Io ne ero affascinata, la stampa ha ridotto la storia buoni contro cattivi, bianco e nero, rivalità fra campionesse, ma sotto c'era molto di più e il film lo ha tirato fuori".
Allison Janney nel ruolo della madre di Tonya
Allison Janney ha affrontato con grande coraggio il ruolo di LaVona, la violenta madre di Tonya: "Questo personaggio è un regalo straordinario che il mio amico, lo sceneggiatore Steven Rogers, mi ha fatto scrivendolo per me" ha detto dopo aver vinto l’Oscar, il suo primo dopo tanti Emmy (West Wing e Mom). "Ha scritto un mostro di donna, sapendo che avrei saputo recitarla. Quello che rende un film e una storia speciali sono personaggi ben sviluppati, che hanno bisogni e desideri che si scontrano contro chi non vuole che li abbiano. È quello che ti eccita come attrice quando leggi una storia come quella di American Beauty, o Juno, o West Wing, o Tonya, che ho avuto la fortuna di interpretare. Sono personaggi che ti fanno sentire viva come attrice". E pensare che Janney ha avuto solo otto giorni per girare la sua parte, incastrandola fra un film e le prove dello spettacolo teatrale Sei gradi di separazione che stava per cominciare a Broadway. Ma sono bastati per ottenere qualcosa di memorabile. "Sono entrata nella testa di questa donna che è l'opposto di tutto quello che immaginiamo possa essere una buona madre - continua l’attrice - Eppure a modo suo lei pensava di esserlo, sapeva cosa voleva per la figlia e non si fermava davanti a nulla, convinta che il fine giustificasse i mezzi. È sempre piena di rabbia e furia, una grande sfida per me recitare una donna così capace di dire cose orribili a sua figlia. Ma forse era quello che serviva a Tonya sfidarsi a far sempre meglio".
Sabastian Stan è Jeff Gillooly, il marito di Tonya
La produzione del film, che presenta fra le varie tesi quella che il marito di Tonya abbia assoldato un sicario per assestare la martellata al ginocchio della sua rivale non è riuscita a rintracciare la vera LaVona prima delle riprese: "Peccato - osserva Janney - mi sarebbe piaciuto sentire la sua versione dei fatti, e invece abbiamo solo quella di Tonya, perché LaVona è sparita". Salvo poi riapparire recentemente per un'intervista nel programma televisivo Inside Edition, sorprendendo la stessa Margot Robbie. "Non sapevamo se fosse viva mentre eravamo in preproduzione - dice l'attrice e produttrice - La stessa figlia non sapeva se sua madre fosse viva o morta. Non hanno nulla a che fare una con l’altra. Le ultime notizie che Tonya sulla madre era che viveva praticamente in strada". "Io penso che alla fine Tonya Harding sia stata grata che noi abbiamo mostrato la sua storia in un modo inedito. Intendiamoci, non è stata una consulente del film, non è mai venuta sul set, né ha avuto mai una parola sul copione. Questo film non voleva essere un biopic tradizionale e noi non diciamo se Tonya sia una vittima o un'eroina. Questo dibattito andrà avanti fino alla fine dei nostri giorni".