Kubrick fotografo: il suo sguardo di diciassettenne tra le strade di New York
giulia echites
Dal 3 maggio al Museum of the City of New York in mostra gli scatti del più giovane fotoreporter della rivista 'Look': alla fine di quell'esperienza, nel 1950, il suo primo corto con il pugile Walter Cartier
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Tutti hanno cominciato da qualche parte, anche i più grandi hanno dovuto iniziare con qualcosa di modesto. C'è stata, ad esempio, una vita che ora sembra lontanissima in cui Stanley Kubrick era un fotografo. Prima di 2001: Odissea nello spazio, prima di Arancia Meccanica o Shining, tra gli occhi di Kubrick e la realtà c'era sempre un filtro, una lente attraverso cui guardare il mondo, l'obiettivo della macchina fotografica.
Through a Different Lens: Stanley Kubrick Photographs è la mostra allestita al Museum of the City of New York (dal 3 maggio fino a ottobre) che raccoglie circa centoventi fotografie scattate durante quelli che vengono definiti i suoi anni di formazione: sono le immagini realizzate per il magazine Look (storico competitore dell'altra famosa rivista, Life, di Henry Luce) per il quale Kubrick aveva iniziato a lavorare, a diciassette anni, prima come apprendista e poi come fotografo ufficiale, il più giovane della rivista. Dal 1945 al 1950, Kubrick è stato un giovanissimo fotoreporter con uno sguardo già incredibilmente sensibile per le storie umane: che si trattasse di sciuscià in strada, di giovani amanti nella metropolitana, di vite borghesi nella quotidianità dei loro appartamenti o di Montgomery Clift, il divo di Hollywood al quale Kubrick riuscì a strappare uno scatto, proprio come farebbe un paparazzo. Nel suo lavoro da fotografo, prima di diventare leggenda del cinema, un ruolo importante come fonte d'ispirazione lo hanno svolto New York e le sue strade.
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Dal 3 maggio al Museum of the City of New York una mostra per conoscere il genio del grande schermo prima che diventasse tale. Prima di diventare regista, per cinque anni ha lavorato come fotografo alla rivista Look, alla fine di quell'esperienza il suo primo corto con protagonista il pugile Walter Cartier
Kubrick veniva dal Bronx e quella città, che dopo la seconda Guerra Mondiale era all'apice della visibilità, era la tela sulla quale lui fermava immagini di vita quotidiana. E valevano lo stesso, ai suoi occhi, tanto gli angoli più eleganti quanto i quartieri popolari. Un po', forse, per lo stesso stimolo a sperimentare che ritroverà dietro la macchina da presa e che lo porterà a mettersi in gioco in più generi, dalla fantascienza alla satira politica, dai film di guerra a quelli storici, sempre comunque mantenendo centrale la figura umana: cambiano gli sfondi, le strade e le ambientazioni dei suoi film, resta fermo l'uomo.
Non conta guardare quelle foto e cercare somiglianze col lavoro di Henri Cartier-Bresson, ad esempio, o Diane Arbus. Piuttosto, notare come la fotografia gli abbia permesso di individuare i riferimenti tecnici e estetici di quello che sarebbe stato il suo cinema: è stato attraverso la macchina fotografica che Kubrick ha imparato a diventare un acuto osservatore delle interazioni umane. Una volta messe in sequenza dinamica le sue immagini, il passo successivo sarebbe stato quello di crearci delle storie intorno.
"Look è stato il mio college, i colleghi fotografi e New York erano i miei compagni di classe" dirà il regista ricordando quegli anni. "È impossibile guardare quelle fotografie senza sapere chi sarebbe diventato Kubrick - ha dichiarato a Variety Donald Albrecht, uno dei curatori del museo - c'erano tantissimi fotografi di talento a Look e lui probabilmente non era tra i migliori, ma le fotografie di Stanley avevano qualcosa che ti faceva pensare che lui sarebbe arrivato a un altro livello".
Through a Different Lens: Stanley Kubrick Photographs mette insieme centoventi immagini, alcune già pubblicate, altre inedite, esposte secondo un percorso che segue un ordine cronologico fino al punto in cui l'occhio del fotografo e quello del regista si incontrano. Verso i momenti finali del suo lavoro a Look, Kubrick ha scattato foto ai pugili Rocky Graziano e Walter Cartier. Proprio quest'ultimo sarà il protagonista del suo primo film, Day of the Fight, un documentario di sedici minuti. Le foto realizzate per la rivista sono servite da storyboard, da lì Kubrick ha elaborato scene, scelto gli angoli di ripresa, le inquadrature e l'illuminazione. Un metodo di lavoro, quello di utilizzare gli scatti come bozzetti per i film, che Kubrick manterrà per tutta la sua carriera cinematografica.