Bertolucci, in Campidoglio l'omaggio al Maestro
Colleghi e collaboratori, volti noti e persino una classe di liceali romani sono arrivati nella sala della Protomoteca, in Campidoglio, per rendere omaggio a Bernardo Bertolucci, il regista morto ieri mattina, dopo una lunga malattia, nella sua casa romana all'età di 77 anni. Tra i primi a venire in Campidoglio per l'ultimo saluto Vittorio Storaro, ma anche una scolaresca del Liceo scientifico Avogadro, Walter Veltroni, l'attore Piergiorgio Bellocchio, la sceneggiatrice Francesca Marciano, Ignazio Oliva, attore di Io ballo da sola, Valentina Cervi. Tra i volti noti anche i registi Mario Martone, Pappi Corsicato e Mimmo Calopresti, l'ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, la senatrice ed ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, il sindacalista della Cgil ed ex segretario Fiom, Maurizio Landini, il presidente dell'associazione Piccolo cinema america, Valerio Carocci. Accanto alla bara le corone del presidente della Regione Lazio e della sindaca di Roma, rappresentata dal vicesindaco Luca Bergamo.
Il primo a entrare, appena la camera ardente è stata aperta, è stato Vittorio Storaro, che ha firmato la fotografia di molti film di Bertolucci da La strategia del ragno a Il tè nel deserto passando per L'ultimo imperatore, nove Oscar tra cui quello alla fotografia. "Bernardo è stato prima un compagno di lavoro, poi un fratello ma subito un maestro - ha detto Storaro - lo choc grande che ho avuto sul set di Prima della rivoluzione in cui gli ho fatto d'assistente. Lui con la macchina da presa cercava di scrivere non un racconto, ma una poesia. Eravamo poco più che ventenni, poi anni dopo quando mi ha chiamato per La strategia del ragno mi ha detto: 'Vittorio mi ricordo di te e vorrei che questa cosa la facessimo insieme'. Lui non diceva tutto in modo cosciente, usava simboli avendo fatto tanta psicanalisi e io ho scelto di usare la luce in modo diverso per la parte cosciente e per quella incosciente. Bernardo aveva bisogno di seguire le orme del padre, per quello ha fatto del cinema in forma di poesia".
Bertolucci, Vittorio Storaro: "Avevamo vent'anni e ho capito che con il cinema scriveva poesie"
"In Novecento ha raccontato le ombre e le luci con questa macchina da presa magica" ha ricordato emozionato Paolo Taviani. "Ultimamente l'ho sentito al telefono e mi ha detto: 'Voglio fare un altro film, lo girerò in tre stanze perché non mi posso muovere bene. Sarà un film di gioia'. Non gli è stato concesso ma credo che sarebbe stato felice di vedere come l'Italia, e non solo, sta parlando di lui e dei suoi film". Il progetto di cui ha parlato Taviani è The Echo Chamber, titolo dell'ultima sceneggiatura che Bernardo Bertolucci aveva finito di scrivere proprio in questi giorni con Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini, pronto per essere prodotto da Nicola Giuliano per Indigo Film.
Camera ardente Bertolucci, Stefania Sandrelli: "È stato un amico paterno. Senza di lui siamo tutti più poveri"
Commossa Stefania Sandrelli, che ha lavorato col regista in Partner, Il conformista, Novecento e Io ballo da sola: "Quando si perdono personalità come Pasolini, Olmi, Bertolucci, diventiamo tutti più poveri. Per me è stato un grande privilegio fare film con lui, è stata una grande collaborazione e una lunga amicizia, iniziata nel '61 sul set di Accattone. Mi chiamava 'l'attrice di Germi' e con me aveva un atteggiamento paterno, mi ha teso la mano e mi ha fatto fare un percorso insieme a lui".
Bertolucci, Tornatore: ''Cineasta unico. Io regista di un suo film? Non sono all’altezza''
"La sua lezione è immensa" ha detto Giuseppe Tornatore, parlando di "un cineasta che ha saputo parlare del suo tempo sempre stando lontano dalla cronaca. Uno sguardo unico che ha fatto scuola". Un amico e un maestro per Mario Martone: "La sua libertà artistica era pari al suo pensiero, ascoltarlo e stare con lui era un piacere. Da artista e regista ha inventato un cinema mettendo insieme la dimensione autoriale legata alla sua terra d'origine rendendola universale. Ho visto L'ultimo imperatore in un cinema di Caracas, un enorme sala piena di famiglie e bambini che assistevano con gli occhi sgranati la vicenda dell'ultimo imperatore cinese raccontata da un regista emiliano con una produzione internazionale lì, a Caracas. Nessun altro al mondo ha potuto fare una cosa simile".
"Oggi è una giornata triste" ha detto il ministro della Cultura, Alberto Bonisoli, "ci lascia una persona in grado di interpretare il suo tempo raccontandolo in un modo che rimarrà, un maestro che ha insegnato come si fa cinema a un certo livello, in Italia e nel mondo".
La famiglia Bertolucci sta organizzando una serata aperta al pubblico in memoria del regista che si terrà il 6 dicembre al Teatro Argentina. E in omaggio al cineasta dal 30 novembre tornano in sala i due atti di Novecento. Il produttore e distributore Fulvio Lucisano ha scelto di rivedere tutta la programmazione delle sue sale e proiettare il capolavoro di Bertolucci recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna.
Bernardo Bertolucci presenta il restauro di 'Novecento': "Lo dedico a mio fratello Giuseppe"