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Al Pacino: "Cosa significa avere ottant'anni? L'importante è sapersi adattare"

L'attore spegne le candeline il 25 aprile, mentre su Prime Video è protagonista della serie 'Hunters'. "Tutti considerano il mio compleanno come un grande traguardo. Li lascio fare, spero che si divertano"
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"Ho sempre detto che morirò sul set di un film. Ora aggiungo: magari sul set di una serie tv". Ottant'anni per Al Pacino ma ancora non è tempo di morire, basta vedere come sta in forma in Hunters, la serie disponibile su Prime Video, tra le più attese di questa stagione, premiata dalla critica e dal pubblico, storia ambientata a fine anni Settanta in una New York che ospita cacciatori invisibili di nazisti altrettanto invisibili. Pacino è Meyer Offerman, leader degli hunters, i cacciatori appunto, e mentore del giovane Joaìnah (Logan Lerman), reclutato dopo l'assassinio della nonna, sopravvissuta all'Olocausto ma non sfuggita, decenni dopo, al carnefice che a lungo l'ha cercata e uccisa in poltrona. Ne abbiamo parlato con Al Pacino (della serie, e degli ottant'anni) in un incontro al Four Seasons Hotel di Beverly Hills prima che l'emergenza bloccasse ogni attività.

Ottant'anni. Ci dica in che modo mantien…
"Ho sempre detto che morirò sul set di un film. Ora aggiungo: magari sul set di una serie tv". Ottant'anni per Al Pacino ma ancora non è tempo di morire, basta vedere come sta in forma in Hunters, la serie disponibile su Prime Video, tra le più attese di questa stagione, premiata dalla critica e dal pubblico, storia ambientata a fine anni Settanta in una New York che ospita cacciatori invisibili di nazisti altrettanto invisibili. Pacino è Meyer Offerman, leader degli hunters, i cacciatori appunto, e mentore del giovane Joaìnah (Logan Lerman), reclutato dopo l'assassinio della nonna, sopravvissuta all'Olocausto ma non sfuggita, decenni dopo, al carnefice che a lungo l'ha cercata e uccisa in poltrona. Ne abbiamo parlato con Al Pacino (della serie, e degli ottant'anni) in un incontro al Four Seasons Hotel di Beverly Hills prima che l'emergenza bloccasse ogni attività.

Ottant'anni. Ci dica in che modo mantiene tanta energia, e che cosa consiglierebbe a chi vuol fare il suo lavoro.
"L'energia dipende dalla direzione in cui la vita ti porta. Dal modo in cui passi da una fase all'altra, specialmente quando segui la strada della fama, che diventa una cosa con cui devi vivere e a cui ti devi adattare. Io sono stato fortunato abbastanza da aver ricevuto queste opportunità nel corso della mia vita, ma esiste un'altra parte di essa. È tutta questione di adattamento. Ricordo che il grande Lee Strasberg mi disse qualcosa, quando stavo attraversando una fase difficile nei primi anni Settanta. Mi guardò, era un uomo di grande intuito, aveva visto molto e molto sapeva di quella condizione perché conosceva altri attori che l'avevano affrontata. Ricordo che lo guardai, e mi disse: 'Sai, tesoro, devi semplicemente adattarti'. È stato uno scambio molto semplice, bisogna semplicemente adattarsi a ciò che ci succede. E vale anche per i giovani attori, perché ci sono molte situazioni, anche dure, in cui ci si può trovare".
 
In che modo vuole festeggiare questo compleanno?
"Ho cominciato a pensare di avere 80 anni circa un anno fa, perché è così che ragiono, non è una grande sorpresa per me... (ride) Ti fermi un attimo a pensare, e capisci che non ti senti così a meno che tu non scelga di sentirti così. Qualcuno dice che la differenza si sente, l'unica che ho sentito io è stata quando ho raggiunto i 75, a quel punto alcune cose sono cambiate. Per altri i cambiamenti sono a metà 50, metà 60, mentre io ci sono passato tranquillamente. E poi a metà dei 70 le cose hanno cominciato a cambiare, il modo in cui percepisco, il modo in cui vedo quello che ho intorno. Mi piace la fase in cui mi trovo e come affronto le cose. Vorrei aver avuto questa sensazione vent'anni fa, ma almeno adesso ce l'ho. E so che tutti vedranno gli 80 come un grande traguardo, soprattutto i miei amici. Li lascio fare, spero che si divertano".


Dopo decenni di cinema, com'è stato girare 'Hunters'?
"Sono stato fortunato perché nella serie si raccontano molte storie parallele. Qualcuno mi ha detto di averne riconosciute cinque, ma in realtà ve ne sono molte di più, ed è interessante vedere lo sviluppo narrativo, i personaggi che entrano, escono, cambiano. Non sono stato sul set tanto quanto sarebbe servito per un film, avevo del tempo libero, sotto questo aspetto è stata la tabella di marcia più leggera che abbia mai seguito".


Molti attori vengono identificati con i ruoli che interpretano in carriera. Per lei ha rappresentato un problema?
"Domanda interessante, non saprei... E' questo l'uomo che sono o cambierà di nuovo quando me ne andrò da questa intervista? Come dice Shakespeare, noi interpretiamo tutti molteplici ruoli, e attraversiamo le sette età dell'uomo. Credo che parte dell'interpretazione di un personaggio provenga da te stesso, è la tua interpretazione personale, consapevole o meno. Una parte di noi finisce nelle interpretazioni, è come se si stesse dipingendo un quadro: quel quadro ha un certo stile, e le scelte, il tipo di dipinto, e il suo contenuto, questi sono tutti frutto di quello che tu sei. Madonna quanto parlo...".