Spettacoli

Monica Vitti, per gli 89 anni due libri: le sue donne rivivono in 47 racconti

In questi giorni in libreria due volumi, una raccolta di interviste 'Ritratti e autoritratti' e un'opera di fiction 'E siccome lei' di Eleonora Marangoni che immagina tanti racconti quanti le donne che ha portato sul grande schermo dalla soubrette Dea Dani alle borghesi donne di Antonioni
2 minuti di lettura
Periodicamente la letteratura tenta di imbrigliare il cinema e le sue icone alla pagina scritta, sperimentando vertiginosi travasi. Ci sono stati romanzi con Orson Welles trasformato in detective (Dissolvenza al nero di Davide Ferrario), un vecchio Stan Laurel che assolda Philip Marlowe (Triste solitario y final di Osvaldo Soriano), il Sordi reinventato da Mario Soldati (nel racconto L’imprudenza). Ma un'operazione come quella di Eleonora Marangoni non s’era ancora vista: raccontare Monica Vitti attraverso quarantasette personaggi della sua carriera cinematografica, facendoli rivivere in altrettanti racconti di diverso stile e lunghezza. Il libro s'intitola E siccome lei, ed esce in questi giorni per Feltrinelli. L'autore non è il classico appassionato cinefilo ma una scrittrice vera, che ha esordito con un saggio in francese su Proust e che è entrata l'anno scorso nella dozzina del Premio Strega con il romanzo Lux.

[[ge:rep-locali:repubblica:272762692]]
Che la figura della Vitti non sia però un mero pretesto letterario lo testimonia un'introduzione da ricercatrice rigorosa, e un corredo fotografico degno più di una biografia che di un'opera di fiction. Allora rieccole le donne della Vitti, l'Assunta Patané della Ragazza con la pistola (1968), la Claudia che vagabondava per le Eolie ne L’avventura (1960), la soubrette Dea Dani di Polvere di stelle (1973), la Margherita di Scandalo segreto (1990), sua prima regia e ultimo film. Una folla di donne raccontate o rievocate in stili diversissimi: brani autobiografici, stralci d’epistolario, almanacchi, schede, appunti, monologhi, e-mail, perfino un profilo stile wikipedia. Espedienti letterari che rendono il mosaico di una carriera assortita, dalla musa di Antonioni alla complice di Sordi, saltando da Salce a Buñuel, da Losey a Scola. Con relative divisioni in platea; la critica alta rimpiangeva l'interprete della Notte, il pubblico pagante la preferiva accanto ad Abatantuono nel Tango della gelosia; da un lato i comici sganassoni ricevuti sulla spiaggia di Sabaudia in Amore mio aiutami, dall’altro i drammi intellettuali sull'incomunicabilità (con relative prese in giro; una battuta che circolava all'epoca era “Signorina Vitti? Le passo la comunicazione”).

E siccome lei si godrebbe appieno rivedendo prima i film e andando poi a leggere il modo in cui Eleonora Marangoni ha fatto rivivere quei personaggi, approfondendoli e proseguendoli. L'operazione ha il suo limite e il suo trionfo nella passione del suo stesso oggetto: lascerà indifferenti chi conosce poco la Vitti e farà impazzire chi la ama. Però c'è un effetto del libro che è immediato e riguarda tutti. Moltiplicando la verità della finzione, questi 47 racconti restituiscono nuova vita all'attrice che oggi compie 89 anni, di cui gli ultimi venti trascorsi nella penombra di una malattia che l'ha fatta svanire al mondo, nascondendola in un appartamento romano in cui viene amorevolmente accudita dal marito Roberto Russo.

E ci si chiede allora chi è, chi sia stata Monica Vitti. In un’intervista dimenticata di Felice Laudadio, recuperata nell’appena uscito Ritratti e autoritratti (Rubbettino), l'attrice spiegava che con Antonioni aveva scoperto di voler essere se stessa, “pur se non ero molto sicura di chi fossi… È da allora che s’è accresciuta la mia paura di girare a vuoto, di fingere, da cui questo gusto che ho per la verità, di cui sono golosa, come di un gâteau, di un dolce, pur se è spesso amara, quando la dico”. La verità di un’attrice è quanto meno sospetta ma la sincerità della Vitti si vede proprio nel caleidoscopio dei suoi ruoli, in cui è diversa e comunque se stessa. “Non mi sono mai sentita un recipiente vuoto da riempire”, diceva a Laudadio. “Sono sempre stata colma fino all’orlo, di tante cose, di tante paure e angosce, di gioia di vivere e di  contraddizioni”.

Una e molteplice, la Vitti non ha eredi. S'è sminuzzata, semmai, nelle attrici delle generazioni
successive. Giocando, si potrebbe provare a rimetterla insieme incollando fra loro le nevrosi della Buy,
l'autoironia della Ramazzotti, il sangue caldo della Gerini, le parodie della Cortellesi, le fragilità della
Morante, la sensualità della Bellucci, il sorriso alieno della Rohrwacher, la svagatezza della Golino...