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'Calibro 9', l'omaggio ai poliziotteschi in un crime all'americana

Toni D'Angelo firma il sequel ideale di 'Milano calibro 9', con il ritorno di Barbara Bouchet
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In fase di realizzazione si parlò parecchio di Calibro 9, crime-movie all’italiana che si presentava come un omaggio dichiarato a Milano calibro 9, cult del 1972 ispirato ai racconti neri di Giorgio Scerbanenco. L’intreccio ne riprende alcuni personaggi, ma delega la parte principale a Fernando (Marco Bocci), il figlio del gangster Ugo Piazza (Gastone Moschin) ucciso alla fine del prototipo. Mamma Nelly (che Barbara Bouchet torna a interpretare), morta nell’originale e “resuscitata” per l’occasione, ha cercato da dare a Fernando un destino diverso da quello paterno, facendolo studiare da avvocato.

Però questi si va a cacciare in una rapina informatica da cento milioni dove incrocia, inconsapevole, la strada di due ndrine della ndrangheta calabrese, i Corapi e gli Scarfò. Preso di mira da entrambe, che nel frattempo massacrano un bel po’ di gente, il legale trova aiuto in una sua vecchia fiamma, Maya Corapi (Ksenija Rappap…

In fase di realizzazione si parlò parecchio di Calibro 9, crime-movie all’italiana che si presentava come un omaggio dichiarato a Milano calibro 9, cult del 1972 ispirato ai racconti neri di Giorgio Scerbanenco. L’intreccio ne riprende alcuni personaggi, ma delega la parte principale a Fernando (Marco Bocci), il figlio del gangster Ugo Piazza (Gastone Moschin) ucciso alla fine del prototipo. Mamma Nelly (che Barbara Bouchet torna a interpretare), morta nell’originale e “resuscitata” per l’occasione, ha cercato da dare a Fernando un destino diverso da quello paterno, facendolo studiare da avvocato.

Però questi si va a cacciare in una rapina informatica da cento milioni dove incrocia, inconsapevole, la strada di due ndrine della ndrangheta calabrese, i Corapi e gli Scarfò. Preso di mira da entrambe, che nel frattempo massacrano un bel po’ di gente, il legale trova aiuto in una sua vecchia fiamma, Maya Corapi (Ksenija Rappaport), la quale se lo porta in Calabria poi ad Anversa, dove sarà giudicato dalla “santa società”. Fa parte dell’intrigo anche Rocco Musco, interpretato da Michele Placido, che nell’originale (col volto dell’oggi novantenne Mario Adorf) faceva le vendette di Moschin in un epilogo (“Tu, a uno come Ugo Piazza, non lo uccidi…”) citato a memoria dai cinefili.

Nuovo, invece, il personaggio del commissario Valerio Di Leo (omaggio al regista del primo film, Fernando Di Leo, così come il nome di battesimo del protagonista), tipo di detective sgarrupato cui Alessio Boni cerca di dare la consistenza che non ha in sceneggiatura. La screenplay a più mani, del resto, mostra altre carenze, partendo meglio di come si viene poi a sviluppare in una trama di caccia all’uomo (e alla donna) già vista, con qualche parentesi sentimentale che rallenta l’azione.

Più che per le sue qualità intrinseche, che pure esistono, Calibro 9 è un oggetto cinematografico interessante per valutare quanto e come siano cambiati i modi di produzione italiani. Piaccia o no, l’abbondante filone poliziottesco degli anni Settanta (di cui il film di Di Leo era uno degli esempi migliori) aveva una sua identità, una fisionomia originale imitata anche all’estero. Il regista Toni D’Angelo, invece, imita l’action movie americano più recente, portando nel contesto della Milano odierna situazioni cui ci ha abituato quel cinema, filmando dinamici inseguimenti d’auto, connotando personaggi autoctoni come character d’Oltreoceano; a cominciare da Piazza jr., che non ha mai maneggiato una pistola ma in poche scene diventa un ammazzacattivi. Molto contemporaneo anche il personaggio di Maya, donna forte che difficilmente avrebbe trovato cittadinanza nei film di cinquant’anni fa.

Per fortuna il nostro regista ha imparato bene la lezione: realizza riprese di buona qualità, organizzate in un montaggio dinamico e lontane dalla sciattezza da sceneggiato televisivo frequente nelle storie di crimine made in Italy. Il promesso omaggio a Milano calibro 9 resta, oltreché nel titolo e nei rimandi ai personaggi, nel tema musicale di Luis Bacalov che fa capolino in alcune sequenze.