Spettacoli

Christopher Lambert, tra Leone e Salvatores: "Amo gli italiani, se la sbrogliano sempre"

Christopher Lambert, tra Leone e Salvatores: "Amo gli italiani, se la sbrogliano sempre"
Il ricordo del set di 'Nirvana', la passione per il maestro degli Spaghetti Western, un nuovo thriller girato in Ciociaria. Il legame dell'attore con il nostro paese e i suoi molti progetti
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A 64 anni, li compie tra nove giorni, e in piena pandemia Christopher Lambert è più impegnato che mai. Diviso tra la Francia, gli Stati Uniti e l’Italia, dove ha girato L'ombra del lupo (su Prime Video) e dove si sente a casa. Nel film dell’esordiente Alberto Gelpi, realizzato in Ciociaria, è un professore francese che ha scelto di vivere nel nostro paese per studiare il caso di un uomo lupo, mentre nel prossimo progetto It’s not over, sempre per gli stessi produttori Gianluca Varriale e Alessandro Riccardi, qui anche regista, è un padre che lotta per scoprire la verità sulla morte del figlio. Entrambi progetti a cui tiene molto, come ci racconta al telefono dalla sua casa di Parigi.

Due thriller, venati di horror. Qual è il suo rapporto con il genere e i film di mostri?
"Fin da bambino mi sono piaciuti, anche se mi davano gli incubi, li guardavo, mi facevano paura come pure certe favole di mostri e di fate. Con questo mondo ho avuto un rapporto molto forte, i miei mostri preferiti sono sempre stati Dracula e Frankenstein, due creature che hanno un forte legame con l’immortalità".

'It's not over' è un film italiano, ma lo girerete in Scozia.
"La sceneggiatura mi è piaciuta subito perché in questo momento in cui siamo tutti chiusi in casa questo thriller mi pare particolarmente azzeccato perché si gioca tutto su due luoghi chiusi. È un film di suspence che racconta proprio come si può fare per uscire da una situazione dalla quale non si vede via di fuga".

Cosa significa per lei girare in questo momento?
"Intanto significa lavorare, essere su un set nonostante tutto, tutte le difficoltà e i rinvii… It's not over avremmo dovuto iniziarlo ad aprile ma dal momento che dobbiamo girare in Scozia con tutto quello che è successo con le varianti siamo in attesa di capire quando partirà. È un momento in cui è essenziale adattarsi anche perché sono perfettamente consapevole della fortuna che ho, non ci sono tanti colleghi che girano in questo momento".

Il suo legame con l'Italia è forte, fin dall’inizio della sua carriera lei ha lavorato con molti registi italiani
"Il mio rapporto con l’Italia è strettissimo, vado d’accordissimo con gli italiani, amo la loro carica positiva. Il mio regista preferito in assoluto è Sergio Leone e poi l’Italia è il posto dove mi propongono più film quindi spesso giro da voi. Io adoro gli italiani e il loro modo di fare, riescono a sbrogliarsela sempre e questo mi conquista".

Il cast di 'Nirvana' con Gabriele Salvatores, 1997
Il cast di 'Nirvana' con Gabriele Salvatores, 1997 

Tra i vari film italiani c’è Nirvana. Che ricordo ne ha?
"Bellissimo. Il film di Gabriele Salvatores è sicuramente tra i più belli che ho fatto, è uno di quelli a cui tengo di più. Salvatores è un campione di umiltà e umanità, un regista intelligente e sensibile, lavorare con lui è stata una delle esperienze migliori della mia carriera. Ricordo come fosse oggi: ero sul set di un film francese insieme all’attrice Philippine Leroy-Beaulieu e ho ricevuto il copione di Gabriele, lei lo ha visto e mi ha detto ‘stai per girare un film con Salvatores? Non devi neanche leggerlo il copione’. E aveva ragione. Con lui ho scoperto un universo straordinario; una storia almeno vent'anni avanti rispetto al tempo in cui è stata raccontata per quel che riguarda il rapporto tra l’uomo e la macchina, tra i giocatori e il loro gioco. Mi ha sempre affascinato il rapporto tra il creatore del gioco e il suo eroe che arriva a chiedergli ‘per favore cancellami’".

L'Italia le ha regalato tante storie di cinema ma anche storie d’amore
"Certamente in Italia non si può fare a meno dell’amore, si dice che la Francia sia il paese dell’amore ma per quel che mi riguarda invece è l’Italia. Però i ricordi più belli che ho in Italia sono insieme a mia figlia Eleonor, dovunque l’ho portata è rimasta incantata. Mi ricordo di lei piccolissima a Milano impressionata dall’architettura e poi Roma, la Toscana, Venezia… l’ho portata dappertutto. Se in Francia potrei vivere solo a Parigi, in Italia non potrei vivere in un solo posto, dovrei sempre stare in marcia".

Cosa le piace dell’Italia?
"Quello che mi piace è il lato affascinante del vostro paese e persino un difetto come può essere quello del lassismo per me diventa un elemento positivo. Però devo dire che se penso all’Italia la prima cosa che mi viene in mente è la gente, degli italiani amo questo fatto che riescono a cavarsela anche nella situazione più difficile".

'Highlander - L'ultimo immortale' di Russell Mulcahy
'Highlander - L'ultimo immortale' di Russell Mulcahy 

Tra cinema e tv ha fatto un centinaio di film ma per il grande pubblico lei rimane sempre 'Highlander'. Qual è il suo rapporto oggi con quel personaggio?
"Enorme. Io ho fatto tre film che hanno toccato tre diverse generazioni: Greystoke - la leggenda di Tarzan, Subway e Highlander. E poi in Italia c’è Nirvana. Highlander però rimane un film che è passato di generazione in generazione ed è stato rilanciato grazie al film su Freddie Mercury. Ci sono fan di questo film che hanno dodici anni,  ragazzi di trent’anni  che si chiamano Connor per il film e persone della mia età che mi dicono ‘è il film della mia vita’. D’altronde Highlander è un film sulla vita e sull’immortalità, difficile spiegare perché sia diventato un fenomeno sociale, credo però che la chiave sia il tema dell’immortalità a cui tutti in qualche modo aspiriamo".