A lezione da George Clooney per imparare a fare il cinema. Se fosse davvero così ci sarebbe la fila ma, anche se non sarà la star a salire in cattedra ogni giorno di buon mattino come Michael Douglas in Il metodo Kominsky, l'occasione è egualmente ghiotta per chi voglia capire come funziona il grande schermo e soprattutto come si fa. L'attore, insieme alle colleghe Eva Longoria e Kerry Washington e ad altre figure legate al cinema, ha dato vita a Los Angeles alla Roybal School of Film and Television Production: un tetto iniziale di 120 studenti e un curriculum scolastico che verrà definito dai insegnanti di professione e professionisti dell'industria cinematografica.
La scuola aprirà nell'autunno del 2022 con un budget di 7 milioni e stage a tutti i livelli per far sì che le lezioni in classe trovino immediata applicazione reale. "Pensavamo che sarebbe stato un processo lungo. Invece abbiamo sfondato una porta aperta" ha spiegato Clooney al New York Times. Un'iniziativa, questa, che segna una svolta nell'impegno dell'industria dell'intrattenimento verso la comunità: fino a pochi anni fa infatti gli artisti attivi a livello sociale si limitavano a rare apparizioni nelle scuole e, ancora di più, a firmare assegni per gli istituti elitari frequentati dai figli. Di recente però il trend è cambiato, complice la pandemia che ha colpito pesantemente il distretto scolastico di Los Angeles, il secondo più grande d'America con l'80% degli studenti che vive in povertà e 100.000 allievi, la maggior parte immigrati, impegnati a studiare l'inglese.
In questo quadro l'industria dell'intrattenimento ha cambiato passo ed evidentemente ha sentito di dover restituire, almeno in parte, la fortuna accumulata a una Los Angeles a cui deve tutto. E così prima i produttori musicali Dr. Dre e Jimmy Iovine hanno annunciato il loro liceo specializzato nel sud della città, e ora arriva l'iniziativa di Clooney. La collaborazione più stretta fra l'industria dell'intrattenimento e l'istruzione è in buona parte legata al soprintendente scolastico di Los Angeles Austin Beutner che, con un approccio dettato dalla filantropia, l'ha favorita.
Ma non tutti sono entusiasti dall'idea della stretta cooperazione nella convinzione che la beneficienza non sia un sostituto della giustizia sociale e non risolva il problema. Si tratta però - è la replica dei sostenitori delle iniziative come quella di Clooney - di un primo passo per fornire ai ragazzi interessati gli strumenti per iniziare subito a lavorare, per tenerli lontano dalla strada e per aiutare le loro famiglie. Insomma, è la tesi, da qualche parte bisogna iniziare e una mano da Hollywood è un buon inizio.