The dreamers. 'No time to die', per Bond un lungo, romantico e scoppiettante addio
di
Arianna Finos e Chiara Ugolini
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di Arianna Finos e Chiara Ugolini
Arriva finalmente il venticinquesimo film della saga di James Bond, quello rinviato e atteso, l'ultimo con Daniel Craig, il film della svolta. E vi diciamo perché. Per iscriversi a questa e alle altre newsletter di Repubblica: newsletter.repubblica.it
Aggiornato alle 11 minuti di lettura
Care lettrici e cari lettori,
siete pronti per l'ultima volta di Daniel Craig nei panni dell'agente segreto di Sua Maestà? No time to die, dopo una lunghissima attesa dovuta alla pandemia e dopo tanti rinvii, arriva finalmente in sala oggi in più di 750 copie dopo la première reale di due sere fa. Non possiamo che celebrarlo proponendovi oltre alle nostre interviste esclusive, al James Bond più longevo e alla nuova grande protagonista Lashana Lynch, altri approfondimenti: uno sguardo al documentario Being James Bond, la recensione al film naturalmente e un'incursione nel lato enogastronomico di 007, poi la musica e le Bond Girl del passato. Nel frattempo dalla scorsa settimana un passo avanti è stato fatto anche con le capienze delle sale: il CTS ha stabilito che i cinema (come i teatri) possono passare all'80% e quindi speriamo che presto le sale siano nuovamente quasi piene. Ne abbiamo parlato con alcuni registi. Infine non solo Bon…
Care lettrici e cari lettori,
siete pronti per l'ultima volta di Daniel Craig nei panni dell'agente segreto di Sua Maestà? No time to die, dopo una lunghissima attesa dovuta alla pandemia e dopo tanti rinvii, arriva finalmente in sala oggi in più di 750 copie dopo la première reale di due sere fa. Non possiamo che celebrarlo proponendovi oltre alle nostre interviste esclusive, al James Bond più longevo e alla nuova grande protagonista Lashana Lynch, altri approfondimenti: uno sguardo al documentario Being James Bond, la recensione al film naturalmente e un'incursione nel lato enogastronomico di 007, poi la musica e le Bond Girl del passato. Nel frattempo dalla scorsa settimana un passo avanti è stato fatto anche con le capienze delle sale: il CTS ha stabilito che i cinema (come i teatri) possono passare all'80% e quindi speriamo che presto le sale siano nuovamente quasi piene. Ne abbiamo parlato con alcuni registi. Infine non solo Bond: in sala questa settimana anche la Palma d'oro di Cannes, Jennifer Hudson in versione Aretha Franklin e Quo vadis, Aida?, nominato agli Oscar per la Bosnia ed Erzegovina.
Daniel Craig con Lea Seydoux, Ana de Armas, Naomie Harris e Lashana Lynch (reuters)
Daniel Craig: "Che vita incredibile mi ha donato Bond"
Daniel Craig è l'interprete che più di ogni altro ha incarnato James Bond. Per più tempo persino di Sean Connery anche se il Sir inglese è stato sei volte 007. Questa è l'intervista esclusiva che ha concesso a Repubblica per la sua ultima volta.
Tra le mail antiche, gli appunti sul primo incontro con Daniel Craig, al Dorchester Hotel, glorioso albergo con affaccio su Hyde Park dove un tempo si planava per fare le interviste. Estate 2006. L'attore in jeans e maglietta blu stropicciata, vagamente a disagio. Nella nota: "Vengono in mente le proteste dei fan, troppo biondo, tarchiato, poco elegante, ma in cinque minuti se ne scopre il fascino: voce bellissima, sguardo profondo, pungente autoironia". Quindici anni e cinque Bond di straordinario successo dopo, una lunga pausa pandemica, ed eccoci al gran finale. Daniel Craig, 53 anni, si affaccia via Zoom da Londra, alle spalle uno sfondo giamaicano digitale. No time to die esce in sala con Universal il 30 settembre, due giorni dopo la première mondiale con i reali a Londra. Oltre a salvare il mondo, stavolta l'agente 007 fa i conti con l'amore per Madeleine (Léa Seydoux), il cattivo Rami Malek e una collega più giovane, e tonica, Lashana Lynch.
L'autoironia l'ha aiutata in questi quindici anni mediatici da Bond?
"Era l'unico modo di imbarcarmi nell'impresa. Provare a guardare il lato divertente, capire che molto di tutto questo è un po' ridicolo, ma allo stesso tempo favoloso. Anche perché la parte del mondo in cui vivo io è fin troppo riverente con se stesso". Leggete l'integrale.
'Casino Royale' (2006)
Dire addio a James Bond
Disponibile su Apple tv+ , il doc Being James Bond ripercorre le tappe della lunga avventura dell'attore nei panni di 007. Dalle critiche prima ancora di iniziare le riprese di Casino royale alla commozione dell'ultimo giorno sul set. Essere James Bond, e poi non esserlo più. Daniel Craig consegna il suo addio, ufficiale e commosso, all'agente 007. "Siamo onesti. Lasciare questo ruolo non è facile. È una cosa davvero difficile da fare. È ancora difficile allontanarsi. E non si tratta di soldi e fama perché ce l'ho. Voglio dire, sono incredibilmente fortunato a poterlo fare. Mi ha dato più cose nella mia vita di quanto potessi desiderare. Ma non si tratta di nessuna di queste cose. Si tratta di una connessione psicologica con qualcosa che ha coinvolto 15 anni della mia vita. E allontanarsi da qualcosa del genere è molto, molto difficile. Ma penso che ora vada bene. A questo punto, davvero, penso solo che adesso è il momento, adesso va bene". L'attore lo fa nel documentario, Being James Bond, 46 minuti disponibili gratuitamente su AppleTv fino al 7 ottobre.
Il documentario contiene materiali d'archivio tratti dai vari capitoli del franchise e ricordi personali dell'attore con i produttori storici G. Wilson e Barbara Broccoli che commentano le varie tappe. Barbara Broccoli aveva notato Craig da alcuni anni, ma aveva capito che poteva essere lui, dopo averlo visto nel film Elizabeth. Ma sembrava che l'attore non fosse convinto o interessato al ruolo. Poi, incontrandolo, i due produttori avevano capito che c'era in realtà il desiderio di misurarsi con un ruolo così impegnativo. Ecco quindi il primo provino di Craig, una scena semplice in cui lui apre la porta. E poi l'allenamento fisico: come racconta Wilson, "Ha plasmato il suo corpo con la disciplina e la dedizione di un atleta olimpico". Craig racconta anche la serata, una volta ottenuto il ruolo, passata ad esercitarsi col Martini: "Sono seguiti tre giorni di mal di testa". Leggete l'integrale.
Daniel Craig in 'Quantum of Solace' (2008)
James Bond, la leggenda del Martini cocktail agitato non mescolato
Dopo 'Bond, James Bond' è la battuta più famosa della saga: 'Agitato non mescolato'. Lo 007 di Sean Connery della sua richiesta per il vodka Martini aveva fatto una sorta di biglietto da visita. In 007 - Licenza di uccidere il Dottor No glielo presentava come da sua ricetta e anche in Si vive solo due volte la sua miscela lo precedeva, in Goldfinger era lui a dare istruzioni alla cameriera sul treno a scanso di equivoci. Anche Roger Moore ne La spia che mi amava e in Moonraker – Operazione spazio continuava ad avere gli stessi gusti, tradizione portata avanti anche Timothy Dalton in Vendetta privata e Pierce Brosnan in Golden Eye e Il mondo non basta. Arriverà poi Daniel Craig, che oggi gli dice addio, con un approccio più disincantato. In Casino Royale, il primo dei suoi cinque film, Bond si avvicina al bar della sala da gioco, dopo aver discusso con Vesper, alla domanda del barman: "Agitato o mescolato?", l'agente visibilmente turbato risponde “cosa vuole che me ne freghi”. Il rituale però viene confermato in Quantum of solace e Spectre, dimostrazione che quel menefreghismo era frutto di una crepa sentimentale nell'atteggiamento distaccato della spia.
Naturalmente il cocktail Martini non poteva mancare in questo gran finale che ritrova tutti gli elementi bondiani e li celebra: No Time to die da domani in più di 750 sale. Come da tradizione il film è una giostra che porta lo spettatore in moltissimi posti diversi della terra, compresa la Giamaica, omaggio al creatore di Bond, lo scrittore inglese Ian Fleming. Ma è a Cuba che il Bond di Craig fa la sua immancabile richiesta. Ha una missione delicata: introdursi in una festa segreta e pericolosa organizzata dalla Spectre, il suo contatto all’Avana è l’agente cubana Paloma, bellissima ma apparentemente un po' impacciata (l’interpreta Ana De Armas, già vista in Blade Runner 2049 e Cena con delitto). Paloma è nervosa, dimentica la parola d'ordine, è emozionata. Bond le propone di farsi un drink al bar prima dell’azione e scatta la frase – biglietto da visita. Sarà quella quantità di alcol che toglie l'impaccio o forse un po' più delle tre settimane di addestramento che Paloma dichiara ma l'agente cubana sarà una valida alleata. Leggete l'integrale e preparate il bicchiere.
Lashana Lynch la nuova 007
'No time to die', Lashana Lynch più tosta di Bond: "Vi dimostro che 007 non è solo un numero"
"Con No time to die facciamo la storia". Non la tocca piano Lashana Lynch, il nuovo 007. Sì, perché nel venticinquesimo film della saga James Bond va in pensione e al suo posto c'è Nomi, che maneggia armi e ironia come lui. E anche se nei 163 minuti di montagne russe - il lungo, roboante e romantico addio dell'era segnata da Daniel Craig - si scherza sul fatto che quelle tre cifre "sono solo numeri", è chiara la partita di ruoli e generi che si sta giocando in un mondo che è profondamente cambiato.
Nel blockbuster di Cary Joji Fukunaga, in sala da oggi con Universal, emerge l’agente al servizio di Sua Maestà incarnata dalla statuaria attrice londinese di origine giamaicana. A lei spetta il ruolo più simbolico, tra quelli femminili cesellati nel film, una serie di momenti e battute che portano la firma e lo spirito di Phoebe Waller-Bridge, l’arruolata autrice di Fleabag. Allora il festino del crimine mondiale diventa “il bunga bunga della Spectre”, e il fascino di Bond è dimezzato: “Ma cosa farà alle donne?” si chiede stupita Nomi vedendo Madeleine/Léa Seydoux semisvenuta alla vista di James.
La lunga attesa è finita.
"Che sollievo. Per un secondo ho pensato che nessuno lo avrebbe mai visto. Sono felice che ci siamo riabbracciati con i colleghi. E di celebrare questo momento nel modo in cui merita: in sala". Leggete l'integrale.
Billie Eilish e il fratello Finneas O'Connell con la Duchessa di Cambridge alla première del film (afp)
James Bond, da McCartney a Billie Eilish gli artisti con licenza di cantare per 007 di Ernesto Assante
C'è un momento molto interessante e divertente durante una delle puntate di McCartney 3,2,1 (la serie on line su Disney+ in cui Paul McCartney, chiacchierando con il superproduttore Rick Rubin racconta di sé, svela i suoi segreti compositivi e in studio) in cui Sir Paul spiega come e perché ha scritto Live and let die, la canzone che nel 1973 fece parte della colonna sonora dell'omonimo film di 007 (Vivi e lascia morire in italiano), smontandola e rieseguendola da solo al pianoforte. È uno dei brani "caposaldo" del suo repertorio dal vivo, quello in cui "Macca" si lascia andare addirittura, tanto per tenere alto l'entusiasmo, ad accendere sul palco dei fuochi d'artificio accompagnati da delle esplosioni, ed è un brano al quale è particolarmente legato perché segna uno dei punti più alti della sua collaborazione con George Martin.
McCartney è solo uno dei tanti grandi e grandissimi della musica pop ad aver scritto e cantato canzoni per James Bond e le sue avventure cinematografiche, l'ultima, quella di quest'anno, è addirittura Billie Eilish, tanto per dire che l'agente al servizio di sua maestà è sempre "up to date", rinnova il suo panorama sonoro con grande attenzione e resta costantemente al passo con i tempi. Del resto lo ha fatto sempre, a partire dalla "theme song" per eccellenza, quella del primo film Licenza di uccidere (Dr. No, 1962), suonata dalla grande orchestra di John Barry e composta da Monty Norman, la musica che identifica (e lo farà per sempre, nei secoli dei secoli) le avventure di 007, con il classico riff di chitarra sullo sfondo dell'intreccio dei violini. Ma già all'epoca, nel 1962, il "sound" di Bond era all'altezza dei tempi, con il calypso di Byron Lee and The Dragonaires, una delle più leggendarie formazioni giamaicane dei tempi dello ska. Leggete l'integrale
'No time to die', lacrime e sentimenti: le spie non sono più quelle di una volta
La recensione di Emiliano Morreale
Un film di Bond diverso da tutti gli altri: l'ultimo con Daniel Craig, l'ultimo con l'agente come lo ricordiamo e come è in fondo stato in tutte le pur diversissime incarnazioni da Sean Connery a Pierce Brosnan. Ma in fondo il percorso era già avviato negli ultimi film (Skyfall anzitutto), e l'agente con licenza di uccidere era andato diventando, da maschio alfa più o meno ironico, un uomo dotato di psicologia, passato, sentimenti. Qui più che mai un tetro alone crepuscolare aleggia sul film fin dai titoli (canta Billie Eilish) e dai 25 minuti che precedono i titoli di testa, forse la cosa migliore del film. Siamo in una Matera glamour-primitivista, dove l'agente è in vacanza con una donna di cui pare sinceramente innamorato, e dove si trova sepolta la donna che ha perduto.
Il prosieguo sarà pieno di fantasmi del passato: ritiratosi con disincanto in Giamaica, Bond viene richiamato perché in un laboratorio segreto a Londra è stata rubata una misteriosa arma segreta, qualcosa a metà tra la nanotecnologia e il virus. Gli sceneggiatori giocano con i grandi incubi di oggi, l'epidemia globale, la manipolazione genetica e la violazione della privacy. Ma intorno tutto è opaco: i capi di Bond sono poco affidabili, ci sono mali peggiori della Spectre. Insomma, No time to die è un film senile e serioso, specie nella seconda parte, in cui le inverosimiglianze non hanno la piacevole gratuità di altri della serie (e Fukunaga è un regista efficace nelle scene d'azione, ma in difficoltà nelle altre: quando non sa che fare, piazza un controluce). E però la senescenza e l'uscita di scena di Bond vanno bene così, sentimentali e un po' piagnoni, come addio a un mondo che non c'è più. Quello delle spie, ma anche di un cinema spettacolare e spaccone, fatto di attori, eroi e nemici in carne e ossa. Come dice un personaggio: "Guardavamo il nemico negli occhi. Ora fluttua nell'etere".
tre stelle su cinque
Verso l'80% della capienza delle sale cinematografiche
Se No time to die è pronto a invadere le sale con le sue 750 copie, siamo sicuri che il pubblico continuerà a crescere, per farlo però c'è bisogno di più poltrone. Il CTS si è espresso dopo la richiesta del Ministro Franceschini di riportare i cinema, i teatri e le sale da concerto alla capienza al 100%. L'indicazione che il Comitato tecnico scientifico ha dato al governo è la possibilità di passare all'80%, adesso tocca al governo metterlo in pratica. Nel frattempo abbiamo raccolto le opinioni di un po' di registi, da Pupi Avati a Ferzan Ozpetek, da Alessandro Gassmann a Gabriele Muccino. Ecco cosa ci hanno detto.
Agathe Rousselle in 'Titane'
Non solo Bond: la Palma 'Titane', 'Respect' e la Bosnia di Aida
'Titane': donna, uomo, auto, il triangolo estremo nel manifesto del nuovo cinema di Natalia Aspesi
È vero, viviamo in tempi difficili, ci vaccinano di qua e di là e non è mai abbastanza, squadroni di “a me non me la fai” adorati dai talkshow e dalle piazze rendono l’informazione noiosissima, l’ago è diventato vuoi il simbolo del buon governo che della tirannia, ma almeno lo si vede penetrare nelle braccia di grandi e piccini, non in altri luoghi di solito deputati alla bisogna sanitaria: quindi viene voglia di chiedere alla giovane regista dell’immagine ardimentosa, era proprio necessario mostrarci l’imperante siringa (in questo caso con anabolizzanti) penetrare nelle naticone montagnose di Vincent Lindon, che di suo sarebbe un uomo di maturo fascino ma se ti pone più volte davanti il suo sedere nudo ti fa cadere nello sconforto? Eppure guai se l’uomo e il suo didietro non ci fossero nel film Titane (in sala dall’1 ottobre con I Wonder), i cui oltraggi al pubblico risanato e tornato sia pur mascherinato e distanziato nelle sale, gli hanno meritato la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2021. (Una prece in ricordo di quando le coppie andavano al cinema per accavallarsi). Leggete l'integrale ma attenzione agli SPOILER.
'Quo vadis, Aida?'
Memorie di una guerra dimenticata e atroce di Emiliano Morreale
Jasmila Zbanic aveva vinto l’Orso d’oro con Il segreto di Esma, che indagava le ferite del dopoguerra sulle vite di una madre e di una figlia. In Quo vadis, Aida?, presentato alla mostra di Venezia un anno fa, affronta in pieno il conflitto, in una delle sue pagine più vergognose: lo sterminio di 8000 civili bosniaci a Srebrenica da parte dei serbi di Mladic, nel luglio 1995, sotto l'occhio dei caschi blu olandesi (la città era stata dichiarata zona sicura, ma i serbi riuscirono a compiere le loro atrocità senza intralci). Una vicenda non lontanissima nel tempo e vicina nello spazio, uno dei grandi rimossi della storia europea recente. Il merito del film è quello di riportare, con passione ed energia, le dinamiche della strage, scegliendo come punto di vista una figura intermedia: Aida, bosniaca interprete per le truppe dell'Onu, che si trova impotente a dover far da tramite tra le autorità internazionali e i suoi concittadini, e cerca in qualche modo di mettere in salvo i propri famigliari. Come spesso accade nei film impegnati da festival, il tema è quasi tutto, e la regia punta proprio al coinvolgimento dello spettatore, con movenze quasi da thriller. I momenti più efficaci sono certe riunioni tra l'Onu e i serbi, in cui lo squilibrio dei poteri è reso quasi palpabile, e in generale l’angoscia della donna (interpretata da una intensa Jasna Duricic) è seguita in maniera partecipe. Per far questo, la regista però semplifica, si lascia andare a rozzezze e a eccessi di retorica, come se il tema da solo giustificasse la sua impresa. Alla fine trasmette in maniera diretta emozioni e ravviva una memoria dolorosa (l’epilogo ai giorni nostri è la chiave di tutto), ma questo era probabilmente il suo scopo.
tre stelle su cinque
Claudia Gerini e Lucia Sardo in 'Sulla giostra'
Dialoghi tra donne in un interno
di Roberto Nepoti
Quando una villa salentina viene messa in vendita, l’anziana governante Ada si rifiuta di consegnare le chiavi all'agente immobiliare. Per convincerla giunge da Roma Irene, la figlia della proprietaria: separata, un figlio adolescente, un lavoro stressante. L'iniziale conflitto tra le due donne sfumerà in una reciproca comprensione. Terza regia di Giorgia Cecere Sulla giostra è una “conversation pièce” mai asfittica malgrado la prevalenza di interni. Se gli eventi sono scarsi, ciò permette di apprezzare di più l’interpretazione di Lucia Sardo. Di regola gli attori italiani o agiscono, o parlano. Lei ha le mani sempre occupate (monda la verdura, lavora all’uncinetto, accarezza il gatto…), dando alla sua Ada una rara credibilità.
tre stelle su cinque
Jennifer Hudson è Aretha Franklin in 'Respect'
Un fenomeno di nome Aretha Franklin di Roberto Nepoti
Una sera del 1952 una bambina di dieci anni intrattiene gli amici del padre, pastore battista di Detroit, con la sua già splendida voce nera. Per le due ore e mezza successive Respect (stesso titolo del celebre brano di Aretha Franklin, appena proclamato la canzone più bella di sempre) rievoca - nell’arco di vent’anni - carriera e vita privata della “regina del soul”, esplorandone i successi senza tacerne le zone d’ombra. Nota soprattutto per le regie teatrali, Liesl Tommy dirige un biopic molto tradizionale. Il cui merito principale è la performance di Jennifer Hudson (la stessa Aretha l’aveva scelta per interpretarla), già in odore di Oscar, col supporto dell’indimenticato Charlie Parker di Bird, Forest Whitaker.
tre stelle su cinque
Accadde oggi: da Deborah Kerr a Monica Bellucci, il destino delle Bondgirl di Luigi Gaetani
C'è chi sostiene che il ruolo di Bond Girl non aiuti la carriera delle attrici emergenti. Nella lunga lista si contano sia casi “positivi” (Kim Basinger) sia “negativi” (ricordate, per dire, Jill St. John o Carey Lowell? No? Appunto...). Meglio partecipare a un film di 007 quando si è già una star. Monica Bellucci docet: quando girò Spectre era da qualche lustro tra le più amate da italiani e francesi. Oggi festeggia il suo genetliaco. L'anno di nascita non lo diciamo, ammirandola non ci si crederebbe. La divina Deborah Kerr fece ancora meglio: apparve in James Bond 007 - Casino Royale, unica parodia "ufficiale" della serie, tratta da un romanzo di Fleming. Era il 1967 e Deborah aveva già girato i suoi film più noti (Quo Vadis, Il re ed io, Un amore splendido, Da qui all'eternità...). Nacque in Scozia 100 anni fa. Vanta ancora il record di nomination come miglior attrice agli Oscar senza una vittoria. L'Academy riparò con un premio alla carriera. Glielo consegnò – ironia della sorte – Glenn Close, altra eterna nominata.
Jean Paul Belmondo in 'Fino all'ultimo respiro'
Happy ending: il sorriso di Jean Paul Belmondo "fino all'ultimo respiro"
Ci salutiamo questa settimana con il meraviglioso, enigmatico e oggi inevitabilmente struggente sorriso di Jean Paul Belmondo che ci ha lasciati qualche settimana fa a 88 anni. Leggete il ricordo di Natalia Aspesi. Dal 4 ottobre la Cineteca di Bologna riporta in sala restaurato Fino all'ultimo respiro, il capolavoro di Jean Luc Godard con Jean Seberg e quale omaggio migliore al grande attore che andarlo a rivedere, giovane e affascinante, sul grande schermo. Guardatene intanto una clip.