Anticonvenzionale, burbero e ribelle, Jack Nicholson ha lasciato il suo segno in oltre 50 anni di carriera, più di 60 film e tre Oscar. A 85 anni, che compie il 22 aprile, il suo mito è ancora intatto anche se sono dodici anni che si è ritirato dalle scene, scegliendo di chiudersi nella sua villa a Mulholland Drive. Per l'occasione Sky Arte manda in onda il documentario Dr Jack mister Nicholson (2018) di Emmanuelle Nobécourt che ripercorre la vita privata, la carriera e le scelte artistiche dell'attore, soffermandosi sui ruoli che hanno fatto di lui la leggenda.
Brillante studente negli anni trascorsi a Spring Lake, New Jersey, a 17 anni va a Los Angeles da solo e si mantiene gli studi di recitazione lavorando alla Metro Goldwyn Mayer. Debutta nel 1958 in The cry baby killer, poi incontra Roger Corman che intravede le potenzialità del ragazzo e gli offre una piccola parte in La piccola bottega degli orrori, dove interpreta il paziente masochista di un dentista mostrando per la prima volta il suo ghigno folle. "Quello che rendeva Jack speciale e diverso dagli altri giovani attori dell'epoca era la sua estrema intelligenza - racconta Corman - era molto acuto, aveva un bizzarro senso dell'umorismo. Si impossessava della sceneggiatura e modellava il personaggio su se stesso". Sono piccoli ruoli che permettono al giovane Jack di entrare nella Factory di Corman, da cui scaturirà nel giro di pochi anni il nuovo cinema americano. La svolta arriva nel 1969 con Easy Rider, il cult di Dennis Hopper in cui interpreta un personaggio fuori controllo, George Hanson, un "perdente" che rappresenta l'emblema di un'intera generazione. Candidato all'Oscar per questo ruolo Nicholson, che all'epoca era considerato solo "il contadino del New Jersey", è pronto a diventare una stella.
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Rifiuta di lavorare nel Padrino accanto al suo idolo, Marlon Brando. Cerca ruoli ai limiti dell'accettabile e inizia a lavorare nel cinema d'autore, si mette a nudo e piano piano arrivano i personaggi vicini a ciò che è veramente. Da Roman Polanski a Michelangelo Antonioni, Stanley Kubrick, Elia Kazan e Martin Scorsese, Jack Nicholson inizia a lavorare con i più grandi registi del suo tempo, contribuendo a ridefinire la figura di attore e a cambiare il panorama del cinema statunitense.
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La sua è un'infanzia di "bambino viziato" in una famiglia di sole donne: la madre Ethel May, e le sorelle June e Lorraine. Nobécourt sottolinea come Nicholson usi il cinema per esorcizzare le sue ferite personali, scrivendo un monologo per riconciliandosi con il padre che lo ha abbandonato. Ma a 37 anni, subito dopo Chinatown Jack scopre che in realtà è figlio di sua sorella June: aveva solo 16 anni quando è rimasta incinta, probabilmente ignorando chi fosse il padre. Per paura di uno scandalo, la madre Ethel May fa credere che il bambino sia suo e fa un patto con le figlie di non rivelare mai la verità. June muore nel '63 e la madre sette anni dopo, entrambe senza mai dire nulla, tocca a Lorraine confermare a Jack lo sconvolgente segreto.
Dopo le rivelazioni sulla sua famiglia Nichsolson resta profondamente inquieto, con una furia cieca che prende il sopravvento nei suoi ruoli e che si manifesta in Qualcuno volò sul nido del cuculo: sul set Milos Forman lo incoraggia a improvvisare ma Jack va ben oltre le sue aspettative, finendo per identificarsi col personaggio. E nel 1976 vince il suo primo Oscar. Nel 1980 con Shining di Stanley Kubrick entra in una nuova dimensione, sull'orlo di una rottura, divorato dai suoi demoni interiori, ma con Jack Torrance entra definitivamente nella mitologia del cinema. Nel 1989 arriva poi un altro Jack, il Joker nel Batman di Tim Burton, con cui raggiunge la vetta e diventa l'attore più pagato di Hollywood.
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Il documentario di Emmanuelle Nobécourt si conclude raccontando l'incontro con Sean Penn, l'unico che riesce a liberarlo dalla trappola di apparenze in cui si è chiuso: Nicholson si riconosce in questo giovane attore passato dietro la macchina da presa e che è riuscito dove lui ha fallito, e gli permette di trarre ispirazione dalla sua storia personale. Accanto ad Anjelica Huston in Tre giorni per la verità (1995) vita reale e fiction si intrecciano per l'ultima volta, ma è Jerry Black in La promessa (2001) nuovamente diretto da Sean Penn a svelare che dietro quella maschera c'è un uomo solo, una persona che si rende conto che alla fine di tutto non c'è niente, e l'unica soluzione è quella di sparire dalle scene. Cosa che farà dieci anni dopo.