Per festeggiare i dieci anni di Moonrise Kingdom, i ragazzi del Cinema America hanno organizzato il 6 luglio una proiezione del film di Wes Anderson nell'ambito del Cinema in piazza a San Cosimato, presentata dallo stesso regista, il quale ha replicato all'invito con un semplice, quanto entusiasta "cool!": è molto curioso dell'iniziativa e della reazione di un pubblico diverso, ma forse anche più autentico, rispetto a quello dei festival. Ha terminato da poco di girare Asteroid City, in predicato per Venezia, e non dice nulla del film, salvo che ricreato il West in Spagna "alla maniera di Sergio Leone" e che è interpretato da Tom Hanks, Matt Dillon, Scarlett Johansonn e Margot Robbie, con cui lavora per la prima volta, a cui si aggiungono gli amici di sempre: Bill Murray, Tilda Swinton, Adrien Brody e Jason Schwartzman. Parto da questo dato perché lavorare in un suo film è un'esperienza che prescinde l'esperien…
Per festeggiare i dieci anni di Moonrise Kingdom, i ragazzi del Cinema America hanno organizzato il 6 luglio una proiezione del film di Wes Anderson nell'ambito del Cinema in piazza a San Cosimato, presentata dallo stesso regista, il quale ha replicato all'invito con un semplice, quanto entusiasta "cool!": è molto curioso dell'iniziativa e della reazione di un pubblico diverso, ma forse anche più autentico, rispetto a quello dei festival. Ha terminato da poco di girare Asteroid City, in predicato per Venezia, e non dice nulla del film, salvo che ricreato il West in Spagna "alla maniera di Sergio Leone" e che è interpretato da Tom Hanks, Matt Dillon, Scarlett Johansonn e Margot Robbie, con cui lavora per la prima volta, a cui si aggiungono gli amici di sempre: Bill Murray, Tilda Swinton, Adrien Brody e Jason Schwartzman. Parto da questo dato perché lavorare in un suo film è un'esperienza che prescinde l'esperienza cinematografica, e ha a che fare con relazioni di complicità e amicizia. Gli attori e la troupe alloggiano tutti nello stesso albergo, e l'atmosfera è rigorosamente giocosa: se questo può sembrare un ossimoro lo è anche la consapevolezza che la profondità si può raggiungere con la leggerezza.
Sono le principali chiavi di lettura del cinema di Anderson, percorso da un a sottile malinconia che nasce da un senso costante di inadeguatezza e fragilità degli affetti, tuttavia riscattata dall’ironia. Ha raggiunto i 53 anni, vive tra Parigi e la campagna vicino Londra, mantenendo un appartamento nel Lower East Side di New York, appartenuto un tempo a Larry Rivers. "Ma appena posso vengo a villeggiare in Italia", racconta con un entusiasmo contagioso, "è un Paese che amo profondamente, per la sua natura, cultura e storia. Ho girato in Italia Le avventure acquatiche di Steve Zissou e il cortometraggio Castello Cavalcanti".
Come nasce l'idea originale di Moonrise Kingdom?
"Dalla mia infanzia, almeno suppongo che sia così".
Come descriverebbe il film, in poche parole?
"Non lo descriverei".
Molti grandi registi, a cominciare da Altman, lasciano spazio agli attori per l'improvvisazione. Lei ha fama di controllare ogni elemento minuziosamente: ricorda qualche scena che sia stata improvvisata in uno dei suoi film?
"Nel mio primo film, Bottle Rocket, Owen Wilson in più di un'occasione ha improvvisato dei dialoghi meravigliosi partendo dal nulla. Sono convinto che l'improvvisazione è da relazionare soprattutto a come gli attori la mettono in atto".
Sin da ragazzo è stato un cinéphile: che importanza ha avuto nella sua formazione il cinema italiano?
"C'è stato un momento della mia vita, e del mio percorso artistico, in cui ha avuto un'importanza cruciale".
C'è qualche regista in particolare che ha avuto un'influenza importante?
"Le notti di Cabiria di Federico Fellini e L'oro di Napoli di Vittorio De Sica. E poi tutti i film di Pietro Germi".
Quando ha deciso di diventare un regista?
"Avevo dodici anni: mio padre mi regalò una cinepresa super 8 e io ho imparato a usarla. Non ho mai più smesso da allora".
Sta ancora imparando?
"Certo".
Ricorda quale è stato il primo film che ha visto?
"Non lo ricordo, ma invece so che il primo film italiano è stato L'avventura di Michelangelo Antonioni".
Cosa ne ha pensato?
"Che non avevo mai visto nulla di lontanamente simile. Poi la mia reazione è stata: guardiamolo di nuovo".
Se non avesse fatto il regista, che lavoro avrebbe fatto?
"Credo che avrei provato a fare l'architetto. Ma con maggiori probabilità sarei finito a lavorare in una libreria o qualcosa del genere. O forse avrei aperto un ristorante".
C'è un attore o un'attrice del passato con cui avrebbe voluto lavorare?
"Ida Lupino!".
Lavora quasi sempre con lo stesso gruppo: Bill Murray, Anjelica Huston, Owen Wilson, Frances McDormand, Tilda Swinton, Adrian Brody...
"Lavoro con loro perché sono stupendi, perché li amo e perché, almeno sinora, mi dicono sì".
C'è un film diretto da un altro regista che avrebbe voluto firmare?
"The Gay Desperado, un film del 1936 di Rouben Mamoulian, che in Italia si intitola Notti messicane. I protagonisti sono Nino Martini e proprio Ida Lupino".