'Blade runner': il futuro buio e sporco che cambiò per sempre la fantascienza al cinema
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Antonio Monda
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di Antonio Monda
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Quarant’anni fa usciva il film di Ridley Scott basato su un racconto di Philip Dick che rivoluzionò l’estetica di Hollywood: “Era solo intrattenimento”
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Chissà cosa scriveremmo oggi se Blade runner fosse stato realizzato secondo i progetti originari: il primo regista che tentò di adattare il romanzo di Philip K. Dick subito dopo la pubblicazione nel 1968 è stato infatti Martin Scorsese, ma lo scarso successo del suo film d’esordio Chi sta bussando alla mia porta? e il tono cupo del libro lasciarono freddi i finanziatori. Solo undici anni dopo la Warner Bros. decise di puntare su Do androids dream of electric sheep? imponendo di cambiare innanzitutto il titolo, ma Scorsese era alle prese con Toro Scatenato, e vennero quindi contattati Taylor Hackford, Michael Apted, Bruce Beresford, Randal Kleiser, Adrian Lyne, Robert Mulligan e anche Ralph Bakshi per un’animazione. Solo dopo il loro rifiuto si pensò a Ridley Scott, reduce dal successo critico dei Duellanti e il trionfo commerciale di Alien: il regista inglese avrebbe preferito realizzare Dune, ma poi si innamorò dell’idea di questo …
Chissà cosa scriveremmo oggi se Blade runner fosse stato realizzato secondo i progetti originari: il primo regista che tentò di adattare il romanzo di Philip K. Dick subito dopo la pubblicazione nel 1968 è stato infatti Martin Scorsese, ma lo scarso successo del suo film d’esordio Chi sta bussando alla mia porta? e il tono cupo del libro lasciarono freddi i finanziatori. Solo undici anni dopo la Warner Bros. decise di puntare su Do androids dream of electric sheep? imponendo di cambiare innanzitutto il titolo, ma Scorsese era alle prese con Toro Scatenato, e vennero quindi contattati Taylor Hackford, Michael Apted, Bruce Beresford, Randal Kleiser, Adrian Lyne, Robert Mulligan e anche Ralph Bakshi per un’animazione. Solo dopo il loro rifiuto si pensò a Ridley Scott, reduce dal successo critico dei Duellanti e il trionfo commerciale di Alien: il regista inglese avrebbe preferito realizzare Dune, ma poi si innamorò dell’idea di questo “neo-noir di fantascienza” e pensò all’olandese Rutger Hauer per il ruolo del replicante, definendolo “freddo, ariano e senza pecche”, e a Robert Mitchum per Rick Deckard. La Warner bocciò l’attore americano, ritenendolo anziano e ormai non più "bankable", puntando invece su Dustin Hoffman, il quale però rinunciò. Vennero quindi contattati Paul Newman, Jack Nicholson, Gene Hackman, Tommy Lee Jones, Al Pacino, Clint Eastwood, Sean Connery, Burt Reynolds, Robert Duvall, Arnold Schwarzenegger, Christopher Walken e almeno altri sei attori, che declinarono l’offerta, perplessi per il tono cupo della vicenda e le riflessioni sulla libertà e la morte che avevano affascinato Scorsese.
"Blade Runner", il trailer del capolavoro di Ridley Scott
Per quanto possa apparire incredibile, Harrison Ford ha rappresentato la diciottesima scelta: reduce dai trionfi di Guerre stellari e Indiana Jones, la star era alla ricerca di un ruolo drammatico, ma non andò d’accordo con Scott sin dal primo giorno, e ancora adesso nega l’idea che il suo personaggio sia un replicante, come invece ha dichiarato il regista. Era abituato alle indicazioni di Coppola, Lucas e Spielberg, che lavoravano sulla psicologia dei personaggi, mentre Scott sembrava interessato soprattutto all’immagine del film, e aveva spiegato agli scenografi Laurence Paul e David Snyder e al direttore della fotografia Jordan Cronenweth di ispirarsi “al panorama di Hong Kong in un giorno di cattivo tempo”.
Il regista aveva mostrato ai collaboratori le creazioni visionarie di Moebius e il realismo malinconico de I nottambuli di Edward Hopper, ma non aveva detto a nessuno che l’immagine delle ciminiere che sputano vampate di fuoco con cui avrebbe iniziato il film era ispirata da Deserto rosso. Utilizzò alcune riprese aeree realizzate da Stanley Kubrick per Shining e prese il titolo Blade runner da un libro diAlan Nourse nel quale la definizione intende “una persona che vende strumenti chirurgici illegali”.
Il primo giorno di riprese arrivò la notizia che Dick aveva definito la sceneggiatura di Hampton Fancher e David Webb Peoples un incrocio tra “Philip Marlowe e le Stepford Wives”, ma poi, sollecitato dalla produzione, non fece altre dichiarazioni e morì prima dell’uscita del film, che nella versione originale durava quattro ore. Oggi è complicato valutare quale sia quella che aveva in mente Scott, dal momento che ne esistono sette, ma anche in quelle che lui ha rinnegato emerge una folgorante idea di futuro che ha cambiato per sempre il cinema di fantascienza e il nostro immaginario. Nella sconfinata megalopoli, che in origine era chiamata San Angeles, il futuro è immaginato per la prima volta come sporco e degradato, e le immagini notturne e piovose, accompagnate dalla musica di Vangelis, riescono a trascendere la matrice pubblicitaria che ha involgarito spesso il suo cinema, risultando il contraltare di un percorso esistenziale di personaggi che non accettano una vita costruita a tavolino e con una scadenza temporale prestabilita. È un mondo nel quale gli animali sono estinti, e i pochi che si vedono, come ad esempio un gufo, sono anch’essi replicanti, termine che non viene mai usato da Dick, che parla invece di androidi.
Il film costò cinque milioni più dei venti previsti nel budget e partì male al botteghino, mentre si diffondeva la leggenda della “maledizione”: tutte le aziende immortalate nel film sono andate in bancarotta subito dopo le riprese, a cominciare da Atari, Bell, Koss e Pan Am, o hanno avuto quell’anno gravissimi problemi finanziari, come la Coca-Cola. Quando il film è diventato di culto e ha cominciato a generare profitto, Scott ha dichiarato che “la resurrezione si deve all’avvento del linguaggio di Mtv” e al fatto che “a differenza di Dick, che aveva in mente un’opera esoterica, ho voluto fare soltanto un film di intrattenimento”.
Come sempre il cinema americano riesce a dare il meglio quando rinuncia agli intellettualismi e non ha paura di fare spettacolo, e milioni di fan considerano Blade runner un punto di riferimento, non solo sul piano dell’immagine: fu Rutger Hauer a riscrivere le battute finali del replicante, consegnando alla storia uno dei monologhi più evocativi e memorabili della storia del cinema «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...».