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Efa, il direttore Matthijs Wouter Knol: "Un club per conquistare i giovani d'Europa"

E' iniziato il viaggio del cinema europeo che si concluderà a Reykjavik, in Islanda, il 10 dicembre con la consegna degli Efa, in corsa. Il direttore dell'Academy europea ci racconta le novità

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Giorgio Bellocchio premiato per l’innovazione artistica, Pierfrancesco Favino in corsa come migliore attore, Piccolo corpo dell’esordiente Laura Samani e La marcia su Roma di Mark Cousin, produzione italiana. Questa la compagine del nostro paese agli European Film Awards che quest’anno come mai prima tentano di rinnovarsi e tornano in presenza facendo base a Reykjavik, in Islanda. La notte della cerimonia sarà il 10 dicembre. Abbiamo intervistato il direttore dell’European Film Academy, Matthijs Wouter Knol, già direttore dell’European Film Market della Berlinale.

Lei ha un rapporto di lungo corso con l’Italia, ha studiato un anno e mezzo da noi e ha dato una tesi sull’arte italiana dei primi del Novecento.
“Sì, ho studiato in Italia. È passato molto tempo, ma ho studiato in Italia per un anno e mezzo, a Roma. Non posso dire di conoscere profondamente il vostro paese, ma so che ci ho vissuto con molta felicità. E ci ho anche visto moltissimi film, è il ricordo più forte che ho e penso che il mio amore per il cinema sia iniziato in parte anche a Roma. Il film che mi è rimasto dentro, allora, fu La dolce vita, ma ora ammiro anche tanti autori contemporanei, da Paolo Sorrentino a Gianfranco Rossi fino a Matteo Garrone e Alice Rohrwacher, i pare che rappresentino il cinema italiano moderno, tra molti altri, ovviamente".

E quest'anno la European Film Academy renderà un importante omaggio a Marco Bellocchio.
“Voglio dire. Il fatto che Esterno notte abbia realizzato il format che ottiene il premio per la narrazione innovativa non dice solo qualcosa sul valore dell’opera, ma ci racconta di quanto il suo cinema fatto di film innovatori, provocatori, meravigliosi sia simbolo del grande cinema europeo, ispirazione mondiale”.

Come sta cambiando l’Accademia Europea? Lei è insediato da un anno.
“Ho iniziato in un periodo strano, la pandemia era un limite all’inizio. Ma confrontandoci con tante istituzioni europee, facendo tanti incontri abbiamo capito che era il momento di cambiare il modo di lavorare. Oltre alla cerimonia dei premi c’era molto tanto da fare, creare un progetto molto nuovo e molto più incentrato sull'inclusione del pubblico, delle persone che amano guardare i film europei. Abbiamo due grandi progetti in corso: il primo si chiama The Months of European Film, che in realtà inizia il 13 novembre, ed è a un mese prima degli European Film Awards. Facciamo proiezioni in tutta Europa, cosa che rende alle persone avere un contatto diretto col cinema europeo, respirare che accade qualcosa di nuovo, che vai in sala e puoi scoprire film europei e altrettanto puoi fare su una piattaforma. Per noi è importante perché vogliamo prenderne coscienza organizzando cerimonie di premiazione per un piccolo gruppo in Europa, ma anche coinvolgere un gruppo più largo”.

In che situazione si trova oggi il cinema europeo?
“La risposta cambia di paese in paese. Nel complesso la situazione non è molto buona. Per molto tempo il cinema europeo è stato realizzato e prodotto con molti soldi pubblici, ma il pubblico europeo ha difficoltà ad avere accesso a questi film europei. È difficile vedere  film italiani se non vivi in Italia e lo stesso vale per Spagna o in Svezia. L’unica vetrina sono i festival. E non dovremmo abituarci a questo. Uno dei motivi per cui la European Film Academy è stata fondata nel 1989 è stato proprio per rendere il cinema europeo più visibile, protetto, stimolato: ha bisogno di essere aiutato ad arrivare al cinema. E’ un peccato che molto non sia davvero migliorato negli ultimi 35 anni. E il mondo oggi è molto diverso rispetto alla fine degli anni Ottanta. Quindi penso che il compito della European Film Academy anche per i prossimi anni sia quello di trovare davvero un modo forte per riportare i film e il cinema europei all’attenzione delle persone. Ci vuole visibilità. Questo è il nostro scopo primario”.

L’Europa attraversa un momento difficile, avversata dai governi di destra, scossa dalla guerra. Lei è sempre sato attivista per l'uguaglianza di genere, la diversità, il razzismo. Qual è il ruolo del il cinema europeo in questo momento politico e sociale?
“Sì, penso che il cinema più che mai nel mondo in cui viviamo ci possa aiutare con la sua arma più potente che è creare empatia con gli altri, conoscerli e riconoscersi negli altri. Il cinema, più di ogni discorso e perfino più di qualsiasi libro o altre forme d’arte ha il potere di farci entrare nel mondo degli altri. Vedere film realizzati in Europa, raccontare il modo in cui viviamo è fondamentale e penso abbia un impatto sulle coscienze delle persone. Se guardiamo al mondo oggi, alla guerra in Ucraina, noto una grande disinformazione, tanti malintesi nei media, in  tv, sui social. Penso che il cinema possa davvero aggiungere qualcosa di profondo all’immagine del mondo che hanno le persone.  Penso che stimoli il dibattito, il confronto”.

Come pensate di coinvolgere il pubblico più giovane?
“Undici anni fa abbiamo iniziato il progetto Young Audience Award, 70 città di tutto il continente, 10mila giovani coinvolti per assegnare alcuni premi. E stiamo creando l’European Film Club, ragazzi nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni: un cineforum che consenta a gruppi online di guardare film europei e discuterne, senza il bisogno che ci sia un adulto a dire loro cosa c’è di speciale in quell’opera. Tra dieci anni avremo più giovani abituati a guardare film europei, che vogliamo poi convincersi a spostarsi dalla piattaforma alla sala”.

In che modo state progettando la cerimonia di dicembre?
“Quest’anno la cerimonia avrà un aspetto diverso e uno dei principali cambiamenti è che includeremo il pubblico europeo nella cerimonia. Abbiamo chiesto a gruppi di europei di guardare i film nominati a novembre e chiederemo loro di parlare di quei film, di esprimere la loro opinione. E renderemo visibili le opinioni degli amanti del cinema d'Europa durante la cerimonia degli Awards, collegandoli all'annuncio del vincitore. Quindi non saranno solo, diciamo, personaggi famosi sul palco a dire, beh, il vincitore è… sì, sarà un vento nuovo”.