Steven Spielberg chiede scusa per 'Lo squalo': "Colpa mia se sono stati sterminati"
di Massimo Basile
A quasi cinquant'anni dall'uscita del film, il regista "si pente" per aver alimentato la psicosi dei pescecani e averne favorito la caccia indiscriminata
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NEW YORK - Lo specchio di mare al largo dalla costa era magicamente blu fino all’estate del ’75, quando tutto è cambiato per sempre. E’ apparso un fiotto di colore rosso. Quello fu l’anno in cui sulla scena mondiale entrò Lo squalo di Steven Spielberg. Da allora milioni di persone hanno cominciato a immaginare fauci spuntare tra le bollicine, e pinne scivolare sul pelo dell’acqua e gambe mozzate attaccate a scarpe da tennis finire placidamente sul fondale.
Gli squali non erano più esotici pescecani, ma un concentrato di occhi, narici, bocche, solchi labiali, fessure branchiali, pinne, testa, tronco, coda. Un incubo alimentato ogni estate dalle notizie, rimbalzate da qualche angolo del mondo, che parlavano di ignari turisti aggrediti da uno squalo. A volte la storia di cronaca era relegata a una breve, ma per la persona incappata in quella disavventura era la notizia più importante della sua vita. E, spesso, l’ultima. Quasi cinquant’anni di nevrosi si devono a un anziano signore dai capelli bianchi, gli occhiali a goccia e il pizzo di barba bianca che gli incornicia il volto: Spielberg. Il regista icona di Hollywood, 76 anni, nato a Cincinnati, Ohio, ha chiesto scusa per le conseguenze del suo film. Non su di noi, ma sugli squali. Spielberg ha ammesso di sentirsi responsabile per la decimazione degli squali avviata nel quasi mezzo secolo seguito al lancio del suo film. “Temo ancora - ha confessato alla Bbc - che gli squali in qualche modo ce l’abbiano con me per aver scatenato i pescatori dopo il 1975”. “Sono davvero dispiaciuto”, ha aggiunto.
Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Nature, la popolazione mondiale dei pescecani si è ridotta del settanta per cento dal 1970. Nel 2013 gli studiosi hanno aggiunto un altro dato inquietante: ogni anno nel mondo vengono uccisi cento milioni di esemplari. Il rischio estinzione è molto alto e molto ravvicinato. Hollywood ha fatto la sua parte, e il film di Spielberg ne ha fatta molta, seguito poi da altre pellicole di genere, se si escludono quelle pastose e concilianti di Disney. Lo squalo è diventato per generazioni il simbolo del killer spietato dei mari. Uno studio dell’anno scorso ha riscontrato che nel 96 per cento dei film di pescecani, lo squalo era una minaccia. In tutto il mondo, nel 2021, sono morte undici persone. “Lo squalo è stato un punto di svolta - ha commentato al Washington Post Chris Lowe, direttore del laboratorio scientifico marino alla California State University - ha portato la gente a pensare in modo negativo riguardo gli squali, cosa che ha reso molto più facile dare loro la caccia in modo sproporzionato”.
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Per Spielberg quello del ’75 è stato il film condanna degli squali, ma anche della svolta della sua carriera: a 27 anni il regista aveva già girato altri lavori, ma è stato Lo squalo a dargli fama mondiale. La storia è ambientata in un borgo marinaro nel New England, braccato da un grande squalo bianco. Nei primi cinquantanove giorni dalla sua uscita, il film incassò cento milioni di dollari, un’enormità, più di quanto guadagnato dal primo episodio della saga del Padrino. La cattiva fama dei pescecani ha raggiunto vette impensabili, al punto che la zuppa di squalo era diventata non solo prelibatezza, ma rito liberatorio perché celebrava la morte di un "killer".
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Negli ultimi vent’anni l’atteggiamento è cambiato. Lo squalo è visto come una specie da proteggere e nelle scuole se ne parla con serenità. Non tutti sanno che quando uno di loro ci attacca, non lo fa perché ci trovi un buon pasto, ma spesso perché sbaglia obiettivo. Ma non è il primo pensiero che uno farebbe se si trovasse in una situazione alla Spielberg, anche con tutto il giustificato rammarico del padre della moderna psicosi marina.