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Oscar 2023, Il no dell'Academy a Zelensky e tutte le polemiche di questa edizione

Per la seconda volta l'Academy dice no a una partecipazione del premiere Ucraino alla cerimonia. Tutt le polemiche pre-Oscar, dal caso di Andrea Riseborough alla questione asiatica
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Per il secondo anno l'Academy dice no a una apparizione video di Volodymyr Zelensky alla cerimonia degli Oscar. Il premier ucraino, che lo scorso febbraio è intervenuto durante la cerimonia di apertura della Berlinale, introdotto dall'amico Sean Penn, si è visto rifiutare uno spot virutale nella cerimonia di domenica notte su ABC. Mike Simplson ha fatto un appello per perorare l'intervento di Zelensky, ma l'Academy ha rifiutato e non ha voluto rilasciare commenti.  In questo momento i sondaggi rivelano che il sostegno degli americani a fornire assistenza all'Ucraina si è indebolito. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, Zelensky è apparso via satellite ai festival di Cannes  e Venezia, ai Grammy Awards, poi alla Berlinale. Simpson è stato coinvolto perché rappresenta Aaron Kaufman, che ha co-diretto con Penn il documentario su Zelensky “Superpower”, girato in Ucraina. Dietro il…

Per il secondo anno l'Academy dice no a una apparizione video di Volodymyr Zelensky alla cerimonia degli Oscar. Il premier ucraino, che lo scorso febbraio è intervenuto durante la cerimonia di apertura della Berlinale, introdotto dall'amico Sean Penn, si è visto rifiutare uno spot virutale nella cerimonia di domenica notte su ABC. Mike Simplson ha fatto un appello per perorare l'intervento di Zelensky, ma l'Academy ha rifiutato e non ha voluto rilasciare commenti.  In questo momento i sondaggi rivelano che il sostegno degli americani a fornire assistenza all'Ucraina si è indebolito. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, Zelensky è apparso via satellite ai festival di Cannes  e Venezia, ai Grammy Awards, poi alla Berlinale. Simpson è stato coinvolto perché rappresenta Aaron Kaufman, che ha co-diretto con Penn il documentario su Zelensky “Superpower”, girato in Ucraina. Dietro il rifiuto, non commentato, Variety fa due ipotesi: il timore che l'attenzione di Hollywood sull'Ucraina sia legato al fatto che sono coinvolte persone bianche, mentre  sono sempre state ignorate le guerre nel mondo che hanno un impatto sulle persone di colore, o semplicemente che la cerimonia - che storicamente è anche un pulpito di intervento politico e prese di posizione -  debba essere invece più  concentrata sul mondo del cinema.rreee

 

Dall'annuncio sbagliato del film vincitore (La La Land al posto di Moonlight) al ceffone di Will Smith, la cerimonia dell'Academy continua a far parlare di sé sgretolando pezzo a pezzo la sua credibilità e capacità di gestione degli imprevisti. Quest'anno si è già palesato l'elefante nella stanza, che ha gli esili tratti di Andrea Riseborough, salita alla ribalta il 24 gennaio nominata per l'Oscar come migliore attrice insieme a Cate Blanchett, Michelle Williams, Ana de Armas e Michelle Yeoh. Nessuna previsione, nessuna copertina, un incasso di 27.322 del film al botteghino. Il risultato è stato ottenuto da un piccolo esercito di star del cinema che aveva sostenuto Riseborough. Charlize Theron, Jennifer Aniston, Sarah Paulson e Gwyneth Paltrow hanno ospitato le proiezioni. Un'altra ventina di pezzi grossi sono partiti con il sostegno social, utilizzando però frasi complimentose sempre uguali. Con l'esclusione di Viola Davis (The Woman King) e Danielle Deadwyler (Till) si è creata l'idea che un gruppo di attori avesse fatto una campagna per conto di un'attrice bianca, portando all'esclusione delle attrici nere.

 

Le grandi manovre per arrivare agli Oscar

Il regolamento vieta il lobbismo diretto, c'è stata un'indagine, ma la candidatura è rimasta. La questione ha scoperchiato però qualcosa di cui si conosceva l'esistenza, ma non certo così nel dettaglio: cioè le grandi manovre che portano ai premi, campagne costosissime, alleanze e pezzi da novanta che scendono in campo. Ne sanno qualcosa anche i nostri candidati al film in lingua originale, che troppo spesso si ritrovano a fare promozione schiacciati da rivali che hanno distribuzioni più potenti. Hai voglia a parlare di buste sigillate consegnate tramite valigette ammanettate, i voti sono il risultato di un processo complesso, con strategie di guerra gestite da agguerriti uffici stampa. Un lavoro che inizia anche un anno prima dei premi, a volte prima ancora di battere il primo ciak. Si punta sui festival vetrina, si crea una squadra dedicata e si pianificano le tappe della campagna. Va detto che l'elettorato degli Oscar è un organo elettorale di circa 10.000 colleghi del settore, che è quasi il doppio di quello che era prima della controversia #OscarsSoWhite iniziata nel 2015.

I favoriti per il miglior film

La corsa è divisa in prima e dopo le candidature, in base alle quali devi realizzare una narrazione specifica, a volte creata a tavolino. Ad esempio: Top Gun: Maverick ha salvato il mondo del cinema con i suoi quasi 1,5 miliardi di dollari al botteghino. Everything everywhere All at once è l'esuberante gioco di fantascienza che ha creato opportunità agli attori asiatici americani: Michelle Yeoh potrebbe essere la prima asiatica a vincere come protagonista, mentre la meravigliosa Jamie Lee Curtis non è mai stata nominata. Niente di nuovo sul fronte occidentale è il più grande film contro la guerra di sempre. Spielberg non vince un Oscar dal '94 e con The Fabelmans ha consegnato il suo film più personale, Tár se vuoi andare con la scelta unanime della critica, e non si può non commuoversi di fronte all'interpretazione di Brendan Fraser nel suo ritorno, anche se la critica ha accolto The Whale piuttosto freddamente. C'è anche la guerra senza esclusione di colpi che riguardano i rivali, ovviamente.

La questione asiatica

La questione asiatica non riguarda solo Michelle Yeoh. Per la prima volta nella storia degli Oscar quattro attori asiatici hanno ricevuto nomination in un solo anno. Sono stati nominati un gran numero di artisti asiatici e di origini asiatiche: registi, sceneggiatori e musicisti, esperti in animazione, costumi e trucco. Tra i contendenti ci sono l'autore premio Nobel Kazuo Ishiguro (candidato per la sceneggiatura non originale di Living di Oliver Hermanus, remake del film Vivere di Akira Kurosawa ) e Domee Shi, la prima donna a dirigere un cortometraggio per la Pixar (Bao del 2018, che ha vinto un Oscar) o ora in gara per miglior film d'animazione con Red, il doc indiano All that breathes e le musica dell'action bollywoodiano Rrr.

(afp)

Chris Rock, la replica un anno dopo lo schiaffo di Will Smith

Altro convitato di pietra agli Oscar quest'anno è Will Smith, ufficialmente bandito dalla cerimonia per dieci anni. Ma di certo l'ombra del suo schiaffo aleggerà sulla serata e qualche riferimento non mancherà. Si è già portato avanti Chris Rock, che dopo un anno di silenzio alla vigilia della serata ha replicato, con modi e toni sinceramente non memorabili. Lo fa in Selective Outrage, arrivato su Netflix il 4 marzo. "Certo che mi ha fatto male, ma non mi sono lamentato. Ho incassato il colpo come il miglior Pacquiao (pugile filippino, ndr). Non mi vedrete mai piagnucolare da Oprah o robe del genere". Ha poi insultato pesantemente Will Smith e sua moglie, Jada Pinkett Smith, parlando delle sue scappatelle extra coniugali: "Will Smith ha scelto di prendersela con me, ma io non c'entravo nulla. Tutti sanno quello che è veramente successo. La moglie si scopava l'amico del figlio. In altri casi non parlerei di queste situazioni, ma si sono comportati come delle merde nei miei confronti. Lei gli ha fatto del male, non io. Tutti gli sono andati contro, gli hanno dato dello stronzo, ma Smith ha deciso di prendersela con una persona più fragile che sapeva di poter battere". Non c'è che da sperare nel nuovo tema di gestione della crisi deciso dal Ceo dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, Bill Kramer, ha confermato in un'intervista alla rivista Time che l'organizzazione ha implementato un nuovo "team di gestione delle crisì che debutterà agli Oscar 2023 al fine di affrontare rapidamente qualsiasi potenziale emergenza in tempo reale".

(afp)

La politica sul red carpet

La politica è spesso protagonista della serata, in varie forme. Fino all'ultimo non si saprà se anche quest'anno il presidente Ucraino Zelensky interverrà in video come ha fatto in molti festival, da Cannes a Berlino. Lo scorso anno all'Academy ci fu solo l'iniziativa di un minuto di silenzio dedicata alla guerra. C'è anche la polemica che riguarda l'attore hongkonghese Donnie Yen, previsto come uno dei presentatori. In una lettera di alcuni attivisti con oltre 60mila firme si denuncia il sostegno di Yen alla legge sulla sicurezza imposta da Pechino a Hong Kong tre anni fa e il fatto di aver chiamato i manifestanti che scesero in strada nel 2019 dei "rivoltosi". Non è un segreto la vicinanza di Yen al partito: a gennaio è infatti diventato un delegato della Conferenza consultiva come rappresentante del settore artistico e culturale di Hong Kong. Yen è uno dei protagonisti dell'ultimo John Wick con Keanu Reeves.

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Film d'autore e blockbuster

D'arte e di cassetta. La crisi delle sale nel dopo pandemia penalizza i film d'autore più del grande spettacolo. Film come Tár, The Fabelmans, She Said, Empire of Light non sono riusciti a lasciare una traccia al botteghino, pur lodati, non tutti, dalla critica. A guardare l'elenco dei candidati al miglior film spiccano film da grande incasso e grande intrattenimento: Everything Everywhere All at once, Top Gun: Maverick e Avatar: La via dell'acqua. Forse bisogna rassegnarsi, per questi film, a un futuro da divano, ma il rischio è che, conti alla mano, i produttori decidano pian piano di non produrli più. Bisogna capire quanto Hollywood sia disposta a investire nella sua tradizione, nel suo vanto di essere non solo business ma scoperta e bandiera e anche sguardo verso il futuro.