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Indiana Jones non è 007: senza Harrison Ford non esiste l’archeostar

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In anteprima a Cannes e in sala a giugno il quinto capitolo della saga con l’attore ottantenne
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La domanda che ci poniamo oggi, nel 2023, è: saremmo disposti a vedere un altro attore al posto di Harrison Ford nel ruolo di Indiana Jones? Probabilmente la risposta è "no". E del resto lo stesso Ford ci ha anticipati: quando il nuovo film - Indiana Jones e il quadrante del destino, in arrivo a Cannes - era in preparazione, l'attore rilasciò una dichiarazione inequivocabile: "When I'm gone, he's gone". Quando me ne andrò io, se ne andrà anche lui. Fine delle chiacchiere.


Ma proviamo a trasferirci idealmente nel 25 ottobre del 2002. Sono già usciti due film della saga di Harry Potter e la domanda è: saremmo disposti a vedere un altro attore al posto di Richard Harris nel ruolo di Albus Silente? La risposta, di nuovo, è "no". Solo che quel 25 ottobre Richard Harris muore e per il terzo film, Il prigioniero di Azkaban, viene…

La domanda che ci poniamo oggi, nel 2023, è: saremmo disposti a vedere un altro attore al posto di Harrison Ford nel ruolo di Indiana Jones? Probabilmente la risposta è "no". E del resto lo stesso Ford ci ha anticipati: quando il nuovo film - Indiana Jones e il quadrante del destino, in arrivo a Cannes - era in preparazione, l'attore rilasciò una dichiarazione inequivocabile: "When I'm gone, he's gone". Quando me ne andrò io, se ne andrà anche lui. Fine delle chiacchiere.


Ma proviamo a trasferirci idealmente nel 25 ottobre del 2002. Sono già usciti due film della saga di Harry Potter e la domanda è: saremmo disposti a vedere un altro attore al posto di Richard Harris nel ruolo di Albus Silente? La risposta, di nuovo, è "no". Solo che quel 25 ottobre Richard Harris muore e per il terzo film, Il prigioniero di Azkaban, viene ingaggiato Michael Gambon che diventa Albus Silente senza dire né "ah", né "bah". E tanti spettatori (grazie anche al trucco, alla barba, insomma alla maschera del mago preside di Hogwarts) manco se ne accorgono.


E allora continuiamo il viaggio nel tempo. Andiamo nel 1968 (anno divertente, dai). Sono già usciti cinque film della saga di 007 e Sean Connery s'è stufato. I mitici e famigerati produttori Saltzman & Broccoli fanno buon viso e provinano praticamente tutti gli attori anglofoni fra i 20 e i 90 anni. Alla fine scelgono un fotomodello australiano che non ha mai fatto un film in vita sua, George Lazenby. Il film - che esce nel '69 - è Agente 007 al servizio segreto di sua maestà ed è uno dei più belli della serie. Il regista Peter Hunt fa le capriole affinché nei primi dieci minuti la faccia di Lazenby non si veda mai. 007 guida, salta, spara, fa a botte: tutto in controluce, al buio, inquadrato di spalle o dal mento in giù. Poi, quando dice la famosa frase "Il mio nome è Bond, James Bond", ecco finalmente un primo piano: vediamo il nuovo attore e siamo contenti così. Il film andò benissimo. E checché vi abbiano raccontato, fu Lazenby a non voler continuare: mollò Saltzman & Broccoli dando via libera prima al ritorno di Connery (per un solo film), poi a Roger Moore e a tutti gli altri.


Questo per dire che siamo felicissimi che l'ottantenne Harrison Ford torni a combattere i nazisti che si sono infiltrati nel programma spaziale Usa negli anni 60 (questa è, più o meno, la trama del nuovo film). Ma al suo posto non ci sbilanceremmo. Indy, come tutta la saga di Star Wars, ormai è proprietà Disney: e se quelli vorranno fare altri cento film nei prossimi cento anni, troveranno un sostituto. O cloneranno Ford digitalmente, come hanno fatto con Mark Hamill/Luke Skywalker nella saga tv Mandalorian. Ford si dia pace, diamoci tutti pace: Indiana Jones è come Topolino, possono disegnarlo tutti.