Maïwenn e Johnny Depp, il primo ciak del festival è con le star belle e dannate
dalla nostra inviata Arianna FinosCannes - Nella Versailles del cinema che è il Festival di Cannes aprono l'edizione 76, accolti dagli applausi sul tappeto rosso, due personaggi talentuosi e controversi, Maïwenn e Johnny Depp. In Jeanne du Barry l'attrice e regista francese consegna alla potente cortigiana una favola alla Pretty woman mentre affida il ruolo di Luigi XV al re dei divi "maledetti" Depp. È anche questo un segno del nuovo corso, "il film ci è piaciuto, Maïwenn avrebbe potuto essere l'ottava cineasta in gara. Su Depp non ci sono impedimenti legali, lo giudico solo come attore", così il delegato Thierry Frémaux. Per Maïwenn quella di Depp è stata una scelta ovvia. "Ho scritto per tre anni per un attore francese, che ha rifiutato di leggere il copione, un altro ha detto sì poi no, motivi di salute. Faccio una lista dei sogni, in cima c'è Depp. Ci incontriamo due settimane dopo a Londra, accetta&quo…
Cannes - Nella Versailles del cinema che è il Festival di Cannes aprono l'edizione 76, accolti dagli applausi sul tappeto rosso, due personaggi talentuosi e controversi, Maïwenn e Johnny Depp. In Jeanne du Barry l'attrice e regista francese consegna alla potente cortigiana una favola alla Pretty woman mentre affida il ruolo di Luigi XV al re dei divi "maledetti" Depp. È anche questo un segno del nuovo corso, "il film ci è piaciuto, Maïwenn avrebbe potuto essere l'ottava cineasta in gara. Su Depp non ci sono impedimenti legali, lo giudico solo come attore", così il delegato Thierry Frémaux. Per Maïwenn quella di Depp è stata una scelta ovvia. "Ho scritto per tre anni per un attore francese, che ha rifiutato di leggere il copione, un altro ha detto sì poi no, motivi di salute. Faccio una lista dei sogni, in cima c'è Depp. Ci incontriamo due settimane dopo a Londra, accetta". Il divo racconta il loro incontro: "Resto incuriosito dalla folle proposta. Vedo i film di Maïwenn, leggo il copione, mi documento. Di persona è come incontrare un'anima gemella, forte e pronta alla battaglia". Si prepara sul re "più che sulla grande storia, su aneddoti quotidiani, i gusti, gli obblighi del protocollo: è libero di essere sé stesso solo con Jeanne, lei è il suo ignoto".
Depp ha studiato il francese d'epoca, "ho approfondito l'accento con un ottimo insegnante". Di fronte al risultato c'è chi ha storto il naso, per Libération l'attore "parla come fosse dal logopedista" ma nel film l'interpretazione è affidata a sguardi e mimica: "Ho incontrato nella vita uomini che non hanno bisogno di aprire bocca per esprimere il potere. Ho attinto ai miei eroi cinematografici, le star del muto, Lon Chaney, Buster Keaton Charlie Chaplin. E Marlon Brando, con il suo linguaggio del corpo unico". Non sono mancate le tensioni sul set. La versione di lei: "Da divo americano metteva al centro il suo punto di vista, ma in Europa è la visione del regista che conta", e "si era risentito perché gli avevamo bussato mentre era nel reparto guardaroba, da noi è normale". La versione di lui: "Sul set c'è poco tempo, capisco la riluttanza da parte sua ad accogliere alcune mie proposte. Ma ogni volta ho insistito. Non dico che le mie ispirazioni fossero tutte buone, ma almeno aveva una scelta".
Tra il progetto, il set e ora il Festival, ci sono stati per lui il processo ultra mediatico contro Amber Heard, accuse reciproche di violenza domestica e diffamazione, per Maïwenn la denuncia depositata a marzo del giornalista del sito Mediapart, Edwy Plenel: gli avrebbe tirato i capelli e mimato il gesto di sputargli in viso in un ristorante (per via dell'inchiesta per molestie sull'ex marito Luc Besson). Il "ritorno del re" Depp, che ha incassato 10 milioni di dollari dalle cause, firmato un contratto da 20 per un profumo, è stato accompagnato da migliaia di commenti nella corte social, ma anche dall'hashtag creato da Eve Barlowe, amica di Heard: #Cannesyounot. Al centro della bufera un'opera piuttosto classica: "Mi ha ispirato la du Barry di Asia Argento nella Maria Antonietta di Sofia Coppola: una magnifica perdente, la cui vita somiglia alla mia". Maïwenn ha rinnegato il cognome, accusando di abusi i genitori. A 16 anni ha dato alla luce la figlia del marito Besson, a venti lui l'ha lasciata per Milla Jovovich, sul set de Il quinto elemento. Lei è ingrassata decine di chili per il dolore, ma è stata capace di reinventarsi. Ha un valore catartico, per la regista, il film da 20 milioni di dollari sulla favorita di Luigi XV: una madre senza scrupoli, un amante che la introduce in una Versailles turbata dal suo passato di prostituta, che fa innamorare e s'innamora del re, alla morte di lui viene messa in convento, poi ghigliottinata dai rivoluzionari. Non una scena erotica, i momenti leggeri affidati ai suoi problemi con l'etichetta della Reggia: "Volevo una favola, ma c'è anche la ferocia degli uomini contro una donna che trova echi nel presente".