Michael Douglas a Cannes: "Io e Sharon Stone con 'Basic instinct' scandalizzammo i francesi"
dalla nostra inviata Chiara UgoliniUn'ora e mezza di aneddoti, racconti, riflessioni. Michael Douglas, all'indomani della consegna della sua Palma d'oro al festival di Cannes, regala all'affollata platea della sala Buñuel una teoria di ricordi. Che partono dal rapporto con suo padre Kirk, ben tratteggiato nel documentario Michael Douglas, le fils prodige di Amine Mestari che racconta il percorso del divo nell'accettare la somiglianza con suo padre per affermare la sua differenza. "Quando ero un ragazzino mio padre faceva cinque o sei film all'anno e io da figlio glielo rimproveravo, più di una volta anche nelle interviste all'inizio della mia carriera gliel'ho rinfacciato perché non avevo tutta l'attenzione che avrei voluto. Oggi che sono padre mi guardo indietro e dico: 'non è stato per niente male come papà'. Mi manca ogni giorno di più".
Uscì Sindrome cinese, pochi giorni dopo un incidente vero in una centra…
Un'ora e mezza di aneddoti, racconti, riflessioni. Michael Douglas, all'indomani della consegna della sua Palma d'oro al festival di Cannes, regala all'affollata platea della sala Buñuel una teoria di ricordi. Che partono dal rapporto con suo padre Kirk, ben tratteggiato nel documentario Michael Douglas, le fils prodige di Amine Mestari che racconta il percorso del divo nell'accettare la somiglianza con suo padre per affermare la sua differenza. "Quando ero un ragazzino mio padre faceva cinque o sei film all'anno e io da figlio glielo rimproveravo, più di una volta anche nelle interviste all'inizio della mia carriera gliel'ho rinfacciato perché non avevo tutta l'attenzione che avrei voluto. Oggi che sono padre mi guardo indietro e dico: 'non è stato per niente male come papà'. Mi manca ogni giorno di più".
Uscì Sindrome cinese, pochi giorni dopo un incidente vero in una centrale nucleare
Del festival di Cannes Douglas ha bei ricordi. "Mio padre e sua moglie Anne si sono conosciuti qui al festival, lei era una pubblicista, si sono innamorati. Nonostante i miei genitori abbiano divorziato quando ero piccolo sono andati sempre d'accordo, mio padre si è risposato, mia madre pure e uscivano insieme in quattro anche senza noi figli. Qui a Cannes sono venuto la prima volta per Sindrome cinese, con cui Jack Lemmon ha vinto il premio per il miglior attore, un film sul quale siamo stati molto attaccati perché era contro l'energia nucleare e poi tredici giorni dopo l'uscita del film c'è stato un incidente in una centrale nucleare in Pennsylvania che praticamente era la stessa raccontata nel film. Io prima di fare il film non ne sapevo niente di queste questioni, mi sembrava solo un horror tra un uomo e una macchina, poi ho preso consapevolezza, è stata come un'epifania. Per anni sono stato contro l'energia nucleare, oggi - con i problemi del surriscaldamento climatico - le mie idee sono cambiate".
Con Sharon Stone scandalizzammo Cannes
Nel 2013 a Cannes è stato presentato anche Dietro i candelabri che racconta la storia d'amore tra il pianista Liberace e il veterinario Scott Thorson interpretato da Matt Damon. "Anche di quello ho bei ricordi - dice Douglas - ma ci fu una controversia perché il film era per la Hbo e qui in Francia uscì al cinema. Ero in corsa per la Palma d'oro ma poi il fatto che fosse per la tv ha creato dei problemi". Il film vinse poi un Emmy e un Golden Globe. Nel 1992 era stata la volta di Basic instinct sulla Croisette: "Ricordo che scandalizzammo i francesi. Persino per la Francia vedere quelle scene di sesso su grande schermo al Palais era troppo. Noi pensavamo che qui nessuno ci avrebbe fatto troppo caso, in fondo siamo in Francia, e invece ogni moglie francese poi ha trascinato il marito in sala".
Sharon Stone e la scena cult di 'Basic Instinct' tra ironia e sensualità
Di quel film Douglas racconta altri aneddoti. "Ai provini Paul (Verhoeven, il regista ndr) a ogni attrice che provinava diceva 'ci saranno tante, tante scene di nudo, tanta nudità' e quelle scappavano. Io dicevo 'Paul non dirlo così, non è proprio necessario'. Poi è arrivata Sharon Stone ed è stata magnifica, prima di quello che c'è oggi: l'intimate coach. Io sono molto orgoglioso che tutte le donne che hanno recitato con me hanno avuto dei bei momenti cinematografici... Sharon Stone, Glenn Close in Attrazione fatale, Demi Moore in Rivelazioni, Jeanne Trippelhorne in Istinto di base".
Per le scene d'amore è una coreografia come in quelle di combattimento
"Le scene di sesso è tutta una questione di riprese, come pure nella sequenza di lotta. Si tratta di impostare una coreografia, è importante che tutti sappiamo quello che sta per accadere. 'Metterò una mano qui e poi là e poi ti darò un bacio...' e se le cose vanno bene vuol dire che sono ben coreografate". Douglas racconta anche dell'imbarazzo che si è creato sul set con Matt Damon: "Steven Soderbergh ha messo la macchina da presa, Matt Damon è arrivato alle mie spalle, abbiamo girato la scena, poi Steven ha detto 'Bene, nessuna osservazione'". Ma al di là delle sequenze a letto il film è stata una grande opportunità per l'attore che era reduce da un cancro alla gola e alla bocca: "Sono riuscito a uscirne dopo diversi cicli di chemio, se fossi stato costretto a fare un intervento sarebbe stata la fine della mia carriera, perché non avrei più potuto parlare. Credevo che non avrei fatto più niente e poi è arrivata la parte di Liberace. Sono stato così felice con Matt Damon che interpretava il mio innamorato. Però lui è venuto da me 'dobbiamo rimandare la lavorazione, devo fare un altro film prima' e anche Soderbergh mi ha detto che dovevamo rinviare ma invece era tutta una scusa, non volevano dirmi che ero un scheletro che camminava, mi hanno dato un anno per riprendermi. Non lo dimenticherò".
I pazzi di Nicholson e quella pausa pranzo
Ancora aneddoti da vari set. Qualcuno volò sul nido del cuculo fu il suo primo film da produttore e gli fece vincere l'Oscar. I diritti del libro erano di suo padre che aveva portato lo show a Broadway ma non era riuscito a farne un film. Michael aveva 29 anni, aveva lavorato per quattro anni nella serie Le strade di San Francisco, capì che era in grado di gestire un set. "Io volevo girare il film in un vero ospedale psichiatrico mentre il nostro direttore della fotografia insisteva: 'perché non lo facciamo in studio? È tutto più facile, gestiamo le luci', ma io nella mia innocenza dissi 'voglio quell'ambiente'. Fui fortunato perché il medico dell’ospedale ci diede totale supporto, gli attori per le settimane di prova hanno fatto la terapia con i veri pazienti. Jack Nicholson è arrivato dopo gli altri perché era impegnato su un altro set, primo giorno di riprese, finisce la sequenza, è ora del pranzo. Jack si guarda attorno e se ne va scocciato... io lo inseguo gli chiedo 'Jack cosa c'è che non va?' E lui: 'Ma non è possibile, ma chi sono questi? Non si fermano nemmeno in pausa pranzo, non mangiano con noi, non escono mai dal personaggio?' Non aveva capito che erano i pazienti".
La guerra dei Roses e il lampadario di Kathleen Turner
"Danny DeVito è uno dei miei più grandi amici, eravamo compagni di stanza a New York all'inizio della nostra carriera - ha raccontato Douglas - quando mi ha chiesto di leggere la sceneggiatura de La guerra dei Roses l'ho trovata divertentissima, mi ha chiesto cosa ne pensavo, dicevo 'bello, bello ma non può finire che si ammazzano'... lui rideva. Lui è così, alla fine delle riprese ha fatto un terribile scherzo a Kathleen, ricorda la scena del lampadario? Era piuttosto complicata, montano tutto, Kathleen è là appesa e lui 'pausa pranzo, andiamo tutti a mangiare...' Solo dopo un bel po' l'ha tirata giù".